Quattro chiacchiere con...

Quattro chiacchiere con… Zoltar!

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Chi gioca a DnD in Italia e nel mondo non può non conoscere il Sage Advice, il saggio consiglio del mago Zoltar, il nome d’arte di Christian Bellomo, che da anni raccoglie tutti i tweet degli sviluppatori del “Gioco di ruolo più famoso del mondo” per chiarire regole e situazioni. Ma il buon Zoltar non è solo questo, è anche un divulgatore e un animatore amorevole dell’hobby nel nostro Paese, e quando c’erano ancora i tavoli fisici non era strano trovarlo a fare il master in qualche shot durante una CON. Zoltar come chi vi scrive, collabora con IoGioco, la rivista di riferimento del gioco da tavolo (in tutti i suoi aspetti) in Italia e con il portale Tom’s Hardware: immancabile punto di riferimento le Zoltar News una volta al mese ospite di Casa Kilamdil. Ma chi è Zoltar e come ha fatto a diventare “Zoltar”? Gliel’ho chiesto, ed è uscita questa intervista. Buona lettura

Partiamo dalla coda: che ci fa Zoltar alla Scuola Holden di Torino? 

Sono docente del corso “Gioco di ruolo: narrare è un gioco” della durata di 3 ore dove  racconto agli studenti il gioco più bello del mondo. Il GdR ha innumerevoli sfaccettature: scrivere una storia, saperla raccontare, gestire il tuo “pubblico”, l’improvvisazione, la fortuna, l’aspetto terapeutico… sono tutti elementi racchiusi in questo gioco che non è altro che semplice narrazione.

La “consacrazione” del gioco di ruolo anche in un ambiente così mainstream (dopo che – a onor del vero – la Holden si era già aperta al boardgame con Andrea Chiarvesio di Cmon) vuol dire che ormai è un fenomeno pop, che ne pensi?

È un fenomeno in espansione, specialmente in America dove il GdR è nato, ma andrei piano a definirlo mainstream, i numeri di vendite sono in crescita vertiginosa, ma se pensi che i giochi da tavolo in US fanno 350M$ il GdR fa 80M$.

In più di un’occasione ti ho sentito dire “ragazzi sbrigatevi che la moda passerà, avete ancora una decina d’anni poi cambia tutto”. E’ una predizione interessante, è la “Sindrome di Magic”?

Mi baso sui grandi fenomeni della nostra cultura POP/Nerd: il primo ciclo della Marvel  Avengers è durato circa 10 anni, come Il Signore degli Anelli durato qualcosina in più con l’Hobbit, Harry Potter 10 anni. Sono tutti esempi di quanto riesce a durare un fenomeno culturale.
D&D ha bisogno di creare radici forti, che non vuol dire creare una nuova edizione (che accontenterebbe solo i fan) ma che sia attraente alle prossime generazioni. Si sta muovendo con un nuovissimo team dedicato ai Kids che potrebbe portare nuova linfa, però si chiamerebbe sempre D&D, è un po’ come se ti chiedessi: “Andresti a vedere Iron Man 8?”, il nerd non vedrebbe l’ora (io abbomba) ma il resto direbbe “Eccheppalle!” 

LEGGI ANCHE: Quanto è grande il business del “gioco intelligente”?

A proposito tu come vivesti quel fiume di carte che invasero tutti gli spazi di gioco per cui ancora oggi, nelle persone più lontane dall’ambiente, senti dire “Ma DnD è tipo Magic?”. Come sopravvivesti?

Ai tempi la presi malissimo quando seppi che Magic acquisì D&D, perché non sapevo in che acque assurde galleggiava. Poi mi informai, conobbi la storia dell’acquisizione, del gesto d’amore di Peter Adkinson verso il gioco che gli fece creare il suo storico gruppo di D&D: I Maghi della Costa, meglio conosciuti come i Wizards of the Coast.  

Torniamo alle opportunità: in effetti in questi pochi anni abbiamo visto un boom di tutto il settore tabletop, non solo i giochi di ruolo, con moltissimi giovani protagonisti, vere e proprie filiere editoriali. C’è ancora spazio? E’ già saturo? Troppi kickstarter? Che idea ti sei fatto?

