Alla fine arrivano gli Zombi…

Come avevamo già potuto anticipare tempo addietro con l’intervista a Francesco Nepitello, siamo finalmente giunti al momento tanto atteso: un ponte tra boardgamers e gioco di ruolo è in via di sviluppo grazie a CMON e Need Games! che hanno deciso di di dare vita al “gioco di ruolo di Zombicide”, con un manuale che con molta probabilità farà parte del kickstarter della 2a Edizione del gioco da tavolo molto probabilmente sotto forma di pledge della campagna.

Intanto ascoltiamo le parole di Francesco dalla pagina di CMON:

Quello che sembra essere partorito è una struttura di regolamento molto light, che giochi molto sugli archetipi e permetta un facile salto dal mondo del boardgame a quello del gdr. Francesco Nepitello nella sua intervista aveva detto a Io non gioco da solo:

stiamo lavorando sul gioco di ruolo di Zombicide, ci stiamo lavorano e lì c’è uno sforzo molto importante, non pretendiamo di fare il gioco che farà giocare tutti i boardgamers di ruolo, o di fare un gdr for dummies, ma di fare un gioco che restituisca effettivamente l’atmosfera di Zombicide: un gioco horror con fortissima enfasi sul personaggio che i boardgamers amano moltissimo, è una cosa che abbiamo scoperto, c’è grande affetto per i personaggi del gioco, per cui cercheremo di far giocare quei personaggi o di crearne di nuovi che siano all’altezza di quelli del gioco da tavolo. E che ti dia quel tipo di esperienza, anche lì cerchiamo di mantenere una struttura che indirizzi master e giocatori, con poche parole, molto asciutto.

Quello che è oltre modo interessante inoltre è la scelta di legare e lanciare insieme boardgame e roleplay in un singolo momento, tra i primi a farlo (ma non dimentichiamo il doppio Kaiser 1451/Fahrenheit 1451 gioco di ruolo e “storygame” di Helios Games e Space Orange 42 che sarà possibile trovare a Lucca e che sono addirittura fisicamente uniti) e a ritrovarsi tra le mani una mole di materiale potenzialmente molto grande. Tutte le espansioni e la lore di Zombicide permette una versione GdR altrettanto vasta dove far calare le proprie avventure. Una operazione che Magpie ha concluso di recente, quando ha concluso un kickstarter sul gdr ambientato nello stesso “mondo” del suo gioco da tavolo: ROOT (in Italia localizzato da MS Edizioni).

Allo stesso modo si potrebbe parlare della storia di Warhammer, con la differenza (sostanziale) che nel caso della Games Workshop i diritti sono stati dati sotto licenza lasciando ad altri l’onere e l’onore di una trasposizione giocoruolistica (a proposito, la 5a edizione di Warhammer Fantasy RPG è in uscita e sarà sicuramente il cuore della proposta di Need Games insieme a Legend of the Five Rings). Comunque universi narrativi che si accavallano tra gioco di ruolo e gioco da tavolo sono molto interessanti, se poi si trovasse il modo di farli influenzare vicendevolmente sarebbe ancora più interessante.

Attendiamo dunque il calcio d’inizio del KS che sarà alle 21 di oggi in Italia.

EDIT: Qui il link al Kickstarter di Zombicide che è già andato oltre il 200% dell’obbiettivo dopo appena tre ore e mezzo dal lancio. Ottimo risultato di CMON!

Undo. Cambia il passato, per salvare il presente

Questo week end la redazione ha provato per voi un nuovo gioco da tavolo “UNDO Cambiate il destino! – Sangue sul selciato“.

Si tratta di un card game della serie UNDO – cambiate il destino!” di Michael Falm e Lukas Zach edito in Italia da dV Giochi per cui sono usciti anche i casi “La festa dei ciliegi in fiore” e “Una maledizione dal passato“.

Il gioco ben si adatta a giocate in famiglia, perfettamente fruibile da grandi e piccini che siano amanti del giallo (per 12-99 anni): l’obiettivo del gioco è quello di viaggiare nel tempo cercando di cambiare la sorte della vittima, in modo da evitare avvenimenti spiacevoli come ad esempio un omicidio.

