Quattro chiacchiere con Chiara ed Elisa sui bimbi e il gioco in famiglia

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© Ivan Radic/Flickr CC 2.0

Sempre di più i prodotti ludici entrano nelle case degli italiani, non soltanto in quelle degli appassionati, gli hard gamers, ma in fasce di pubblico sempre più vaste, riconoscendo le virtù del gioco analogico, la capacità aggregatrice e quella di sviluppo di altre abilità. Tanti vogliono trovare poi il gioco migliore per i propri figli, destreggiandosi tra i mille titoli rivolti tanto all’infanzia quanto alla pre adoloscenza. Ogni età ha il suo gioco, ma come orientarsi? Molto opportunamente la casa editrice umbra dV Giochi ha intrapreso un percorso di divulgazione che inizierà proprio domani, mercoledì 23 settembre, sul web, ne avevamo dato conto qui. A parteciparvi, tra gli altri ospiti, due neuropsicologhe che hanno da tempo intrapreso un percorso di consiglio alle famiglie su questi temi, le dottoresse Chiara Dellatommasina ed Elisa Riboni, insieme portano avanti il progetto BeBicon. Ci ho fatto le mie solite quattro chiacchiere

Che cos’è il progetto BeBicon e come nasce?

BeBicon è un progetto social nato con il desiderio di divulgare informazioni sul tema dello sviluppo cognitivo, raggiungendo in modo semplice ma autorevole molte persone. Ci siamo rese conto che troppo spesso le informazioni scientifiche in questo ambito si trovano solo rivolgendosi ad uno specialista, troppo spesso visto con sospetto o comunque vi si accede quando si ha un problema ormai di difficile gestione. Al contrario i social hanno il potere di abbattere le barriere e di sentire più vicini anche i professionisti della salute!
BeBicon nasce dall’importanza che riveste il gioco nel tempo quotidiano del bambino, che oltre ad essere divertimento se proposto in modo funzionale permette di stimolare il proprio bambino nel raggiungimento della propria area di sviluppo prossimale e dunque non il 100% in assoluto ma il proprio 100%! Nessuna scuola per geni, ma solo gioco consapevole per i genitori….ovvero l’idea che se ben informato un genitore possa muoversi per promuovere le competenze del proprio bimbo.

Abbiamo iniziato a pensare a come tradurre in modo accessibile e social le nostre competenze lavorative da quando siamo diventate mamme, oltre che essere colleghe e amiche, poiché abbiamo toccato con mano quanto le nostre informazioni sullo sviluppo cognitivo dei bambini e sul gioco ci aiutassero nel risolvere i piccoli dubbi quotidiani come mamme e come ci permettessero con facilità di prevenire alcune difficoltà tipiche del bambino. Da qui, in mezzo alle tante ore lavorative, abbiamo deciso di ritagliare una parte del nostro tempo per aiutare i genitori ad essere più consapevoli su cos’è lo sviluppo, quali giochi possono supportarlo e come utilizzarli!

Come nasce la collaborazione con dV Giochi per i talk, di cosa si tratta?

dV Giochi è un’azienda che già conoscevamo poiché alcuni loro giochi da tavolo sono molto validi nel supportare lo sviluppo di alcune competenze cognitive. dV Giochi ci ha coinvolte come ospiti per partecipare a questa serie di talk in 5 puntate (il mercoledì sera alle 21.00) sul tema del gioco da tavolo come strumento di crescita cognitiva ed emotiva.

Quali sono le fasi più importanti per un bambino e come cambia il suo cervello nei primi mesi/anni?

Nei primi anni di vita il cervello dei bambini compie il suo maggior sviluppo cognitivo. Sono anni in cui il cervello crea milioni di connessioni cerebrali ogni secondo, poiché ogni cosa per i bambini rappresenta una nuova scoperta. Il fascino maggiore è legato al fatto che ciascuna di queste connessioni se non viene rinforzata nel tempo viene eliminata, questo fenomeno è detto pruning. Il modo per mantenere vive le connessioni cerebrali che si creano è quello di esporre il bambino agli stimoli in modo da rinforzare queste connessioni e renderle stabili.

