Ma non ci sarà “troppo” DnD in giro?

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Mettiamo subito le mani avanti e precisiamo: io amo DnD. Facciamo inoltre una premessa precisa che eviti a qualcuno di fraintendere: non è la critica esplicita o implicita a nessuno.

Cominciamo.

Su Tom’s Hardware è uscito un articolo dal titolo “Giochi di ruolo italiani: i cinque migliori progetti Kickstarter al 2020” che è stato socializzato dal buon Mauro Longo (reduce da uno dei maggiori successi in questo campo con Brancalonia, ndr) che appunto chiedeva alla community se il successo dei KS italiani avessero stabilito un modello virtuoso e ben funzionante e se la community stessa approvasse. Un articolo simile era uscito proprio dopo il successo di Brancalonia a cura di Eugenio Lauro su Gioconomicon (che ovviamente all’epoca non poteva prevedere che il record del suddetto volume di Acheron Books sarebbe stato superato pochi mesi dopo da Mana Project Studio con Nightfell, attuale medaglia d’oro di fund rising ludico in Italia). E’ logico che giornalisti, autori, osservatori si domandino cosa succede, visto che c’è un fenomeno che pare resistere anche nella crisi più dura dell’economia mondiale. L’essenzialità del superfluo probabilmente.

Una osservazione che – mi pare – abbia fatto storcere il naso a qualcuno, che mi sono permesso di fare è che in quella “top 5” tre su cinque erano setting per la 5a edizione di DnD e che anche tra gli altri prodotti “fuori classifica” figurassero per lo più (non solo) prodotti riconducibili a quel filone. Nulla di male, ripetiamolo, ma forse – forse! – andiamo incontro ad un rischio saturazione o peggio una nuova edizione della “guerra dei cloni“.

Sia chiaro i prodotti di cui si parla nell’articolo sono sicuramente prodotti di altissima qualità (ma il giudizio va naturalmente sospeso perché nessuno al momento ha consegnato alcunché, fatto salvo Journey to Ragnarok, ma nella nuova Top5 dei prodotti più finanziati ci sono tutti manuali che devono ancora vedere la luce), e il timore della saturazione non va imputato a loro, ma al fatto che la relativa certezza per cui un prodotto per la 5a edizione può vedere facilmente toccare i 50-60mila euro di sostegno e toccare cifre ragguardevoli come i 242mila di Nightfell, rischia di inondare il mercato dello stesso identico gioco. Naturalmente chi vi scrive ritiene che il “sistema conti” (system matter), e che non sia minimamente vero che “con un gioco ci fai tutto”. Proprio perché penso che ci siano in Italia game designer di altissimo livello, che spesso infatti collaborano a livello internazionale con grande successo e continuità, penso che se tutti si mettono a cucinare lo stesso piatto va bene una volta, ma se tutta la community creativa si concentra a fare sempre la stessa pietanza il rischio di indigestione è oltremodo forte.

A riprova che in generale la 5a stia rischiando di saturare il mercato proprio mentre si discuteva di questo aspetto uscivano due notizie, la prima che alla GenConOnline è stato annunciato Midnight per la 5e (setting molto amato nato nell’ambito della 3a, dai toni molto cupi)

La seconda è quella un po’ più “disturbante” circa un KS per una ambientazione a tema Hellboy (quindi Modern) che giri per la quinta. La domanda per me è spontanea: non staremo esagerando? Siamo sicuri che sia il sistema giusto e che non si stiano semplicemente sfruttando commercialmente due IP molto amate?

E’ evidente che si potrebbe fare un discorso simile con i PBTA, sia chiaro, che ormai sono usciti dal circuito indie e li si trovano anche a supporto di IP importanti (penso a Root o a Kult per fare un paio di esempi). Anche qui (ribadiamolo), non è un problema, è il classico del mercato che cerca degli ambienti popolati in cui far girare il proprio prodotto, l’unica preoccupazione è che un filone – se troppo sfruttato – possa inaridire un settore, spingendo gli editori (ma soprattutto i designer) a standardizzare i prodotti. Che ne pensate?

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Lucandrea "Jarluc" Massaro

Con il nick di Jarluc lo trovate loggato qua e là sul web, è il boss di questo blog
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