All’interno della scatola trovate 22 carte grandi (5 carte regolamento, 13 storia, 4 soluzione) e 60 carte piccole ( 9 carte segnatempo, 4 lente d’ingrandimento, 33 carte destino e 13 indizio), non avrete bisogno di nient’altro per giocare.

All’inizio del gioco il primo giocatore decide quale destinazione visitare tra le carte Storia a disposizione, una volta letta la carta decide quale cambiamento apportare all’evento e se usare o meno una lente di ingrandimento che permette di leggere la carta indizio associata a ciascuna carta storia. Lo scopo quindi del gioco è capire cosa è successo nella storia della vittima, anche molto indietro nella sua vita, e aiutarlo a fare scelte che prevengano l’evento infausto. Le carte tempo corrispondono al numero di mosse (destinazioni da visitare) che i giocatori possono effettuare per ogni partita. Dopo aver scelto una delle tre opzioni indicate nella carta storia, dal mazzo delle carte destino viene pescata la carta corrispondente alla risposta data. Se avrete cambiato il destino in meglio riceverete dei punti positivi altrimenti potreste ottenere zero (nessun cambiamento) o addirittura dei punti negativi (la storia è stata peggiorata).

Alla fine del gioco questi punti definiranno se è stato cambiato effettivamente il destino della “vittima” ed eventualmente in che misura.

Le regole sono spiegate nelle prime carte che troverete, questo aspetto assieme al materiale essenziale di Undo, rende il gioco subito fruibile, alleggerendo moltissimo la fase iniziale di setup e quasi azzerando i tempi di spiegazione.

A proposito di tempo di gioco, la durata complessiva è di circa un’ora ma può variare in base al numero di giocatori. Undo infatti è un gioco cooperativo che è possibile intavolare tanto come “quasi fillerino” durante una serata tra amici (fino a 6 componenti) quanto in solitaria (quasi come un breve librogame). In ciascun turno si può ragionare insieme per capire cosa è successo o come procedere ma sarà sempre il giocatore di turno ad avere l’ultima parola sulla destinazione da visitare o sul cambiamento di evento da scegliere.

Il gioco, per la sua forte componente narrativa e per il suo regolamento chiaro e sintetico, risulta adattarsi bene sia a giocatori esperti appassionati del mistero, che a giocatori casual nel mondo del boardgame: stimolante ma non difficilissimo. E’ un card game che non necessita di un tavolo enorme per essere intavolato, e questo lo rende prezioso e – date le dimensioni contenute della scatola – un ottimo “pocket game“, da infilare in borsa e portare in giro.

Il principale e – forse unico – difetto è che non è un gioco ad immediata rigiocabilità, come le stesse regole ammettono, suggerendo ai giocatori di far passare qualche tempo prima di riprovare in caso di fallimento. Che tu perda o abbia fatto un punteggio relativamente basso, rigiocarlo a breve distanza rischia di azzerare la suspence, che in un giallo, è l’elemento chiave. Tutti gli altri titoli sono giochi autonomi e dunque non esiste un ordine di acquisto o gioco, ma ogni confezione di Undo è una partita a sé.

Ringraziamo dV Giochi per averci fornito una copia del gioco

Oggi parliamo di Coimbra

Oggi si parla di Coimbra. No, non la città portoghese, ma il gioco di dadi e carte di Virginio Gigli e Flaminia Brasini, edito da Ghenos Games. Questo gioco mi è arrivato da tempo a casa e ci ho messo un po’ ad intavolarlo, non sembrava mai il momento opportuno, poi ci ho fatto tre partite in quattro giorni. Lo avevo provato nel caos di Modena Play 2019 e mi aveva fatto una ottima impressione, una prova più analitica, coi miei tempi mi ha dato ragione.

