Che fare?

Il mondo del gioco ha in mano un enorme potenziale, ma sembra non capirlo…

Lasciami dire cara… ero nel mio bagno un giorno, quando mi accorsi che ero destinato, alla grandezza” con questa frase tra l’autoironico e il megalomane, il Joker di Tim Burton si presenta a Vicky Vale come artista dell’omicidio, non tanto come killer particolarmente bravo, bensì come colui che voleva cambiare il concetto di estetica. Presunzione e follia, ma lui è il Joker (ed è Jack Nicolson, non so se rendo…) e tutto questo appare normale e appropriato al personaggio. Io sento che quello che scriverò rischierà tanto di suonare altrettanto folle e presuntuoso ma il fatto che io non sia il Joker non so quanto mi aiuterà a farmi prendere sul serio ma, mi scuso in anticipo, quel che faccio, lo faccio per amore: il mondo del gioco ha un problema di crescita e maturazione.

Premessa: chi vi scrive è quasi arrivato ai quarant’anni, ho giocato molto di ruolo alle medie, al liceo e abbastanza anche all’università, sono venuto su con le varie edizioni di D&D, Uno Sguardo nel Buio, Gurps, Vampiri, I Cavalieri del Tempio, Cyberpunk, Paranoia, Il Richiamo di Chtulhu, Girsa, Rolemaster, oltre a Risiko, Inkognito, Quorum e Axis&Allies. insomma sono cresciuto con tutti i valori giusti e i giusti punti di riferimento. Compravo Kaos tutti i mesi, e per i canoni dell’epoca ero molto informato. Poi con l’età buia di Magic ho visto il mercato ritirarsi, e solo negli ultimi sei o sette anni sono rientrato a pieno come giocatore appassionato e non più come “casual gamers”. Questo è avvenuto anche grazie all’incredibile offerta nell’ambito del gioco da tavolo e alla meravigliosa proliferazione di titoli che sono arrivati sul mercato italiano in questo periodo, eppure – e non mi pare che sia solo una mia impressione – questo mondo, pur dopo decenni e in una fase come l’attuale molto prolifica, ho la sensazione che manchi di un salto di qualità e (probabilmente) anche in un salto di scala, anche a livello di aziende.

Perché si fa ancora fatica a portare al grande pubblico il “gioco intelligente” (definizione non mia, ma bellissima)? Perché nonostante anche bravissimi colleghi il gioco da tavolo e di ruolo fatica a trovare spazio, per esempio, nei giornali e di qui ad un pubblico più ampio? Perché le fiere e il gioco organizzato trovano sempre più tavoli pieni e grande affluenza ma poi il numero di copie vendute è sempre relativamente basso e un gioco è costretto a vivere delle sue espansioni?

Di sicuro il “gioco intelligente” sconta la stessa sorte dell’oggetto “libro” ed in effetti più di un esperto nel settore lamenta che ormai escono – specie nei giochi da tavolo – talmente tanti titoli da oscurare anche giochi che meriterebbero più fortuna ma che la sovrapposizione ammazza prematuramente. Tanta produzione, nella speranza che il mercato premi un singolo titolo che faccia un boom di vendite capace di coprire i costi di produzione anche degli altri titoli. Per fortuna degli editori in questo settore c’è ancora una fetta consistente di collezionismo e acquisto compulsivo…

Ma qual è la risposta dell’editoria ludica? Dove può migliorare rispetto alle librerie e agli editori tradizionali? Certamente con gli eventi: tornei, dimostrazioni, eventi speciali legati anche ad altri media, presentazioni con autori e illustratori. Naturalmente la presenza fisica è quella che maggiormente fidelizza e crea comunità, che è anche quello che ha permesso al settore di sopravvivere nei tempi bui, ma – di nuovo – cosa permetterà al comparto di arrivare innanzi tutto alle cifre dei paesi a noi più vicini come la Francia che (stima) ha una dimensione del settore di circa due volte e mezzo l’Italia? Per non parlare della Germania dove la premiazione dello Spiel Des Jahres avviene di fronte al ministro della Cultura? Quand’è che il “Gioco dell’Anno” verrà consegnato da (per dire!) Dario Franceschini, o almeno da un suo vice? Per ora il coinvolgimento istituzionale avviene solo su base locale (assessori comunali), perché le fiere ambiscono a trasformare Poggio-di-sopra nella nuova Lucca un luogo che (di suo) è famoso sostanzialmente perché i nerd ci vanno in massa una settimana l’anno portando soldi e indotto.

