Pazzi per Tetris? Datevi una “Seconda Chance”

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Chi non è impazzito dietro ai tassellini da impilare velocemente nel modo corretto sul proprio pc o smartphone qualche lustro fa? Tetris ha rappresentato per gli anni ’80 una piccola rivoluzione, scoprire anche l’etimologia del nome del gioco è stato molto divertente per me (qui trovate qualche curiosità): i pezzi sono multipli di “4” chiamati “tetramini”, da qui “Tetris”. Un gioco con una longevità così ampia (oltre 35 anni) non poteva che diventare un pezzo di cultura pop. Tutti ci hanno giocato, compresi coloro che scrivono film, serie tv, colonne sonore, fumetti, giochi. Non credo di mancare di rispetto al grande Uwe Rosenberg se dico che questo suo “Seconda Chance” ne sembra un omaggio, di quelli che solo un maestro può fare verso un classico.

Nel gioco edito in Italia da MS Edizioni, avrete a disposizioni tutto quanto serve per giocare, comprese le matite (cosa che come mi è capitato altrove ho gradito molto). Non aspettatevi chissà che profondità da un titolo card driven che si gioca in famiglia, da 2 a 6, in circa 15-20 minuti. Mia sorella – che non è proprio una veterana del gioco – ci si è chiusa, a riprova che è un gioco piacevole e adatto a tutti anche per la possibilità di intavolarlo in davvero cinque di minuti di orologio.

Il gioco ci compone di alcuni foglietti quadrettati 9×9, 13 carte iniziali con figure da 8 quadrettini tutte diverse e 40 carte con figure di diverse dimensioni e in più copie. Ogni giocatore riceve all’inizio del gioco una delle carte iniziali e la disegna al centro del suo foglio nel verso che più preferisce (compresa la possibilità di ribaltare la figura specularmente), da questo momento in avanti invece sono le carte del mazzo comune ad essere usate, si calano due per volta e ognuno dei partecipanti è libero di scegliere quella che preferisce in base agli spazi rimasti o a quello che ritiene sia più probabile che possa uscire in seguito. Fino a che può disegnare i pezzi che escono dal mazzo, senza mai sovrapporli con i disegni precedenti, tutto fila liscio, se ci si ritrova nella condizione di non poter disegnare più nulla si chiede la “Seconda chance” che dà il nome al prodotto. Il o i giocatori che hanno bisogno estraggono ciascuno una carta per loro stessi, non saranno più dunque carte comuni, se la nuova carta si adatta, proseguono nella partita altrimenti sono eliminati. Non c’è un limite alle seconde chance purché ogni volta la carta estratta permetta di continuare a giocare. Vince l’ultimo che resta in gioco o che ha meno spazi lasciati liberi. Facile no?

E’ un titolo che consiglio fortemente se volete in casa un gioco veloce e poco impegnativo, capace di coinvolgere anche gli amici o i parenti che giocano solo occasionalmente. Il gioco è facile anche per persone di diverse età (dagli 8 anni in su) e le carte (formato mini, 44×67 mm) sono anche graziose a vedersi e facilmente trasportabili, cosa che non guasta mai. A rigore avete bisogno solo di queste, per il resto bastano fogli quadrettati con una cornice 9×9 e penne o matite. E’ il tipo di gioco che piacerà insomma ai casual gamers, ma che non potrà dare chissà che soddisfazione agli hard gamers, i quali però un paio di partite le faranno certamente, non fosse altro che per effetto nostalgia…

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A che punto è l’industria del gioco da tavolo?

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Alan Miller

Tutto quello che è “gioco”, compreso anche (e soprattutto) il mondo videoludico, ammonta a spanne a circa 130 miliardi di dollari per il 2018. E’ l’ultimo dato utile che viene da un report di Technavio, società specializzata nell’analisi di mercato.

Sempre secondo questo report il settore del boardgame è destinato a crescere entro il 2023 di circa il 23% (e un sostanziale raddoppio a 10 miliardi di dollari). Un altro report indica una crescita del 20% e proietta al 2025 – per gli USA – un volume di affari pari a 16 miliardi di dollari di fatturato. Una stima che conferma della sensazione che un po’ tutti gli operatori del settore hanno, ma anche chi – come giocatore – non ha mai avuto tante possibilità quanto negli ultimi 5-6 anni, e a ritmi sempre (anche troppo) crescenti. Leghe di gioco organizzato, club, fiere, editori grandi e piccoli, grandi traduzioni di titoli o piccole autoproduzioni, ogni anno escono una quantità sempre maggiore di titoli anche in un mercato relativamente piccolo come quello italiano. In questo anno ci siamo occupati di questo aspetto dell’industria del gioco, una questione non meno rilevante di un tutorial o di quali novità usciranno a Lucca. Si tratta infatti di capire in che direzione si muove il mercato e di come – e se – questa industria potrà prosperare.