Coimbra è un gioco solido, per 2-4 giocatori, che può svoltare una serata tra amici. A parte il fatto che ha uno stile di colori e immagini che mi ha fatto innamorare, è la meccanica di gioco che è molto interessante, nel quale si mettono insieme i meccanismi delle aste, del draft e la strategia del deck building. Il gioco si svolge in quattro turni, in cui si consumano 12 carte per turno, esse possono essere acquistate dagli aspiranti signori di Coimbra tramite oro o soldati, le due valute su cui si basa il gioco. Ogni carta vuole essere pagata con una delle due valute, ma “quanto” è determinato da un meccanismo di aste basate su un pool di dadi che viene lanciato ad inizio turno. A giro, secondo l’ordine di gioco, si prende un dado colorato (anche i colori sono fondamentali): il valore scelto paga la carta, per cui se scelgo un 3 pagherò tre la mia carta, ma sceglierò dopo il 4, il 5 o il 6 ovviamente e questo “sconto” viene pagato dal rischio di non avere la carta che volevo inizialmente.

Ogni carta corrisponde ad un segnapunti che riguarda i quattro ordini della città: membri del consiglio (grigio-nero, che determina la rendita dei soldati), mercanti (arancione, che determina l’oro), chierici (viola, movimento del pellegrino), nobiltà (verde, punti). Acquisire una carta di un colore fa crescere il proprio segnalino sulla relativa tabella, e può consentire di ottenere la relativa rendita in valute, punti o movimento.

I dadi scelti durante la fase di draft hanno colori corrispondenti ai quattro indicatori. Poiché durante un turno si giocano solo tre dadi, ad ogni turno è possibile attivare non più di tre dei quattro indicatori e dunque solo (fino a) tre su quattro rendite. In un turno potreste ritrovarvi (sia per scelta che per necessità) ad avere più movimenti di quanto volevate o più oro. Costruire un turno in cui tutto vada come previsto è difficile perché gli avversari possono “rubarvi” il dado che speravate di avere, oltre alla carta che speravate di ottenere in quel momento.

Scopo di Coimbra è fare punti, il modo per farli è davvero vario: si possono finanziare spedizioni, si può fare in modo di avere punti tramite combinazioni di carte, o facendo muovere opportunamente il proprio pellegrino attraverso le chiese della Città. Difficile vincere tralasciando totalmente uno di questi aspetti.

Al di là delle regole, il gioco è realmente intuitivo, anche se bisogna ammettere che il tripudio di icone, e segnalini da muovere in determinate fasi (ce ne sono 6) rende il primo turno della prima partita un po’ ostico, e sicuramente avere al tavolo persone che non lo hanno giocato può rallentare e disorientare, ma già dal secondo giro (per non parlare della seconda partita) le cose appaiono molto chiare e dunque divertenti.

Il gioco simula bene l’idea di ottenere forza e influenza sulla città accaparrandosi alleati di peso tra il clero, i nobili, i mercanti, finanziando tanto le spedizioni quanto la devozione popolare visitando le chiese, ciascuna col suo vantaggio da usare durante la partita o per aumentare i punti in chiusura. Il tabellone tuttavia è quasi un astratto e solo le illustrazioni delle carte fanno rivivere pienamente il senso del secolo d’oro iberico.

Il gioco inoltre scala bene sia in due che in quattro giocatori, dove ovviamente dà il suo meglio. Non so dire come sia giocato in tre, ma suppongo che funzioni a dovere. E’ un gioco davvero per tutte le età, ma non per giocatori casual, la quantità di variabili da ricordare lo rende un gioco per hard player. Il giudizio però non può che essere positivo e devo dire che questo titolo entra di diritto nella mia top ten.

Ringrazio Ghenos Games che mi ha fornito una copia del gioco per poterlo provare.

Cryptid, ovvero a caccia di creature sconosciute

Cryptid intavolato

Finalmente qualcosa di veramente nuovo nelle meccaniche da intavolare con gli amici! In Cryptid (edito in Italia da Playagame) i giocatori impersonano – per così dire – un gruppo di criptozoologi alla ricerca di un animale mitologico o particolarmente sfuggente che si aggira in una zona delimitata, ma il cui habitat preciso non è ancora stato scoperto: ci sono tracce e indizi, ma ogni giocatore tiene per sé quello che sa, nella speranza di essere il primo scopritore della strana creatura.

