Come si realizza materialmente un gioco da tavolo?

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Se il gioco di ruolo è nel 99% dei casi materialmente un libro come mille altri, e dunque il processo industriale alle sue spalle è il medesimo dei tanti editori tradizionali, per i giochi da tavolo questo non è vero. Un gioco va sì tradotto (e non è banale) e a volte adattato quando viene (come si dice in gergo) “localizzato”, tuttavia insieme al processo di traduzione e revisione dei testi c’è tutto il problema della componentistica, spesso essa viene presa in blocco dall’editore originale, a volte viene rifatta ex novo, specialmente nel caso di carte o plance che non abbiano solo simboli ma anche parti “parlate” e dunque anch’esse da tradurre, ma chi fa poi le fustelle? Siccome è bello scoprire come sono fatte le cose, qual i sono i passaggi creativi e produttivi dietro ad ogni oggetto che acquistiamo (e visto che quando ho aperto questo blog pensavo che fosse anche questo il mio dovere giornalistico: spiegare tutti i passaggi produttivi) non possiamo che rendere un commosso grazie a Cranio Creations che sta realizzando una serie di video proprio con questo scopo. Trovo molto interessante che questa casa editrice faccia una comunicazione così aperta con i suoi clienti, perfino trasparente per molti versi. Ricorderete anche la comunicazione – ancor più per addetti ai lavori – riguardanti la sua politica di distribuzione. No? Ne avevo parlato qui.
Comunque beccatevi il primo e il secondo video:

La localizzazione dei giochi da tavolo / 1

La traduzione dei giochi da tavolo / 2

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Rivivere il finale di tappa con Flamme Rouge, il gioco da tavolo sul ciclismo

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 cominciare dal nome “Flamme Rouge” che richiama la bandiera rossa all’ultimo chilometro nel Tour de France, fino ai termini e all’estetica della scatola e dei materiali, questo gioco, vincitore del premio Gioco dell’Anno 2018 ed edito da Playagame (35 euro), riporta subito alle gare con le biglie con le immagini dei campioni dei nonni, o delle estati, con i percorsi fatti nella sabbia, vicino al bagnasciuga. Ma qui il gioco è ben fatto, pulito e rifinito con i tracciati con diverse difficoltà a disposizione dei giocatori (da 2 a 4, ma con le espansioni fino a 6 giocatori o sei squadre da due, ma lo diremo tra poco), tra rettilinei, tornanti, salite e discese.

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Le escape room “casalinghe”, un gioco da tavolo per tutti

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C’è un gioco che ha attirato l’attenzione anche degli italiani meno inclini a passare il tempo facendo giochi di società, le escape room, le stanze da cui dover fuggire entro un tempo stabilito – solitamente un’ora – risolvendo enigmi di varia difficoltà e ingegnosità.

La bellezza di queste “stanze” in cui giocare in gruppi (in media 5-7 persone) è la varietà dei temi, che permette di incontrare il favore e l’interesse di appassionati di horror, di investigazione classica, di avventura, fantasy e quant’altro. Non è un caso quindi che questa modalità di gioco sia stata adottata da una serie di giochi, usciti tutti nell’ultimo periodo, che replicano le modalità dell’escape room classica, ma portandola nel salotto di casa tramite carte, componentistica semplice e regole ridotte all’osso, un vero “cavallo di Troia” per portare un gioco da tavolo anche in quelle case che non hanno nemmeno Monopoly.

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I giochi di “politica” o il “grande gioco della Politica”?

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La tematica dello scontro politico – il grande alter ego della guerra – non è tra i setting più usati: come mai?