Iniziamo col dire che fare una stima precisa non è semplice, fuori dagli Stati Uniti, però una idea di massima – raffrontata con il report di Technavio e di altri articoli della stampa specializzata – sembrerebbero effettivamente concordare in termini di dimensioni. Nel Nord America nel 2017 il mercato complessivo di tutto (board game, card game, party game, miniature e rolegame) era circa di 1.55 miliardi di dollari e una crescita sul 2016 dell’8%. Due anni dopo all’alba della guerra dei dazi tra USA e CINA, la GAMA, la Game Manufacturers Association, una non-profit che rappresenta un migliaio di aziende nel campo dell’industria del gioco parlava di un giro di affari complessivo di circa 5 miliardi di dollari, riguardante l’intera filiera, cioè anche i rivenditori e i distributori. Numeri importanti corroborati indirettamente da notizie come quella di Kickstarter, che  con un post sul blog aziendale ha rivelato che la sezione games (che però comprende tutto, anche i videogame) dal 2009 ad oggi ha raggiunto la ragguardevole cifra di 1 miliardo di dollari.  segni dei tempi.

Hasbro dal canto suo ha pubblicato alcuni dati interessanti, analizzati da ICv2 e ripresi da Dragon’s Lair:

Magic: The Gathering Dungeons & Dragons, marchi della Wizard of the Coast, siano i due “punti di forza” nel rapporto Q3 della Hasbro, un periodo in cui le vendite e i guadagni sono stati severamente colpiti dai dazi (che siano stati effettivamente imposti o solamente una minaccia) sui beni imposti dalla Cina”. Ma soprattutto:

  • La Hasbro Gaming, che non include i franchise di Monopoli e Magic: The Gathering, è in perdita del 17%
  • Le vendite complessive sul settore ludico, inclusi i marchi nominati qui sopra, sono sostanzialmente rimaste fisse, un notevole cambiamento dalla crescita del 26% del secondo trimestre
  • La WoTC ha più o meno una dozzina di giochi [digitali] in sviluppo da presentare nei prossimi cinque o sei anni
  • La Hasbro crede che le vendite della WoTC potrebbero venire raddoppiate nei prossimi cinque anni “… come abbiamo fatto nei precedenti cinque”

Ma se gli americani parlano volentieri di soldi, da questo lato dell’Atlantico le cose si fanno più complesse e i dati meno chiari e più parcellizzati, quando non del tutto oscuri.

Sappiamo però delle manovre di importanti società francesi, tra le più dinamiche nel vecchio continente. In particolare – ed è notizia dell’ultima settimana – che l’editore tradizionale Hachette, che da qualche tempo si è affacciata nel mondo del boardgame, ha fatto sapere di essere entrata nel vivo delle trattative per l’acquisizione di Blackrock Games – che attualmente è il terzo distributore in Francia con un catalogo di 400 titoli annui da 30 editori – con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sua posizione nel settore dell’intrattenimento per famiglie, considerato molto prossimo a quello dell’editoria classica di cui è già esperta. A questa operazione fa eco quella di Asmodee, la quale ha comunicato di aver acquisito lui-même, produttore noto per la qualità dei suoi party game allo scopo di consolidare il suo ruolo di leader per quanto riguarda la produzione dei party e family game, considerati strategici per la multinazionale (Fonte: Gioconomicon).

LEGGI ANCHE: The Invasion of the German Board Games

L’altro grande (molto grande!), player europeo è Ravensburger, dalla patria dei “German” dove non a caso si svolge la principale fiera sul gioco, quella di Essen. Ma Ravensburger non è la sola azienda tedesca tra i giganti, il che ci fa dire che in generale che anche gli europei sono protagonisti di questa crescita e che probabilmente il mercato complessivo del vecchio continente è uguale se non superiore a quello americano? No purtroppo. Il vecchio continente è troppo vecchio? Non si gioca abbastanza? Non lo sappiamo ma le analisi di mercato dicono che se le dimensioni complessive sono oggi paragonabili a quelle americane (sui 4 miliardi di dollari), sono invece le prospettive di crescita ad essere meno sostenute: “solo” un +6% annuo da qui al 2023, contro il 20% degli USA. Probabilmente giocano in questo caso le stesse dinamiche del resto dell’economia, con i tassi di crescita americani tripli rispetto a quelli europei. Da noi va di moda ancora l’austerità purtroppo.

