Kickstarter rivela le cifre dei pledge del gaming

La celebre piattaforma di crowdfunding con un post sul blog aziendale ha rivelato che la sezione games (che comprende tutto, compreso i videogame) dal 2009 ad oggi ha raggiunto la ragguardevole cifra di 1 miliardo di dollari. Un 1 con nove zeri, ecco quanto i giocatori di tutto il mondo hanno speso, in un crescendo di successi, di kickstarter di grande interesse, finanziati a volte in poche ore, a volte per centinaia di volte la richiesta dei creatori. KS ci dice anche che i giochi prodotti sono stati circa 17 mila e i backers oltre 3 milioni. Sono numeri importanti che segnano una grande vitalità del settore, viviamo davvero un’epoca d’oro? Parrebbe di sì…

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7 giochi da tavolo (e non solo) provati per voi da TPI al Modena PLAY

Lo scopo di chi va al Modena Play è quello di incontrare autori ed illustratori, di comprare giochi, magari qualche scatola ormai introvabile, ma soprattutto di giocare. È un punto d’orgoglio provare più giochi possibili, avere così un quadro delle ultime uscite o di giochi che non si è mai avuto occasione di testare prima dell’acquisto, del resto come si potrebbe stare dietro a tutte le uscite in tutti i segmenti del variegato mondo del gioco intelligente?

Anche noi ci siamo cimentati su diversi tavoli, provando giochi lunghi o brevi “filler” da poche decine di minuti, giochi da tavolo e di ruolo, e perfino un gioco di miniature per dare ai lettori di TPI qualche spunto per provare nuovi giochi o di approfondirne le meccaniche. In ordine rigorosamente alfabetico abbiamo provato:

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Novità distributive dal Grande Cranio

Un video con il CEO di Cranio Creation e la responsabile comunicazione Miss Meeple

Cranio Creations annuncia la nuova politica distributiva dei suoi prodotti. Nell’ottica di una maggiore chiarezza della politica aziendale e con lo scopo di ottenere una copertura maggiore e più strutturata dei punti vendita nazionali, Cranio Creations decide di gestire in prima persona la distribuzione dei propri giochi sui punti vendita. Tutti i player del settore che vorranno gestire il prodotto Cranio, dovranno contattare direttamente l’azienda milanese. Solo in questo modo si potranno garantire condizioni uguali per tutti e potremo offrire day one strutturati. Per essere sicuri di arrivare anche al più piccolo negoziante, Cranio Creations ha scelto un unico partner fidato, DungeonDice.it. Cranio Creations auspica in questo modo di recuperare un maggiore controllo sulla qualità del prodotto, di fornire un servizio più soddisfacente per l’utente, e di garantire una diffusione capillare dei propri giochi in tutti i punti vendita.

Giocare al gioco del Trono con gli amici? Si può fare.

Il Trono di Spade, che oggi in Italia si appresta ad iniziare la sua ultima stagione, è forse uno dei fenomeni mediatici più forti degli ultimi anni. Chi non ha mai sentito il motto degli Stark “L’inverno sta arrivando”, anche sotto forma di meme o di prese in giro. Così come tante altre citazioni famose, specie tra i più giovani come “Valar Morgulis” a cui solo i più impallinati sapranno come rispondere (a proposito: Valar Dohaeris).

Non potevano mancare, vista la ricchezza dell’ambientazione nata dalla penna di George R.R. Martin, giochi che ne sfruttassero la potenzialità narrativa e ampliassero l’esperienza di lettori e spettatori portandola al tavolo da gioco. Vediamo insieme quali possibilità ci sono, per tipologie e prezzi, di esplorare Westeros dal salotto di casa.

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Le escape room “casalinghe”, un gioco da tavolo per tutti

C’è un gioco che ha attirato l’attenzione anche degli italiani meno inclini a passare il tempo facendo giochi di società, le escape room, le stanze da cui dover fuggire entro un tempo stabilito – solitamente un’ora – risolvendo enigmi di varia difficoltà e ingegnosità.