Spazio ce n’è sempre per le idee che hanno gambe, ma continuo a pensare che bisogna lavorare sulla divulgazione, su chi non conosce nulla a riguardo.
Dopo 100 kickstarter sullo stesso pubblico o che mira a una sola parte di pubblico già attivo inaridisce la disponibilità economiche e del tempo degli appassionati. Sembra un discorso banale, ma non lo è per un mondo che per decenni se l’è raccontata tra sé e sé.

Oltre a dare la risposta a tutte le domande (altro che Xanatar, la Hasbro doveva fare la Zoltar’s Guide to Everything…) dei giocatori, tu ormai sei un playtester ufficiale di Hasbro/WotC, e conosci spesso in anteprima tante delle sorprese del mondo di DnD. Come è successo che dalla “periferia dell’impero” arrivassi alla corte di Seattle? Raccontaci i tuoi viaggi e i tuoi incontri americani…

Urca! Hai detto poco!
Tutto nasce dall’idea di creare sageadvice.eu un sito che raccoglie e cataloga 18mila domande e risposte dei designer su D&D. Venne riconosciuto dalla WotC come uno strumento utilissimo per i giocatori di tutto il mondo.
Poi conobbi di persona Jeremy Crawford a Lucca, che capì di aver davanti una qualcuno di cui fidarsi, un amico, e così quando andai in America alla GameholeCon, la cosa si è ripetuta con tutti gli altri “attori” del mondo di D&D, da Matt Mercer a Chris Perkins fino a Satine Phoenix che era curiosissima di conoscere la fantomatica figura che stava dietro a quel sito che aiutava la nostra community di D&D.
È stato un bellissimo gioco di relazioni, d’altronde questo mondo è abbastanza piccolo e così mi hanno contattato per fare il DM per 5 giorni nel castello in Francia, partecipare all’evento ufficiale di D&D con Satine, Nicola e TJ Storm, o la suggestiva sessione per Netflix/Asmodee/Mondadori per Stranger Things davanti al Duomo di Milano o giocare a Beverly Hills con il mio amico Joe Manganiello.

Purtroppo a Seattle alla WotC non sono ancora stato!

Qui Zoltar istruisce sulle regole della Lotta un giovane player alle prime armi…

Quante campagne stai giocando in questo periodo?

La campagna basata su Baldur’s Gate:Descent into Avernus e poi tante brevi avventure che mi permettono di capire nuovi sistemi di gioco. Ammetto che non cerco di fare sessioni tutti i giorni, mi piace variare: devo gestire Sageadvice, ho un lavoro come pubblicitario che è quello che mi da mangiare, preparare la live su Tom’s Hardware, playtestare i prodotti di D&D, scrivere per ioGioco e ovviamente rispondere anche a queste interviste.

Qual è l’edizione di DnD che preferisci?

L’ultima uscita, che in questo momento è la 5e, ma se uscirà la 9e probabilmente la preferirò perché non è questione di edizione ma di segno dei tempi: ogni edizione ha un suo motivo di esistere in un certo periodo storico e io solitamente cerco di stare al passo coi tempi. Per fugare ogni dubbio quando uscì la 4e mi piacque perché era sghemba ma rivoluzionaria e come dice Chris Perkins “Non sarebbe esistita la 5e se non ci fosse stata la 4e”

A cos’altro giochi e quale gioco ti ha colpito di più di quelli che hai provato?

Ammetto che non ho tempo per provare nuovi giochi. Trovare persone disposte a giocare nuovi sistemi, leggere un libro di regole, trovare gente disposta a giocarle… per me è un dispendio di energie che semplicemente non riesco più ad avere.

Che ne sarà delle fiere fisiche secondo te?

Sarà un lento ritorno, nonostante ci sia tanta voglia di ritornare alla normalità ed è innegabile che la spinta la daranno i ragazzi. 

Cosa farai quando il Covid finirà?

Il Covid è iniziato “Così, de botto, senza senso” ma non si può applicare lo stesso ragionamento alla sua fine, sarà una lenta discesa e io starò a vedere fino a quando mi sentirò sicuro e vaccinato.

Grazie Zoltar della tua pazienza, se passi da Roma ti invito a cena: Carbonara e partitina che ne pensi?

Possiamo fare i Carciofi alla Giudia? Ne vado matto!

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Lucandrea "Jarluc" Massaro

Con il nick di Jarluc lo trovate loggato qua e là sul web, è il boss di questo blog
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