E in Italia? Da noi non c’è ancora un marchio che competa su scala continentale con gli altri, prima o poi arriveranno le fusioni oppure – come è accaduto per il mercato del lusso – arriverà qualche gruppo straniero e farà shopping per la scarsa volontà dei “medio-piccoli” di fare sinergia? Si vedrà…

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Undo. Cambia il passato, per salvare il presente

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Questo week end la redazione ha provato per voi un nuovo gioco da tavolo “UNDO Cambiate il destino! – Sangue sul selciato“.

Si tratta di un card game della serie UNDO – cambiate il destino!” di Michael Falm e Lukas Zach edito in Italia da dV Giochi per cui sono usciti anche i casi “La festa dei ciliegi in fiore” e “Una maledizione dal passato“.

Il gioco ben si adatta a giocate in famiglia, perfettamente fruibile da grandi e piccini che siano amanti del giallo (per 12-99 anni): l’obiettivo del gioco è quello di viaggiare nel tempo cercando di cambiare la sorte della vittima, in modo da evitare avvenimenti spiacevoli come ad esempio un omicidio.

All’interno della scatola trovate 22 carte grandi (5 carte regolamento, 13 storia, 4 soluzione) e 60 carte piccole ( 9 carte segnatempo, 4 lente d’ingrandimento, 33 carte destino e 13 indizio), non avrete bisogno di nient’altro per giocare.

All’inizio del gioco il primo giocatore decide quale destinazione visitare tra le carte Storia a disposizione, una volta letta la carta decide quale cambiamento apportare all’evento e se usare o meno una lente di ingrandimento che permette di leggere la carta indizio associata a ciascuna carta storia. Lo scopo quindi del gioco è capire cosa è successo nella storia della vittima, anche molto indietro nella sua vita, e aiutarlo a fare scelte che prevengano l’evento infausto. Le carte tempo corrispondono al numero di mosse (destinazioni da visitare) che i giocatori possono effettuare per ogni partita. Dopo aver scelto una delle tre opzioni indicate nella carta storia, dal mazzo delle carte destino viene pescata la carta corrispondente alla risposta data. Se avrete cambiato il destino in meglio riceverete dei punti positivi altrimenti potreste ottenere zero (nessun cambiamento) o addirittura dei punti negativi (la storia è stata peggiorata).

Alla fine del gioco questi punti definiranno se è stato cambiato effettivamente il destino della “vittima” ed eventualmente in che misura.

Le regole sono spiegate nelle prime carte che troverete, questo aspetto assieme al materiale essenziale di Undo, rende il gioco subito fruibile, alleggerendo moltissimo la fase iniziale di setup e quasi azzerando i tempi di spiegazione.

A proposito di tempo di gioco, la durata complessiva è di circa un’ora ma può variare in base al numero di giocatori. Undo infatti è un gioco cooperativo che è possibile intavolare tanto come “quasi fillerino” durante una serata tra amici (fino a 6 componenti) quanto in solitaria (quasi come un breve librogame). In ciascun turno si può ragionare insieme per capire cosa è successo o come procedere ma sarà sempre il giocatore di turno ad avere l’ultima parola sulla destinazione da visitare o sul cambiamento di evento da scegliere.

Il gioco, per la sua forte componente narrativa e per il suo regolamento chiaro e sintetico, risulta adattarsi bene sia a giocatori esperti appassionati del mistero, che a giocatori casual nel mondo del boardgame: stimolante ma non difficilissimo. E’ un card game che non necessita di un tavolo enorme per essere intavolato, e questo lo rende prezioso e – date le dimensioni contenute della scatola – un ottimo “pocket game“, da infilare in borsa e portare in giro.

Il principale e – forse unico – difetto è che non è un gioco ad immediata rigiocabilità, come le stesse regole ammettono, suggerendo ai giocatori di far passare qualche tempo prima di riprovare in caso di fallimento. Che tu perda o abbia fatto un punteggio relativamente basso, rigiocarlo a breve distanza rischia di azzerare la suspence, che in un giallo, è l’elemento chiave. Tutti gli altri titoli sono giochi autonomi e dunque non esiste un ordine di acquisto o gioco, ma ogni confezione di Undo è una partita a sé.

Ringraziamo dV Giochi per averci fornito una copia del gioco

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