La bellezza di queste “stanze” in cui giocare in gruppi (in media 5-7 persone) è la varietà dei temi, che permette di incontrare il favore e l’interesse di appassionati di horror, di investigazione classica, di avventura, fantasy e quant’altro. Non è un caso quindi che questa modalità di gioco sia stata adottata da una serie di giochi, usciti tutti nell’ultimo periodo, che replicano le modalità dell’escape room classica, ma portandola nel salotto di casa tramite carte, componentistica semplice e regole ridotte all’osso, un vero “cavallo di Troia” per portare un gioco da tavolo anche in quelle case che non hanno nemmeno Monopoly.

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Si chiude l’11esima edizione di Play, +10%

Sono state oltre 44mila le persone (nel 2018 erano 40mila) che nei tre giorni della manifestazione sono entrate alla Fiera di Modena

La più grande fiera italiana del gioco, espresso in tutte le sue sfumature e articolazioni, ha chiuso questa sua edizione con un nuovo record, staccando oltre 44 mila biglietti, con oltre 120 giornalisti accreditati, e con oltre 22mila metri quadri esposizioni. Una ottima performance che ci dice che il settore è in costante crescita. Una performance di tutto rispetto di cui gli organizzatori (in primis ModenaFiere), cioè le Associazioni ludiche il Club Tremme, La Tana dei Goblin e Gilda del Grifone possono andare fiere.

Soddisfazione dal presidente di ModenaFiere, Alfonso Panzani che ha dichiarato che ormai “Play-Festival del gioco conferma di esser l’evento nazionale di riferimento con il 90% dei visitatori che proviene da fuori regione. Un dato che, di fatto, mette indirettamente in evidenza anche le importanti ricadute economiche sul territorio, soprattutto in termini di prenotazioni alberghiere e di consumo di pasti presso i pubblici esercizi. Risultati che collocano a pieno titolo la manifestazione dedicata al mondo ludico a fianco di Modenantiquaria e Skipass”. Ma ancora più importante è quanto ha detto il direttore artistico e ideatore del Play, Andrea Ligabue che dice alla stampa: “Tutto davvero quest’anno sembra essere andato per il meglio. C’è stata una crescita complessiva, sia degli spazi sia dell’offerta e giudicare dai sorrisi che ho visto in giro abbiamo esaudito le aspettative di chi è venuto a giocare con noi, qui a Play. Inoltre, anche lo spessore culturale dell’evento si è ulteriormente arricchito, grazie a convegni di alto profilo, ad ospiti di fama internazionale ed anche alla preziosa e riuscita collaborazione con INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica che ha dimostrato quanto gioco e ricerca possano essere vicini tra loro. Un grazie speciale anche ad UNIMORE che quest’anno è stata ancora più presente e propositiva a partire dai campionati italiani di giochi logici.”

Modena PLAY, un luogo per tutti

“Mi ci hanno trascinato i bambini. Ma posso dire che abbiamo fatto bene a venire, per le infinite possibilità di gioco e divertimento che la fiera offre”, questa l’opinione di un papà. A cui ha fatto immediatamente eco una mamma, sottolineando l’opportunità per le famiglie all’interno di Play-Festival del gioco, ovvero “Quelle di fare giocare i bimbi con un unico biglietto, un giorno intero”. Il segmento dei giochi pensati espressamente per i bambini e da giocare in famiglia con mamma e papà è un segmento in grande crescita, che segue il trend della letteratura per l’infanzia, grande motore del settore editoriale, un segmento che – apparentemente – non conosce crisi.

