Risiko o del pregiudizio

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Risiko è quel gioco che – con grande probabilità – chi legge questo blog possiede ma gioca raramente, o meglio che ha giocato per lungo tempo, magari da bambini/adolescenti e che poi ha dismesso a favore di giochi dal design più moderno. Io stesso non giocavo a Risiko da un paio d’anni prima di ieri sera quando mi sono affacciato per curiosità ad una serata di “Risiko parlato” del Risiko club di Roma, grazie al quale sono stato introdotto alla modalità di gioco da torneo con l’ultima edizione del gioco. E’ stata una piacevole sorpresa trovare un modo molto più profondo di affrontare un gioco che conosco piuttosto bene, confrontandomi con un tipo di partita diversa, molto ragionata, con tempi molto più serrati, e con opzioni strategiche diverse dalla versione casalinga alla quale ero abituato. Quasi contemporaneamente la notizia del nuovo campione italiano di Risiko, a Milano si è svolto il Torneo nazionale che ha incoronato il 52enne Tati Bavastrelli (palermitano di origine ma torinese di adozione) per la seconda volta (la prima nel lontano 1991). I casi della vita si potrebbe dire.

Ma perché racconto tutto questo? Certo, per parlare di un gioco che definire “classico” è riduttivo, un gioco che – si stima – è presente nelle case di almeno 10 milioni di italiani in una delle sue tante versioni, ma anche perché la notizia del “campione” è stata accolta dalla comunità dei giocatori italiani con un misto di ilarità e disprezzo tutto sommato incomprensibile. Io per primo non gioco a Risiko e coi “normaloni” magari me la tiro un po’ dall’alto di una settantina di giochi in scaffale, ma davvero si può dire che Risiko non sia una pietra miliare del gioco? Davvero si può disprezzare un gioco al punto da prendere in giro chi lo gioca e magari vince un premio? Mi tornano alla memoria le parole di uno che di giochi è esperto sul serio, come Spartaco Albertelli che in un post di qualche tempo fa ricordava:

Di tanto in tanto mi capita di leggere o di sentire qualcuno sostenere che un gioco ha delle meccaniche “vecchie”

Si tratta di un’affermazione che da un lato mi fa sorridere, ma dall’altro fa capire come il mondo del gioco da tavolo “moderno” poggi spesso e volentieri su divertenti preconcetti e su un sistema largamente autoreferenziale

Molti giocatori, anzi “gamer” perché un sistema autoreferenziale ha quasi sempre bisogno di crearsi una propria retorica che lo differenzi dal passato, parlano sulla base della propria esperienza personale e poichè la maggior parte ha vissuto in prima persona solo il recente boom del gioco da tavolo (sia benedetto, non fraintendetemi), tutta la loro conoscenza poggia su un arco temporale che, nei casi migliori, è di circa una ventina d’anni. Tutto quello che è successo prima viene normalmente condensato in quei pochi titoli, di solito Risiko e Monopoli, che già esistevano e continuano ad esistere sul mercato anche oggi.

Il risultato di questa sostanziale ignoranza del passato si traduce da un lato in affermazioni categoriche sulla vetustà di certe meccaniche e dall’altro nell’acquisto compulsivo di titoli che, in certi casi, altro non sono che proprio la furba riproposizione di meccaniche “di una volta”, ma opportunamente “rinfrescate”

Ecco facendomi forza di un parere così autorevole, fermo restando che ognuno gioca a quello che più gli aggrada, non si può denigrare nessuno per il gioco che fa, né accusare nessuno di ignoranza se gioca a questo o quel gioco, sono di solito le affermazioni apodittiche ad essere sospette: “se giochi a questo allora…” Ma chi siete la polizia del boardgame parente della polizia del GdR che se usi una house rule viene e ti picchia perché non hai giocato “secondo l’intenzione dell’autore”? Io gioco è mio e ci faccio il cazzo che mi pare. O no? Viviamo in una fase espansiva del gioco da tavolo, c’è spazio per tutte le esperienze, ci gasiamo per le ristampe de “L’Isola di Fuoco” (!) e qualcuno pontifica su uno dei 2-3 giochi più venduti in assoluto? Ma un po’ di umiltà signori miei, se avete problemi a difendere la Kamchatka è un problema vostro.

In fondo nessuno oggi dipinge come facevano i maestri del Rinascimento, ma nessuno direbbe che la Cappella Sistina non è un capolavoro. Mutatis mutandis, perché per il gioco dovrebbe essere tanto diverso? Riflettiamoci…

PS: qui nessuno discute delle lacune di design di Risiko e affini, sia chiaro…

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Lucandrea "Jarluc" Massaro

Con il nick di Jarluc lo trovate loggato qua e là sul web, è il boss di questo blog
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