Il gioco si svolge per turni, su una mappa esagonata componibile che raffigura una serie di terreni: foreste, paludi, montagne, specchi d’acqua e deserto. Oltre a questo, alcuni degli esagoni sono segnalati come territori di caccia di orsi oppure di puma. A questa mappa, che cambia di partita in partita, si aggiungeranno menhir e capanne abbandonate da aggiungere con appositi segnalini. Tutta questa preparazione non è affatto casuale, ma costruita con matematica precisione dalle carte presenti nel gioco (in modalità base e avanzata) che forniscono le indicazioni di setup. Ogni carta oltre a fornire le indicazioni su come costruire la plancia di gioco, fornisce dall’altro lato, le indicazioni degli indizi da fornire a ciascun giocatore in base al numero degli stessi (da 3 a 5). Se si gioca in tre le indicazioni saranno lievemente semplificate e si useranno 3 dei 5 libretti acclusi, nei quali sono presenti elenchi di indizi numerati:

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Scelto il setup, ogni giocatore in base al numero prende il libretto corrispondente e legge segretamente il numero dell’indizio per quella partita. Non dovrà rivelarlo, ma farlo intuire, vedremo subito come, durante il gioco.

A turno i giocatori esploreranno la mappa facendo in pratica domande ai propri avversari i quali non possono mentire ma possono sviare l’attenzione…

Ogni giocatore ha un set di cubetti e dischetti del proprio colore, quando l’avversario fa una domanda su dove sia il Cryptid in base alle nostre informazioni si dovrà rispondere con l’uno o l’altro. Se – sempre secondo la nostra parte di indizi – la creatura non è presente in quell’esagono indicato dal giocatore di turno, si posizione un cubetto, viceversa un dischetto. Attenzione la risposta affermativa vuol dire solo che la presenza è probabile, non certa!

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Il gioco inizia facendo disporre a tutti i giocatori un cubetto per indicare dove Non è presente il Cryptid in base alle loro informazioni, cosa che – specialmente nelle partite a 5 giocatori – sarà immediatamente contradditorio, ma non per questo falso, ed è questa la cosa divertente di questo gioco che ha (magari dalla seconda o terza partita) un tempo stimato di gioco di circa 40 minuti o poco meno.

Cryptid è un buon gioco anche per chi è alle prime armi, perché non sono necessarie grandi strategie, ma solo una buona dose di logica e magari aver affrontato questo tipo di enigmi nella settimana enigmistica, perché il tipo di indizi è di questo tenore: “si trova su un deserto o un lago” oppure “si trova entro 1 esagono da una montagna” e via dicendo. Ecco che così diventa chiara la dinamica degli indizi che, una volta combinati, fanno trovare quell’unico e solo esagono della mappa che soddisfa tutti gli indizi dei giocatori. Non abbiate timore di questo: un solo esagono vi farà vincere, non provate a trovarne un secondo, è il senso stesso del gioco (io convinto della mia ipotesi sono stato diversi minuti prima di ammettere la sconfitta). Ma torniamo al gameplay.

Dato il primo giro di indizi si inizia e ogni giocatore può porre due tipi di domande, ma solo una di esse per turno: interrogare (nel quale piazzate il pedoncino di turno e chiedete ad un singolo giocatore se su quell’esagono, rigorosamente senza altri cubi o dischi, ci sia o meno un Cryptid) oppure esplorare (in cui piazzate la pedina su un esagono dove voi sapete che può essere presente la creatura). Nel primo caso se il giocatore avversario sa che quell’esagono corrisponde alle caratteristiche del suo indizio mette un disco, altrimenti un cubo. Se mette un cubo anche voi dovrete metterne uno in un esagono libero che a vostro avviso non può contenere la creatura. Se invece state esplorando vi rivolgete idealmente a tutti i giocatori, è una mossa rischiosa ma remunerativa, in cui indicate un esagono e chiedete se secondo loro è lì che si nasconde il Cryptid. Ciascuno di loro in senso orario deve rispondere con un cubo (un no, e il giro si ferma immediatamente anche se incompleto) o un disco (si, e allora anche il giocatore successivo deve rispondere). Se tutti i giocatori mettono un disco avete trovato il vostro Cryptid e vinto la partita!