Lo si capisce dalle molte famiglie presenti nei corridoi e nelle sale, nelle carrozzine, nei tavoli in cui si giocava e dove, più o meno, ogni casa editrice aveva almeno un titolo dedicato a loro. Naturalmente la parte del leone lo fanno i giochi più strutturati, per appassionati, ma non sono i “gioconi” a muovere il mercato, sono i giochi da fare in un’ora, con componentistica colorata e ben rifinita, che non costi troppo e di buona longevità. le famiglie con piccoli al seguito ai tavoli da gioco, che si sono affiancate ai numerosi appassionati che hanno affollato i padiglioni per giocare e per i quali la manifestazione incassa una promozione a pieni voti. Ci sono ragazzi arrivati appositamente da Venezia che definiscono la fiera”Illuminante e ricca: noi ormai ci veniamo da cinque…” C’è il visitatore tedesco che è alla seconda volta e che non se la sarebbe persa per nessuna ragione al mondo: “Perché quanto riesco a trovare a Play in termini di novità ed originalità non riesco a trovarlo in altre manifestazioni del genere”. Che detto da un tedesco, è molto importante vista la lunghissima tradizione di eccellenza, specie nel gioco da tavolo. E poi ancora il gruppo di amici – da Ravenna, Bologna, Pavia, Milano che si riunisce in occasione di Play per i giochi di ruolo proposti, trovando decisamente interessante quest’anno “Il fatto di potersi fermare anche dopo la chiusura per partecipare appunto ad uno esclusivo di questi.” Ma anche visitatori da Napoli, Roma, Padova, che non si soffermano al solo divertimento, quanto piuttosto alla fiera in sé: “Molto cresciuta negli anni, pronta a rispondere ad esigenze crescenti, ottimizzata negli spazi e funzionale, a differenza di altre manifestazioni di settore. Per dirla in altro modo – dicono – che tu sia bimbo, adolescente o adulto e la tua passione è il gioco, a Play di sicuro non ti annoi.”

Si torna a casa stanchi, ma felici da questa tre giorni che anche grazie agli spazi “maggiorati”, ha permesso di evitare l’effetto calca, ma soprattutto ha permesso – nella sua enorme varietà e nella pazienza dei volontari e degli standisti – di permettere a tutti di trovare il proprio gioco, difficilmente si torna a casa a mani vuote. Noi, non l’abbiamo fatto…

Come si diventa inventori di giochi?

Intervista al Senior Game Designer Andrea Chiarvesio

L’industria del gioco in Italia, come altrove, sta vivendo un vero boom, ma è ancora piccola rispetto a paesi come Francia e Germania, tuttavia l’interesse cresce e lo fa in maniera a volte inaspettata e trasversale, come ad esempio quando la Scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, che di recente elevata al rango universitario, ha da poco chiuso uno dei suoi workshop proprio sulla progettazione del gioco e lo storytelling.

Proprio queste due dimensioni, apparentemente lontane, sono in realtà molto vicine e simili in certi approcci creativi. A dirlo a TPI è uno dei due tutor del corso, Andrea Chiarvesio, oggi Senior Game Designer presso CMON e con esperienze lavorative in Wizards of the Coast e Upperdeck, a lui abbiamo chiesto proprio questo: “Tutte le volte che incontro una persona che fa un lavoro diverso, mi meraviglio nel ritrovare punti di contatto e analogie”, spiega riferendosi al suo collega di corso, Alessandro Avataneo che è autore e regista sia teatrale sia cinematografico.

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Tre giochi per salvare Harry Potter dalla furia iconoclasta

Mentre in Polonia, qualche sacerdote troppo entusiasta brucia i romanzi di Harry Potter perché ritenuti satanici (discutibile visti i molti riferimenti cristiani snocciolati nei vari libri specie gli ultimi), gli appassionati italiani possono allargare l’esperienza del mondo di Hogwarts attraverso una serie di giochi da tavolo, alcuni totalmente nuovi, altri semplici – ma accattivanti – reskin di alcuni classici.

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Ma che cos’è il PLAY 2019?