«La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.» diceva Carl von Clausewitz nel suo trattato “Della Guerra“, una affermazione talmente vera che anche il mondo economico-politico, con le proprie dispute, sono la prosecuzione della guerra con altri mezzi, se così non fosse, generazioni di manager americani non avrebbero divorato l’altro grande trattato militare della storia antica: “L’arte della guerra” di Sun-Tzu. Di questa triade (politica-economia-guerra), solo quella strettamente militare è stata affrontata approfonditamente dal gioco da tavolo e dal gioco di ruolo. Certamente perché siamo tutti debitori dei primi wargame prussiani che hanno aperto prima agli ufficiali e poi un secolo dopo agli appassionati la possibilità di immaginarsi alla guida di cavalleria ed artiglieria, affrontare le insidie di un campo di battaglia. E’ chiaramente molto più facile simulare un conflitto con i carriarmatini di Risiko, che le speculazioni azionarie, e anche i giochi di potere nelle segreterie di partito o nei corridoi parlamentari sono difficili da simulare e rendere avvincenti, ma se un genio della scrittura come Aaron Sorkin ha potuto rendere appassionante la vita dello staff dell’Ala Ovest della Casa Bianca con una serie acclamatissima (ma poco conosciuta in Italia) come “The West Wing“, allora anche il mondo dei giochi può fare un salto in avanti, no?

Intendiamoci, non siamo all’anno zero dei giochi “a tema/ambientazione politico“, però sono oggettivamente pochi. Abbiamo il classicissimo (e spassoso) Quorum, un gioco italiano che risale ai primi anni ’90, ad opera della C.un.SA (Cooperativa un Sacco Alternativa, NdR). Alcuni degli autori sono divenuti “vacche sacre” del gioco da tavolo italiano: G. Accascina, M. Bardella, Massimo Casa, F. Di Jorio. Luca Giuliano, Stefano Giusti, Fabrizio Casa, Andrea Angiolino.

Facendo una rapida ricerca (anzi segnalatemi altri titoli sul tema!) ho trovato pochi giochi, tutti americani (e american) l’ultimo dei quali è The Primary sul meccanismo delle primarie americane, frutto di un Kickstarter di qualche mese fa e oggi già in vendita, un gioco da 1 a 5 giocatori della durata nominale di 45 minuti. Sembra carino ma non so quanta profondità ha.

Viceversa del genere contesa elettorale, in un ambientazione storica e molto curata nei materiali: 1960 The making of the President (gioco che ha anche una versione light ambientata nel 2008). Un gioco molto bello, una sfida a due con meccanismi che simulano anche i dibattiti presidenziali. Carte curatissime con eventi storici e foto dell’epoca. Durata media sulle due ore.

Sempre sul tema sfida a due, ma si passa dalla politica alla geopolitica c’è uno dei giochi più interessanti e più belli meccanicamente (e sempre della GMT) è Twilight Struggle, edito in Italia da Asmodee, simula 45 anni di guerra fredda tra USA e URSS.

Proseguendo sul tema della geopolitica c’è Diplomacy, un gioco che viaggia sui 65 d’anni di età, forse è il decano di questo tipo di giochi, giocato dallo stesso Kissinger per capirci, da intavolare possibilmente a “plancia piena”, cioè 7 giocatori e la serata libera vista la lunghezza. Un gioco totalmente basato sul bluff e sulla capacità di persuasione, non esiste minimamente la componente aleatoria.

Non possiamo almeno non accennare a 13 giorni, sulla crisi dei missili cubani, della Cranio Creations

Ci sono giochi come Secret Hitler (di cui abbiamo già parlato) o in alternativa The Resistance, che – al limite del party game – usano come ambientazione quella della politica.

Fin qui un assaggio di alcuni titoli, vecchi e nuovi, con diversi gradi di complessità e lunghezza o di accuratezza storica, tutti giochi da tavolo, giochi che personalmente trovo di grande interesse (alcuni non li ho ancora provati sia chiaro, ma essendo appassionato di politica, mi intrigano). Ma invece dal punto di vista del gioco di ruolo, a che punto siamo? Che io sappia non ce ne sono poi molti, chiaramente una componente politica è introducibile anche in D&D, chiaramente in Vampiri è parte stessa della narrazione, ma non sono centrali in sé. E’ possibile che non ci sia proprio interesse o è solo molto difficile? Tornando all’origine della domanda, ci sono molti political drama più o meno belli ma che sono entrati nell’immaginario collettivo, dal punto di vista dei seriali i più importanti sono: The West Wing, Spin City (umoristico, con Micheal J Fox), House of Cards (versione inglese e americana), Designated Survival. Se si può raccontare si può giocare, non credete? Ci aggiungiamo anche Il Trono di Spade naturalmente. Ma allora perché nessuno gioca alla politica? Io finora ho trovato solo questo: Comrades: A Revolutionary RPG (grazie ad una segnalazione di MorgenGabe) un kickstarter ancora aperto ma già totalmente finanziato. Si tratta di un PBTA in cui si potrà giocare con personaggi come il Soldato, lo Studente, il Propagandista, ed il Lavoratore, dove i “compagni imbastiranno riunioni, colpi di stato, eviteranno la polizia segreta e gli agenti provocatori fascisti” il setting può essere storico o moderno a scelta dei giocatori e lo scopo è fare la rivoluzione socialista e abbattere il capitalismo. Figo, ora sottoscrivo. Ne conoscete altri?