La bella scatola di Cryptid

Il gioco dunque è presto spiegato e presto intavolato, rendendolo davvero un titolo per tutti e per tutte le situazioni, è quasi un filler, anche se ha una sua struttura e una certa pensosità che – almeno nelle prime partite – possono allungare le tempistiche facendolo uscire dalla categoria di “riempitivo”. Qualcuno lo definirebbe un astratto, e molto probabilmente lo è, nella misura in cui il gioco di deduzione funzionerebbe altrettanto bene chiamando le tessere per colore eccetera.

Insomma Cryptid è davvero un bel gioco che mi ha divertito anche se ha il difetto che può essere giocato in maniera molto meccanica, semplicemente facendo l’elenco delle domande presenti nel libretto. Il gioco è poi disponibile, come accennavo, in due modalità Normale (bordo bianco) e Avanzato (bordo nero) nel primo ci sono solo affermazioni (ad esempio gli indizi sono nel formato: su un deserto o una palude, entro 2 esagoni dal territorio del puma, ecc) mentre nel secondo è possibile avere anche indicazioni precedute da una negazione (es: la tana non si trova entro 1 esagono da una foresta) che rende le indicazioni più complesse e più intriganti. Da provare senza indugio!

PS: è di questi giorni la notizia di una piccola aggiunta che potete fare al vostro gioco: sono infatti divenuti disponibili i token Orso e Puma da aggiungere al setup per identificare al meglio i territori animali con maggiore chiarezza.

Ringrazio Playagame edizioni che mi ha fornito una copia del gioco per poterlo provare.

La trappola delle parole…

Finalmente ho trovato il modo di farmi piacere un certo tipo di party game! Bastava mascherarlo da gioco fantasy, inserire qualche variante e dei segnalini pucciosi al punto giusto. Trapwords, edito da Cranio Creations, è una bellissima sorpresa che è piaciuto tanto al mio gruppo di aficionados con cui testo i giochi più tosti quanto ai casual gamers della domenica. Divertente, ben realizzato, con la piacevolissima sorpresa (gli dèi del Caos vi benedicano!) di trovare, l’immancabile clessidra, le matite (ben due) e il temperino (!!) di default dentro la scatola. Lo apri e lo giochi. Ma andiamo con ordine.

Innanzi tutto Trapwords è un gioco per due squadre e per 4-8 giocatori, sulla falsa riga di Taboo in cui a turno, un giocatore designato di una delle due squadre, tenta di far indovinare la parola al proprio party, cercando di evitare le “parole trappola” che la squadra avversaria ha piazzato per lui. E’ questo a mio modo di vedere il colpo di genio. A differenza del classico Taboo dove le parole proibite sono inserite nella carta e dunque standardizzate, in questo gioco sono gli avversari a segnalare un certo numero di parole tabù, senza però dirle all’avversario, in un sottile gioco di bluff e di psicologia inversa! Invece di bruciare le proprie opzioni con parole scontate, si tenterà di usare quelle più laterali, immaginando il meccanismo di autocensura che si innesca nella mente dell’avversario. Le dinamiche che si creano sono molto divertenti, e la stessa parola potrà essere “intrappolata” in contesti diversi, con gruppi di giocatori diversi, dando effettivamente grande respiro al mazzetto di 50 carte di base.

Trapwords si presenta come un mini dungeon lineare, dove ad ogni turno, per procedere, bisogna indovinare la parola, schivando le trappole piazzate dagli avversari, fino a raggiungere l’ultima stanza dove si affronterà il “Boss“. Ogni stanza ha un valore crescente che rappresenta il numero di “parole trappola” che potrà essere piazzato dalla squadra avversaria, rendendo sempre più complesso indovinare senza imbattersi in una di esse. Ad aggiungere pepe, le carte maledizione – alcune ricordano Vudù – che cambiano le regole base, aggiungono difficoltà o addirittura fanno retrocedere di una stanza! Queste variabili danno profondità e longevità al gioco, perché la combinazione di boss e maledizioni cambia da partita a partita. Già il boss. Il mostro finale è caratterizzato da ulteriori restrizioni che renderanno la prova più difficile che nel resto della partita.

Nonostante il gioco sia costruito per farsi piacere dai giocatori più incalliti o agli amanti del fantasy, è possibile giocarlo in due modalità: fantasy o moderno. Nel primo caso le parole da indovinare sono legate alla letteratura di genere, e ai giochi omonimi, nel secondo caso invece sono parole classiche, di uso comune, adatte anche ai vostri amici babbani.