Dal 5 al 7 di Aprile convergeranno a Modena migliaia di persone per giocare

Il Play del 2018

Il PLAY di Modena è forse la kermesse più importante che si svolge in Italia, assieme al Lucca Comics and Games, che però non è un evento esclusivamente dedicato al gioco: questo fa quindi dell’appuntamento modenese la punta di diamante della comunità ludica italiana dove giocatori, autori, editori possono avere un incontro e un feedback forte senza “distrazioni”. Le presenze del 2018 (oltre 40 mila biglietti staccati) fanno capire che anche l’Italia è stata raggiunta dall’onda lunga di questa nuova “golden age“, in cui giochi da tavolo e di ruolo, i giochi di carte e i tridimensionali, per grandi e piccini, per famiglie, ha trovato una dimensione più ampia della sola comunità degli appassionati e una sua popolarizzazione, da un lato grazie al lavoro dei molti autori che hanno avuto l’intuizione di creare giochi con poche regole, materiali eleganti ma non eccessivi, con durate contenute, capaci quindi di appassionare anche fette di pubblico meno avvezze al passare una serata con gli amici sì, ma attorno ad un tavolo. A questo elemento tecnico fondamentale, si è aggiunto un elemento di cultura di massa, sempre di più il gioco è stato ricompreso nella fiction e nel seriale, citato, parodizzato, ma comunque normalizzato ed offerto al grande pubblico che quindi non lo ha più considerato come un oggetto alieno. La fortuna di una undicesima edizione del PLAY ci porta a considerare che questo fenomeno si sta affermando anche in Italia, sebbene non ancora ai livelli della Germania o della Francia, sebbene – attraverso anche le catene librarie – alcuni titoli stiano facendo capolino anche nella GDO italica, passo necessario per portare il mercato italiano al livello dei suoi vicini per dimensioni e professionalità diffuse, nonché per capacità di attrarre investimenti e sinergie editoriali.

L’edizione del 2019 promette di essere ancora più bella, con più attrazioni, più ore di apertura, e – ci si augura – ancora più divertimento, della precedente. E soprattutto – spiegano gli organizzatori – con più spazio per giocare.

Gli organizzatori di PLAY di quella che negli anni è diventata la manifestazione italiana di riferimento per gli appassionati hanno le idee chiare: vi sarà un incremento esponenziale delle aree destinate al più importante Festival del Gioco da tavolo italiano e le giornate di apertura passeranno a tre, da venerdì 5 a domenica 7 aprile, mentre il tema scelto per l‟undicesima edizione sarà la “Corsa allo Spazio”.

L’obiettivo è commemorare in maniera giocosa e sicuramente originale il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna e celebrare al tempo stesso la crescita degli spazi nel festival del gioco da tavolo più amato dai giocatori e che lo scorso ha superato quota 40mila visitatori. La scelta del tema della “spacerace” tra superpotenze – culminato con lo sbarco sulla Luna – sarà accompagnata da eventi e appuntamenti che tra l‟altro registrano la prestigiosa collaborazione con l‟Istituto Nazionale di Astrofisica a conferma che si parla di gioco ma in modo molto serio. Lo slogan al quale si ispira la manifestazione – Entra, Scegli e Gioca – resta il cardine attorno al quale continua a svilupparsi Play.

Per l’undicesima edizione un’attenzione speciale sarà dedicata al mondo del gioco tridimensionale, vale a dire le miniature che troverà spazio all’interno di una tensostruttura dedicata. Anche i più piccoli, dopo il successo ottenuto nel 2018 da Play Kids, troveranno spazi ancora più ampi e quindi ricchi di offerte. Il resto lo scoprirete solo giocando e seguendo .

Del PLAY abbiamo già parlato anche in altri articoli, puoi trovarli QUI

Ma la cultura ludica è più ampia del tavolo da gioco!

Premio Giampaolo Dossena assegnato a Stefano Bartezzaghi e Nicla Iacovino

Il logo del Play

Un premio nazionale intitolato al giornalista Giampaolo Dossena a dieci anni dalla sua scomparsa come riconoscimento a chi ha fatto del senso del gioco un tratto distintivo e di elevata qualità della propria professione. L’iniziativa porta la firma di Play-Festival del Gioco e Libera Università del Gioco (LUnGi) ed è un omaggio al grande giornalista che con il suo stile inconfondibile e la sua immensa conoscenza è riuscito per primo in Italia ad affermare il valore culturale della dimensione ludica.