PS: mi dicono (ma la Coyote Press che lo editava non c’è più mi risulta) il gioco di ruolo a due “Mars Colony

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Uno sguardo a TRIAD, un anno dopo il lancio al PLAY

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A circa un anno dal debutto di questo blog una recensione (tardiva) ad un bell’astratto trovato al Modena PLAY

Triad è probabilmente il “primo” gioco che ho acquistato dopo aver avuto l’idea di fare un blog di riflessioni, pensieri e recensioni sul tabletop gaming, quindi – in qualche modo – è anche un pezzo di questo progetto, e dichiaro subito la mia affezione verso questo titolo. Quindi per questa “primogenitura” oltre che per la squisita gentilezza dell’autore (Klaus Nehren) nello spiegare a me e a quella che sarebbe diventata mia moglie il tema e le regole di un gioco a cui, per sua stessa ammissione, aveva lavorato a lungo, vado a raccontarvi questo bel gioco.

Innanzi tutto la cura traspare in un regolamento essenziale ma per nulla piatto. Il gioco è un astratto che più astratto non si può, con alcune regole controintuitive (se vinci, sei tu che perdi un dado) che mantengono la partita in equilibrio perfetto. Un gioco ottimo per avvicinare anche le persone più distanti da questo mondo sia per le sue regole molto semplici, sia per la sua eleganza dal punto di vista dei materiali. Un gioco che può essere tranquillamente il figlio degli scacchi e della dama e che dunque non ha nessun elemento “puccioso” che distolga l’attenzione. Un bel gioco, ben pensato. Magari non un gioco di grande longevità, di certo un gioco che si presterebbe bene ad una versione torneo o in generale ad una sua versione “avanzata”. E’ un gioco – per capirci – che ho propinato almeno una volta a tutti i miei amici e parenti, riscuotendo sempre ottimi feedback, con mia grande gioia.

Le regole sono semplici come dice Dungeon Dice:

Triad è un gioco astratto semplice nel regolamento, ma estremamente profondo nella strategia e nella pianificazione delle mosse. Ciascun giocatore ha infatti a disposizione 6 dadi a 6 facce con un valore che va da 1 a 3, che all’inizio della partita vengono lanciati e posizionati su di una scacchiera. Durante il proprio turno ciascun giocatore deve cambiare la faccia di un dado su un nuovo valore e spostarlo sulla scacchiera. Lo scopo è quello di riuscire ad ottenere una triade di dadi composta da dadi dello stesso valore, oppure di valori tutti diversi, che contenga almeno un dado dell’avversario.

E’ possibile acquistare il gioco sul sito della casa editrice, la WBS

(Qui una utile video recensione di “Giochi Guidati“)

Invece – cosa utile visto che non sempre si riesce ad ascoltare la viva voce dell’autore – qui alcuni estratti da due interviste una su Gruppo Ludico GOS e l’altra sul blog della WBS, in cui Klaus spiega come ha concepito il gioco e quanto tempo gli ci è voluto (una cosa che può ingolosire chi legge e ha un gioco nel cassetto):

Come è nata l’idea di un gioco tanto semplice quanto profondo?

Triad è nato da un sogno. Un sogno fatto durante la notte tra le due giornate del Festival del Fumetto di Novegro, nel febbraio 2011. Sognai una plancia di 6 caselle e dei dadi che vi si muovevano e sognai le triadi. Il giorno dopo, prima di tornare in manifestazione a spiegare giochi nell’area ludica, stampai una plancia e trovai 12 dadi. I primi playtester furono dei visitatori occasionali, nemmeno giocatori esperti.