Cosa possono fare i genitori per aiutare i loro piccoli a sviluppare il proprio potenziale?

E’ quindi chiaro come il ruolo del genitore sia centrale per sostenere lo sviluppo cerebrale del proprio bambino, sia dal punto di vista delle tappe di sviluppo che ogni bimbo raggiungerà ma anche delle capacità di regolazione delle emozioni e del comportamento.
Poiché con la sua interazione, di gioco ed emotiva, il genitore continua ad esporre il bambino agli stimoli. Se questo viene fatto con maggiore consapevolezza, semplicemente utilizzando alcune accortezze, tutto diviene più armonico e semplice.
Ricordiamoci che il genitore, se sostenuto ed informato, si sentirà più accolto, compreso e competente. Ed il benessere emotivo del genitore si traduce anche in benessere relazionale con il bambino.

Quali giochi per quali abilità mentali?

E’ molto difficile rispondere in poche righe a questa domanda, ma sicuramente possiamo dare alcuni spunti. Prima di tutto possiamo dire che in commercio esistono tantissimi giochi e rassicurare i genitori che è normalissimo sentirsi spaesati nell’offerta non sapendo cosa e a quale età proporre gli stimoli.
Sicuramente è importante sostenere la manipolazione fine dei più piccoli attraverso l’uso della pasta da modellare, la giusta impugnatura della penna ed ancora insegnare ai bambini a mantenere l’attenzione su un gioco proponendo, per esempio, i primi libri “cerca e trova”. E’ importante sostenere in generale le funzioni attentivo-esecutive mediante i giochi da tavolo in cui si può imparare il rispetto dei turni e delle regole, potenziale le capacità d’inibizione e di pianificazione e tanto altro fornendo ottime alternative agli schermi e ai videogames.
Non dimentichiamo la proposta di giochi che supportino le abilità di comprensione e la produzione verbale fondamentali anche per il percorso scolastico.

Quando iniziare?

Ricordiamoci che i bambini iniziano a “giocare” ed interagire con il mondo, e non più solo esclusivamente all’interno della diade genitore-bambino, a partire dai 3 mesi di vita circa. Da subito è quindi possibile proporre attività che lo aiutino al raggiungimento delle prime tappe motorie, sia lo stare seduti, ma anche ad afferrare gli oggetti. Anche la semplice palestrina, che tutti noi abbiamo in casa, se usata in modo differente può sostenere meglio l’acquisizione di queste tappe.
Ad ogni età poi corrisponde una proposta di giochi ed attività differenti.

Qual è il giusto equilibrio tra il gioco autonomo e solitario dei bambini e quello con i genitori?

Il giusto equilibrio è quello che dobbiamo riuscire a definire noi genitori, anche questa è una competenza da apprendere con gradualità. L’importante è che tutti all’interno della relazione ci si senta soddisfatti per il tempo che stiamo dedicando a noi stessi ed al gioco.
Inizialmente il gioco è per lo più volto all’esplorazione, che è apparentemente svolta in autonomia, ma alla comparsa del gioco simbolico e relazionale (attorno ai 2 anni) il gioco diviene sempre meno esplorativo e diventa un’esigenza per i bambini imparare ad organizzare un’attività. Ma da soli non sanno come farlo, hanno bisogno di poter apprendere attraverso l’osservazione; ecco perché improvvisamente i bambini iniziano a coinvolgerci nei giochi. Quando poi diventano più grandi e le capacità si affinano, ci sono momenti in cui ricercano spontaneamente il gioco in autonomia nel quale sono liberi di sperimentare e provare cose diverse ma anche risolvere situazioni problematiche che richiedono l’attivazione di diverse abilità cognitive. I genitori rappresentano una possibilità di accesso a nuove forme di gioco e possono poi cercare la giusta distanza per rendere autonomi i propri bambini.

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Lucandrea "Jarluc" Massaro

Con il nick di Jarluc lo trovate loggato qua e là sul web, è il boss di questo blog
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