In conclusione Trapwords si fa amare per la sua rapidità di setup, i bei materiali, e per aver trovato un modo semplice ma solido per rinnovare un tipo di giochi – quelli di parole – obiettivamente molto saturo. Davvero ben fatto!

Ringrazio Cranio Creations che mi ha fornito una copia del gioco per poterlo provare.

Hnefatafl o “Il gioco del Re”

Hnefatafl setup

Un recente viaggio in Islanda mi ha messo a contatto con un gioco che più classico non si può: Hnefatafl (la H è muta, tipo Django), gli scacchi vichinghi. Un gioco presente nelle case scandinave dal V secolo, molto prima che arrivassero gli Scacchi come li conosciamo noi dalla Persia. Un gioco molto simile per molti aspetti e che – se siete degli appassionati della serie Vikings – potreste aver visto giocare un paio di volte tra una stagione e l’altra.

Ivar è un campione

Il setup è ovviamente molto rigido e non ci sono varianti tali da stravolgere il gioco base. Innanzi tutto è quello che oggi definiremmo un “asimmetrico“, il bianco e il nero hanno dotazioni diverse (13 bianche contro 24 nere) e hanno scopi diversi. Il gioco simula un assedio, il nero muove per primo e ha come scopo catturare il Re avversario circondandolo con 4 pezzi (o 3 e un angolo chiuso), il bianco difende e deve fa fuggire il Re dal centro della scacchiera (Castello) verso uno dei quattro angoli (santuari). Vince chi raggiunge il proprio scopo. I pezzi – tutti i pezzi – sono uguali e si muovono tutti come la torre degli scacchi “tradizionali”. Non è possibile saltare i pezzi e non ci si può muovere attraversando caselle già occupate. La casella del Castello e dei Santuari non possono essere occupate da nessun pezzo eccezion fatta per il Re, ma può essere attraversata.

Come appare la scacchiera all’inizio del gioco

I giochi da tavolo facevano parte del corredo funebre (cioè dell’insieme di oggetti il defunto si portava con sé nell’aldilà) segnalandone il ceto sociale, il valore e l’abilità nella strategia di un guerriero o anche la scaltrezza e l’abilità di un mercante. La presenza di un gioco da tavolo poteva anche segnalare che una partita, quella della vita, era terminata, ma che un’altra, sconosciuta, stava per iniziare (Archeokids)

E’ un gioco che chiaramente interessava molto un popolo dedito alla razzia e alla pirateria, e che insegnava loro come accerchiare e catturare prede importanti. Non doveva risultare un gioco noioso vista la frequenza e la diffusione del gioco nei paesi scandinavi e nelle tombe ritrovate dagli archeologi.

Se siete amanti degli scacchi o se volete provare l’emozione di giocare un gioco con oltre 1600 anni di storia, il mio consiglio è di provarli, considerandoli come una sorta di variante del gioco tradizionale.

Parliamo di Valparaiso

Bella ‘sta plancia eh?

Oggi vi parlo di Valparaiso di Louis e Stefan Malz, edito in Italia da Cranio Creations, partiamo subito col dire che si può tranquillamente parlare di questo gioco come di un “peso leggero” del genere gestionali e che – per chiarir subito la posizione – a me è piaciuto molto.

2-5 giocatori per 90-120 minuti di gioco, difficoltà medio-bassa.

Rapida assimilazione delle regole, naturalmente per imparare a giocarlo con efficacia è necessario fare almeno due o tre partite, esso dà il meglio di sé in 5 giocatori ma assicuro che gira benissimo anche in 3 giocatori (in due invece praticamente non vi darete mai fastidio e questo me lo ha fatto risultare noioso), quindi si può dire che ha una buona scalabilità.

Il gioco è ambientato nel Cile del tardo ‘800, nella città portuale e commerciale di Valparaiso, i giocatori hanno a disposizione dei mazzetti con le carte azione che possono disporre nell’ordine che ritengono opportuno per sviluppare le proprie azioni turno dopo turno e con esse una strategia. Il commercio ovviamente la fa da padrone, ma anche le azioni di costruzione degli edifici possono determinare dei vantaggi che nella partita si fanno sentire. Non immaginate però di dover fare chissà quale lunga e complessa strategia, i turni di gioco non sono poi moltissimi.