Triad ha impiegato diversi anni per arrivare in commercio. Come mai tutto questo tempo? Come è cambiato nella sua evoluzione da prototipo a versione definitiva?

Sette anni di lavoro e ricerca. Credo che uno dei fattori che abbiano contribuito di più alla lunga attesa sia la reticenza con cui l’editore “medio” si avvicini al gioco astratto. Si fa parecchia fatica a trovare un editore che possa dare fiducia a un gioco come il mio. Questo è anche il motivo per cui il gioco, negli anni, subì svariate modifiche e semplificazioni del regolamento. Da tre modalità di movimento dei dadi a una sola, per esempio, probabilmente per cedere alla tentazione di vedere il gioco edito. Vedevo i giochi Gigamic avere il successo che avevano grazie alle due regole in croce e provai a seguire quella strada… ed effettivamente, è proprio vero che “less is more”.

e ancora

Triad ha tutte le carte in regola per diventare un grande classico astratto come Othello: quali sono le caratteristiche che rendono Triad così speciale?
Direi il mix di semplicità e profondità: come i migliori astratti, iniziare a giocare è semplice, ma arrivare a vincere richiede una buona dose di pensiero e pianificazione. Spesso ci si trova a dover fare mosse inesplicabili al momento, per distrarre magari l’avversario e non fargli notare una Triade in formazione. L’espressione che più si avvicina alla mia idea per il mio gioco è inglese e dice “Easy to learn, Hard to master”, che letteralmente significa facile da imparare, difficile da padroneggiare. E poi, ma forse è solo il mio parere, l’idea di avere un gioco in cui i dadi non siano sinonimo di fortuna potrebbe attirare un nuovo tipo di giocatori, stufi di essere sempre vittime del fattore C!

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Alla scoperta di “Secret Hitler”

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Un party game veloce, molto curato e che educa i partecipanti al pericolo del ritorno del fascismo

Dopo aver coltivato per anni un gruppetto di amici portandoli da Monopoli e Risiko a Ticket to Ride e Coloni, ormai il tema non è “se giocare” questa o quella serata, ma a cosa. Un problema che si presenta con maggiore pressione quando effettivamente ci si ritrova con più di sei persone al tavolo. Croce e delizia di avere un sacco di amici “accoppiati”: non vengono mai da soli. Ecco allora la necessità di rimpolpare la propria libreria di giochi con i titoli più flessibili possibili, e quindi anche con i cosiddetti “party game”. Di recente in giro in Australia, sono (ovviamente) entrato in un negozio di giochi di Sidney e mi sono ricordato di un articolo che avevo letto sul Post a proposito di un gioco che aveva spopolato qualche anno addietro su Kickstarter e che aveva un tema molto particolare (non sono poi molti i giochi a tema politico, anzi…): il fascismo. Il gioco si chiama Secret Hitlered è un gioco di deduzione dove i partecipati, in meno di un’oretta, scopriranno se la piccola ma agguerrita minoranza di fascisti è capace di sovvertire la democrazia liberale e prendere il controllo. Ieri sera abbiamo fatto tre partite ed effettivamente sì, una minoranza ben organizzata può vincere facilmente contro i difensori delle libertà costituzionali.

Il gioco è semplice: da 5 a 10 giocatori una quota di essi saranno segretamente fascisti (i ruoli vengono assegnati tramite le carte) e uno di essi a sua volta è Hitler. Scopo dei fascisti è approvare 6 politiche fasciste oppure eleggere Hitler al ruolo di Cancelliere, scopo dei liberali è approvare 5 politiche liberali o uccidere Hitler. I fascisti sanno chi sono i loro compagni camerati, chi è Hitler, e chi sono i liberali. I liberali non sanno nulla (al solito…) e il giocatore che ha il ruolo di Hitler lo stesso. Sa di avere alleati ma non sa chi sono. Il problema (e il divertente del gioco) è che un certo numero di politiche fasciste – se approvate – rendono la vita dei liberali più facile, permettendogli di a) indagare un possibile fascista b) imporre un presidente amico c) uccidere un altro giocatore. Poiché questi poteri sono in sequenza, se i liberali non sono in grado di approvare leggi liberali, la strada alternativa è quella di imboccare (per un po’) il fascismo, per avere il potere di uccidere (ammesso di aver capito chi sia il giocatore) Hitler. Peccato che – con una perfetta metafora – una volta arrivati al punto di poter risolvere con la forza i “pericoli per la democrazia”, la vittoria per i fascisti sia dietro l’angolo.

