I giochi di “politica” o il “grande gioco della Politica”?

La tematica dello scontro politico – il grande alter ego della guerra – non è tra i setting più usati: come mai?

«La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.» diceva Carl von Clausewitz nel suo trattato “Della Guerra”, una affermazione talmente vera che anche il mondo economico-politico, con le proprie dispute, sono la prosecuzione della guerra con altri mezzi, se così non fosse, generazioni di manager americani non avrebbero divorato l’altro grande trattato militare della storia antica: “L’arte della guerra” di Sun-Tzu. Di questa triade (politica-economia-guerra), solo quella strettamente militare è stata affrontata approfonditamente dal gioco da tavolo e dal gioco di ruolo. Certamente perché siamo tutti debitori dei primi wargame prussiani che hanno aperto prima agli ufficiali e poi un secolo dopo agli appassionati la possibilità di immaginarsi alla guida di cavalleria ed artiglieria, affrontare le insidie di un campo di battaglia. E’ chiaramente molto più facile simulare un conflitto con i carriarmatini di Risiko, che le speculazioni azionarie, e anche i giochi di potere nelle segreterie di partito o nei corridoi parlamentari sono difficili da simulare e rendere avvincenti, ma se un genio della scrittura come Aaron Sorkin ha potuto rendere appassionante la vita dello staff dell’Ala Ovest della Casa Bianca con una serie acclamatissima (ma poco conosciuta in Italia) come “The West Wing”, allora anche il mondo dei giochi può fare un salto in avanti, no?

Intendiamoci, non siamo all’anno zero dei giochi “a tema/ambientazione politico“, però sono oggettivamente pochi. Abbiamo il classicissimo (e spassoso) Quorum, un gioco italiano che risale ai primi anni ’90, ad opera della C.un.SA (Cooperativa un Sacco Alternativa, NdR). Alcuni degli autori sono divenuti “vacche sacre” del gioco da tavolo italiano: G. Accascina, M. Bardella, Massimo Casa, F. Di Jorio. Luca Giuliano, Stefano Giusti, Fabrizio Casa, Andrea Angiolino.

Facendo una rapida ricerca (anzi segnalatemi altri titoli sul tema!) ho trovato pochi giochi, tutti americani (e american) l’ultimo dei quali è The Primary sul meccanismo delle primarie americane, frutto di un Kickstarter di qualche mese fa e oggi già in vendita, un gioco da 1 a 5 giocatori della durata nominale di 45 minuti. Sembra carino ma non so quanta profondità ha.

Viceversa del genere contesa elettorale, in un ambientazione storica e molto curata nei materiali: 1960 The making of the President (gioco che ha anche una versione light ambientata nel 2008). Un gioco molto bello, una sfida a due con meccanismi che simulano anche i dibattiti presidenziali. Carte curatissime con eventi storici e foto dell’epoca. Durata media sulle due ore.

Sempre sul tema sfida a due, ma si passa dalla politica alla geopolitica c’è uno dei giochi più interessanti e più belli meccanicamente (e sempre della GMT) è Twilight Struggle, edito in Italia da Asmodee, simula 45 anni di guerra fredda tra USA e URSS.

Proseguendo sul tema della geopolitica c’è Diplomacy, un gioco che viaggia sui 65 d’anni di età, forse è il decano di questo tipo di giochi, giocato dallo stesso Kissinger per capirci, da intavolare possibilmente a “plancia piena”, cioè 7 giocatori e la serata libera vista la lunghezza. Un gioco totalmente basato sul bluff e sulla capacità di persuasione, non esiste minimamente la componente aleatoria.

Non possiamo almeno non accennare a 13 giorni, sulla crisi dei missili cubani, della Cranio Creations

Ci sono giochi come Secret Hitler (di cui abbiamo già parlato) o in alternativa The Resistance, che – al limite del party game – usano come ambientazione quella della politica.

Fin qui un assaggio di alcuni titoli, vecchi e nuovi, con diversi gradi di complessità e lunghezza o di accuratezza storica, tutti giochi da tavolo, giochi che personalmente trovo di grande interesse (alcuni non li ho ancora provati sia chiaro, ma essendo appassionato di politica, mi intrigano). Ma invece dal punto di vista del gioco di ruolo, a che punto siamo? Che io sappia non ce ne sono poi molti, chiaramente una componente politica è introducibile anche in D&D, chiaramente in Vampiri è parte stessa della narrazione, ma non sono centrali in sé. E’ possibile che non ci sia proprio interesse o è solo molto difficile? Tornando all’origine della domanda, ci sono molti political drama più o meno belli ma che sono entrati nell’immaginario collettivo, dal punto di vista dei seriali i più importanti sono: The West Wing, Spin City (umoristico, con Micheal J Fox), House of Cards (versione inglese e americana), Designated Survival. Se si può raccontare si può giocare, non credete? Ci aggiungiamo anche Il Trono di Spade naturalmente. Ma allora perché nessuno gioca alla politica? Io finora ho trovato solo questo: Comrades: A Revolutionary RPG (grazie ad una segnalazione di MorgenGabe) un kickstarter ancora aperto ma già totalmente finanziato. Si tratta di un PBTA in cui si potrà giocare con personaggi come il Soldato, lo Studente, il Propagandista, ed il Lavoratore, dove i “compagni imbastiranno riunioni, colpi di stato, eviteranno la polizia segreta e gli agenti provocatori fascisti” il setting può essere storico o moderno a scelta dei giocatori e lo scopo è fare la rivoluzione socialista e abbattere il capitalismo. Figo, ora sottoscrivo. Ne conoscete altri?

PS: mi dicono (ma la Coyote Press che lo editava non c’è più mi risulta) il gioco di ruolo a due “Mars Colony