Questo in breve, ma andiamo a vedere nel dettaglio.

Il Setup del gioco è facile e i materiali di gioco sono anche molto belli, cosa che non guasta mai, e sebbene all’inizio i molti simboli sulle carte e sul tabellone siano frastornanti, il tempo di impararli è quello di un paio di turni. Il tabellone di Valparaiso è uno, ma ha due facce: una da 2-3 giocatori, e una per 4-5 giocatori, anche le carte obbiettivo che vanno sistemate in alto, sopra gli spazi di mare della mappa, sono contrassegnate per togliere o aggiungere carte a seconda del numero di giocatori. Ogni giocatore ha una sua plancetta, un mazzo di carte azione col colore che ha scelto, casette, mercanti e una nave del proprio colore e una riserva iniziale di merci e pesos. Sul tabellone in corrispondenza di ogni villaggio-mercato, ci sono dei segnalini di cartoncino con il tipo di scambio che è possibile fare in quel momento in quella posizione. Una volta effettuato si cambierà con uno della riserva. Ci torneremo a breve.

La Fase 1 è quella della pianificazione. Ogni giocatore ad inizio partita ha quattro spazi gratuiti a disposizione per decidere l’ordine delle proprie mosse: costruzione, spostamenti del mercante o della nave, carico/scarico, commercio e così via. L’ordine delle mosse è fondamentale, non potrete commerciare con la vostra nave se essa è vuota, spostarla prima del carico è un errore da non fare. Agli spazi iniziali se ne aggiunge un altro a pagamento, detto “del Sindaco”: al prezzo di 5 pesos potrete fare una mossa supplementare. Un ulteriore slot gratuito invece viene sbloccato dopo la costruzione di almeno due casette. Poiché il gioco si svolge con una pianificazione tutta in contemporanea e poi con (a giro) ogni giocatore che risolve una carta per volta, si potrebbe pensare che l’interazione sia minima, questo può avvenire nei primi turni, ma man mano che si sviluppano le strategie e specialmente se si gioca in 5, sicuramente gli obbiettivi confliggeranno, costringendo sempre di più a vedere cosa fanno gli altri e nel caso anticipare una o più delle proprie carte. Le carte dalla posizione 2 alla 5 (dopo che è stata sbloccata) sono infatti slot che è possibile agire prima del normale pagando una penale in pesos, più alta tanto più si vuole anticipare quella carta. Questo meccanismo permette di riparare in tempo reale ad una scelta sbagliata o a mettere i bastoni tra le ruote agli avversari.

La Fase 2 sono appunto le azioni dei giocatori, il giocatore con il segnalino “faro”, gioca per primo e poi si procede in senso orario: una carta ciascuno. Si comincia dallo spazio o da quello del Sindaco se si è deciso di pagare la tassa. Ogni carta ha “due valori” l’azione vera e propria e una seconda azione nella parte bassa che permette di ottenere degli effetti secondari, per lo più collegati alla raccolta di risorse (cubetti o pesos). Le azioni su una carta sono mutualmente esclusive. Se si anticipa una carta (pagandone la penale) le carte alla sua destra, scivolano verso sinistra, fino a ricompattare le carte azioni restanti. L’ordine in cui fate le azioni è fondamentale, come già detto, ma la flessibilità delle carte (se una azione risultasse inutile o aveste sbagliato a pianificarla potreste sempre ricorrere alla abilità secondaria) e la possibilità di anticiparle non vi farà mai perdere realmente un turno. Importante è poi lo spostamento e la costruzione di case (a Valparaiso) o stazioni commerciali (nei villaggi limitrofi) o dogane, esse rappresentano punti e rendite molto importanti. Di assoluta importanza è poi il commercio “oltre mare”

Fase 3 alla fine del round ogni giocatore riceve le rendite delle costruzioni nella città di Valparaiso, chi ha più costruzioni guadagna pesos (5 il primo, 2 il secondo), in ordine di turno un giocatore può scartare una carta traguardo (cioè una delle carte che è possibile conquistare con l’azione di Commercio d’Oltremare) che è simile alle carte azione che il giocatore ha dall’inizio partita ma mediamente più forti oltre a dare diritto (scartandola) ad un certo numero di punti, se ne scarta una a persona a turno.