Morale della favola giocateci, è davvero molto carino. In italiano non c’è ma i Goblin hanno fatto una traduzione delle regole che trovate qui.

Uno degli autori del gioco è Max Temkin, autore anche di Cards Against Humanity (altro social game molto cattivo mi dicono), sul suo blog racconta qualche aneddoto sulla lavorazione dietro al gioco con delle belle immagini del prototipo. Magari vi ispira.

Il gioco è ambientato quindi nella Germania degli anni ’30 ma ha – come è ovvio – un preciso intento “pedagogico”. Il gioco funziona perché da un po’ di tempo – per molti motivi – le democrazie hanno smesso di funzionare al meglio e stanno aprendo le porte a rigurgiti autoritari e in qualche caso a forme di pseudofascismo. Interessante che proprio gli autori abbiano inviato ai 100 senatori americani una copia del gioco… forti anche di una “versione Trump” del gioco (identico nelle meccaniche ma con Miller, Bannon e Trump e altri nei ruoli di fascisti)

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E’ tempo di T.I.M.E STORIES…sicuri?

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Mia moglie ha comprato (giuro è stata lei!) questo giocone molto ricco e rifinito edito in italiano dalla Asmodee per 2-4 giocatori nel 2016. Un collaborativo intenso che ha il pregio di variare l’ambientazione in ogni singolo scenario (che però vanno acquistati separatamente). Il presupposto è che i giocatori sono dei “guardiani temporali” che si impossessano del corpo di alcuni ospiti (qualcuno ha detto Quantum Leap?) per interagire col mondo, l’epoca, e la realtà alternativa inquinandola così il meno possibile risolvendo enigmi e compiendo missioni che hanno come scopo, appunto, la preservazione della linea temporale contro possibili inquinamenti dolosi.

La lettura delle regole è piuttosto lunga e noiosa (o era l’ora tarda?) ma il gioco poi è decisamente fluido e le meccaniche chiare, almeno ad una prima partita, il set up è velocissimo.

La singola partita viene detta incursione e si hanno un certo numero di unità temporali per risolverla prima di perdere automaticamente la partita e dover resettare la plancia quasi interamente e ricominciare. Le unità di tempo (UT) non sono affatto turni, esse anzi possono essere perse con scelte sbagliate oppure per risolvere gli enigmi più complessi.
Per certi aspetti, il setting della plancia, il mazzo da usare rigorosamente in un certo modo senza spoilerare mi ha ricordato due giochi: Le Case della Follia (ma senza la APP) e Pandemic Legacy (ma con meno regole).

Se devo trovare un neo è che nella scatola base si trova un solo mazzo e dunque un solo scenario e dunque dopo averlo giocato un paio di volte (noi abbiamo perso la prima partita per una manciata di UT, e supponiamo di chiuderla al secondo tentativo) sei abbastanza costretto a cercare nuovi scenari, magari più complessi, che permettano altre 2-3 partite.

La cosa più innovativa di questo boardgame è che per la prima volta si prova, nell’interazione tra i giocatori, ad inserire alcune modalità interpretative tipiche del gioco di ruolo. Può essere un ottimo spunto e soprattutto un viatico per giocatori meno esperti per transitare da un mondo all’altro.

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Ed ecco qua T.I.M.E Stories in tutto il suo splendore #unboxing #boardgame #geek #ionongiocodasolo #nofilter #geek

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Si parte per la colonizzazione di Marte con Terraforming Mars

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Provato a casa di un amico e acquistato tempo un mese, Terraforming Mars è un gioco di grande respiro con moltissime strategie possibili, funziona in due è al suo meglio con 4-5 giocatori. La modalità solo non l’ho ancora provata, ma vi farò sapere.