Il Premio alla cultura ludica “Giampaolo Dossena” , che vanta il patrocinio scientifico del Gruppo di Promozione per la Ricerca sul Gioco dell’Università di Modena e Reggio Emilia e del dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna, sarà consegnato venerdì 5 aprile (ore 15 e 30) in occasione dell’undicesima edizione di Play, il più grande evento italiano dedicato al gioco in scena a ModenaFiere dal 5 al 7 aprile 2019.

La giuria – composta da cinque personalità esperte di gioco, tra cui un rappresentante indicato dalla famiglia Dossena – ha deciso per questa prima edizione di assegnare l’ambito riconoscimento a Stefano Bartezzaghi (docente di “Teorie della creatività” all’Università IULM, “che con le sue rubriche giornalistiche e le numerose pubblicazioni ha dato continuità all’impegno di Giampaolo Dossena”) e a Nicla Iacovino, sociologa, fondatrice e animatrice dal 2002 al 2014 della rivista ‘Tangram’, “un punto di riferimento per i cultori del gioco”.

Questo riconoscimento non poteva che portare il nome di Giampaolo Dossena, chiunque si occupi di cultura ludica non può non pensare e ringraziare lui La straordinarietà di Dossena è stata quella di aver trattato il gioco come un testo su cui esercitare le categorie critiche di analisi, proprio come fa un qualunque scienziato con un suo oggetto di ricerca ed è questo che lo ha reso il più importante filologo del gioco in Italia

spiega il professore Roberto Farnè, ordinario del Dipartimento Scienze per la qualità della vita all’Università di Bologna e presidente dell’associazione Liberà Università del Gioco

E non poteva che essere Play la platea più adatta per un riconoscimento così importante:

Anche noi giocatori, che facciamo del gioco giocato un elemento imprescindibile della nostra vita, dobbiamo molto a pionieri come Dossena che hanno saputo dare al gioco la dignità di una materia scientifica contribuendo a renderlo un elemento essenziale della cultura del nostro tempo”

sottolinea Andrea Ligabue, direttore artistico del Festival che lo scorso aprile ha superato quota 40 mila visitatori.

Firma storica del giornalismo italiano (ha collaborato con Epoca, Europeo, l’Espresso, la Stampa, il Sole 24 ore, la Repubblica), si deve a Giampaolo Dossena la prima e più completa opera dedicata ai giochi (la monumentale “Enciclopedia dei giochi”) a testimonianza del suo impegno passionale per la diffusione e la divulgazione della cultura ludica. La sua fu una vera e propria battaglia, “lunga e difficile da vincere, perché al contrario dei grandi giornali inglesi da noi era considerato poco serio parlare di giochi sui quotidiani” raccontava nelle sue interviste. Ma ci riuscì. Eccome se ci riuscì, conquistando i lettori con le sue rubriche sulle ultime novità sui giochi per ragazzi e adulti, pubblicando opere e testi con i principali editori, attirando su di sé la stima di intellettuali come Italo Calvino (che lo definiva “uomo bizzarro e più bizzarro scrittore, figura di altri tempi costretto a vivere in questi”) e Vincenzo Consolo (che in Dossena vedeva “il migliore antidoto alla noia e al conformismo”).

Giampaolo Dossena è morto a 79 anni nella casa della sua città natale, Cremona, il 5 febbraio 2009. Nel 2005 aveva donato alla Biblioteca Statale di Cremona 2000 volumi della sua immensa biblioteca raccolti in oltre cinquant’anni di studi di letteratura e di gioco. A Play – Festival del gioco, in occasione della consegna del premio a lui intitolato, sarà ricordata anche la sua figura e il suo impegno per la diffusione della cultura ludica.