Un gioco solido, un classico german come si suol dire che mi è piaciuto e che consiglio senza riserve, specialmente se non avete altri giochi di pianificazione e commercio nella vostra ludoteca tipo Puerto Rico. Il fatto che il gioco risulti equilibrato sia in due che cinque giocatori, con tutte le sfumature in mezzo, lo rende prezioso, specie se come me non sapete quanta gente vi darà buca all’ultimo momento.

Ringrazio Cranio Creations che mi ha fornito una copia del gioco per poterlo provare.

Come si realizza materialmente un gioco da tavolo?

Se il gioco di ruolo è nel 99% dei casi materialmente un libro come mille altri, e dunque il processo industriale alle sue spalle è il medesimo dei tanti editori tradizionali, per i giochi da tavolo questo non è vero. Un gioco va sì tradotto (e non è banale) e a volte adattato quando viene (come si dice in gergo) “localizzato”, tuttavia insieme al processo di traduzione e revisione dei testi c’è tutto il problema della componentistica, spesso essa viene presa in blocco dall’editore originale, a volte viene rifatta ex novo, specialmente nel caso di carte o plance che non abbiano solo simboli ma anche parti “parlate” e dunque anch’esse da tradurre, ma chi fa poi le fustelle? Siccome è bello scoprire come sono fatte le cose, qual i sono i passaggi creativi e produttivi dietro ad ogni oggetto che acquistiamo (e visto che quando ho aperto questo blog pensavo che fosse anche questo il mio dovere giornalistico: spiegare tutti i passaggi produttivi) non possiamo che rendere un commosso grazie a Cranio Creations che sta realizzando una serie di video proprio con questo scopo. Trovo molto interessante che questa casa editrice faccia una comunicazione così aperta con i suoi clienti, perfino trasparente per molti versi. Ricorderete anche la comunicazione – ancor più per addetti ai lavori – riguardanti la sua politica di distribuzione. No? Ne avevo parlato qui.
Comunque beccatevi il primo e il secondo video:

La localizzazione dei giochi da tavolo / 1

La traduzione dei giochi da tavolo / 2

Rivivere il finale di tappa con Flamme Rouge, il gioco da tavolo sul ciclismo

 cominciare dal nome “Flamme Rouge” che richiama la bandiera rossa all’ultimo chilometro nel Tour de France, fino ai termini e all’estetica della scatola e dei materiali, questo gioco, vincitore del premio Gioco dell’Anno 2018 ed edito da Playagame (35 euro), riporta subito alle gare con le biglie con le immagini dei campioni dei nonni, o delle estati, con i percorsi fatti nella sabbia, vicino al bagnasciuga. Ma qui il gioco è ben fatto, pulito e rifinito con i tracciati con diverse difficoltà a disposizione dei giocatori (da 2 a 4, ma con le espansioni fino a 6 giocatori o sei squadre da due, ma lo diremo tra poco), tra rettilinei, tornanti, salite e discese.

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Le escape room “casalinghe”, un gioco da tavolo per tutti

C’è un gioco che ha attirato l’attenzione anche degli italiani meno inclini a passare il tempo facendo giochi di società, le escape room, le stanze da cui dover fuggire entro un tempo stabilito – solitamente un’ora – risolvendo enigmi di varia difficoltà e ingegnosità.

La bellezza di queste “stanze” in cui giocare in gruppi (in media 5-7 persone) è la varietà dei temi, che permette di incontrare il favore e l’interesse di appassionati di horror, di investigazione classica, di avventura, fantasy e quant’altro. Non è un caso quindi che questa modalità di gioco sia stata adottata da una serie di giochi, usciti tutti nell’ultimo periodo, che replicano le modalità dell’escape room classica, ma portandola nel salotto di casa tramite carte, componentistica semplice e regole ridotte all’osso, un vero “cavallo di Troia” per portare un gioco da tavolo anche in quelle case che non hanno nemmeno Monopoly.

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