Il gioco è un cooperativo-competitivo che si sviluppa in circa 2 ore. La parte cooperativa consiste nell’obbiettivo del gioco stesso: far sì che i 3 obbiettivi di terraformazione del pianeta rosso vengano raggiunti, vale a dire una certa quota di ossigeno, calore e umidità. Il gioco termina quando tutti e tre questi tre fattori vengono sviluppati, durante lo svolgersi della partita alcune carte possono essere giocate solo quando alcuni di questi livelli hanno raggiunto un certo coefficiente. Vince chi tuttavia ha contribuito di più allo sviluppo della vita su Marte.

Come si legge sul sito della Ghenos Games che ha portato in Italia questo bel prodotto di Jacob Fryxelius:

Enormi corporations sono in competizione per trasformare Marte in un pianeta abitabile, spendendo vaste risorse e sfruttando tecnologie innovative per innalzare la temperatura, creare un’atmosfera respirabile e realizzare oceani d’acqua. Mentre il processo di terraformazione procede, un numero crescente di persone immigrerà dalla Terra per vivere sul Pianeta Rosso.

In Terraforming Mars controllate una corporation con un ben preciso profilo. Giocherete carte progetto, produrrete risorse, collocherete le vostre città e le aree verdi sulla mappa, e sarete in competizione con i vostri avversari per reclamare milestones e ottenere ricompense!

La ricchezza della componentistica, specialmente del mazzo di carte da pescare, è molto alta garantendo che le successive partite siano a tutti gli effetti sempre diverse. Nessuna vera innovazione ma un mix di ottimo livello e una bellissima e curatissima ambientazione, davvero molto studiata da parte dell’autore. Giocateci, per sentirsi un po’ come Matt Damon in The Martian


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L’idolo perduto di Tzulan Quest

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Le rovine del tempio di Tzulan sono davanti a te. Sei ad un passo dall’entrare in possesso dell’Idolo più imbronciato che i Brutti Musi abbiano mai forgiato, ma una corsa con stanze colme di pericoli, creature mostruose e soprattutto altri avventurieri agguerriti ti separano dal preziosissimo artefatto. Per superare le stanze del tempio ogni mezzo è lecito: scambi, alleanze, fughe, diversivi, truffe e tutta l’abilità dei veri cercatori di tesori in una corsa verso l’Idolo Dorato!

 Gli ingredienti di questo gioco adatto alle famiglie sono quelli di un regolamento piuttosto agile, fatto di scambi di carte, carognate tra giocatori e una certa rapidità nello svolgimento oltre al fatto che l’ambientazione ricalca o almeno richiama quella di Indiana Jones!
3-5 giocatori dagli 8 ai 99 anni come dice la scatola, lo qualificano come un family game.
Quello che segue è il nostro primo unboxing che ci permette di vedere cosa contiene lo scrigno della scatola di questo prodotto della Red Glove, una casa editrice forte di altri family game molto semplici ma davvero divertenti. Ne riparleremo…

Tzulan Quest #unboxing #boardgame #RedGlove #madeinitaly #instagame #gallery

Un post condiviso da Io Non Gioco da solo (@non_gioco_solo) in data:

Il gioco è sostanzialmente un gioco di carte con tessere percorso da allineare coperte fino al centro del tavolo dove una casella pentagonale segnala il punto di arrivo definitivo e lo scopo stesso del gioco: l’Idolo d’Oro. Nel frattempo ogni tipologia di tessera (ce ne sono 4) rappresenta i tipici pericoli che i cacciatori di tesori incontrano: giungla impenetrabile, stanze buie, crepacci invasi dalla lava e stanze con enigmi. Tutte si risolvono con la relativa carta e in ciascuna è possibile trovare (o far trovare, l’interazione tra i giocatori è fondamentale) mostri corrispondenti. Fantasmi solo nelle stanze buie per esempio.

I giocatori possono anche piazzare trappole per impedire anche solo di sapere cosa contiene la stanza successiva. Uccidere i mostri e scambiare carte tra giocatori permette di acquisire gemme che servono a comprare carte o a risolvere trappole ecc. Il gioco scorre bene, io ci ho fatto solo una partita di prova che è durata un po’ più dei 30 minuti descritti nella scatola ma siccome l’ho addirittura comprato direi che conferma che il gioco mi è piaciuto e che lo consiglio vivamente…

Su Amazon lo trovate qui ad un prezzo variabile tra i 14.85  e i 16.50 euro a seconda della spedizione


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