Già i soldi, come sempre sono un indicatore forte di un settore, di un movimento, ma noi lo sappiamo di quanto parliamo? Siamo a conoscenza di quanto il termometro si alzi o si abbassi? No, tutto è oscuro. Mancano informazioni chiare.

Ricapitolando mancano interlocutori nazionali sia del mondo dell’editoria, sia del mondo dell’associazionismo (qui forse qualcosa si muove con Federludo? Si vedrà…). Mancano informazioni da dare in pasto ai politici e ai giornali generalisti (non che non ci siano notizie da dare, ma che a volte manca la cultura del rapporto con la stampa), mancano cifre da sventolare, nessuno che possa dire “Signor ministro il settore cresce del tot percento all’anno” oppure “il mercato è raddoppiato in questo periodo ora raggiunge ben i tot migliaia di acquirenti-giocatori”. Cos’altro? Manca una strategia nazionale del settore per uscire dai confini ben conosciuti e prendere il largo, entrare nelle scuole, nelle biblioteche, nelle sagre di paese, trovare nuovi giocatori e quindi nuovi clienti e magari poter così abbassare i prezzi (che a volte possono essere un ostacolo, una barriera d’ingresso importante per le nuove leve).

Per il resto non manca nulla, perché sono davvero tante le energie di editori e associazioni che si fanno il mazzo sul territorio, non mancano una fiera, sono disponibili a rispondere a domande e dubbi, a confrontarsi, dentro e fuori i social ma – impressione mia sia chiaro – senza una idea collettiva, senza una qualche forma di coordinamento. Mi sbaglio? Se mi sbaglio vedremo decuplicare il settore in un paio d’anni, perché di energie in giro ce ne sono davvero tante! È sufficiente vedere anche solo la ricchezza e la bellezza di tante delle nuove uscite in tutti i settori (gioco da tavolo, librogame, gioco di ruolo), nonché l’altissimo livello professionale che si può osservare nelle pubblicazioni non solo in termini di realizzazione dei prodotti ma anche di offerta informativa (podcast, blog, siti, canali youtube), le sinergie internazionali, i kickstarter di successo, così come il gran lavorio (spesso gratuito) di chi ama questo hobby, però sono tante energie non canalizzate, non messe a sistema. Ed è un gran peccato.

Quattro chiacchiere con Nicola…

Nicola De Gobbis al Comicon

Nicola De Gobbis è il classico personaggio che “non ha bisogno di presentazioni”, ed è assolutamente vero, perché in appena due anni, mettendoci regolarmente la faccia, ha impresso una accelerazione fortissima alla Need Games (il cui logo NDG è anche il suo nome) e in generale al gioco di ruolo. Non c’è grande evento (l’ultimo in collaborazione con Netflix, Hasbro, Wizards of the Coast e Mondadori), in cui lui non faccia capolino, non masterizzi, non ruoli duro, come ama dire. E’ una icona ormai, memizzato come poche altre persone nell’ambiente ludico italiano è quindi riconosciuto e riconoscibile (a cominciare dal mitico berretto di lana che indossa…sempre). C’è moltissima energia positiva in quello che fa e molta disponibilità come testimonia anche il tempo che mi ha dedicato a ridosso dell’evento Dominus et Deus che si è svolto a Roma a Maggio di quest’anno. Ma non è l’unica né l’ultima iniziativa appunto, come la sessione celebrativa di Stranger Things o il Free-Rpg Day e come sarà a Lucca o come lo è stato – e sicuramente lo sarà di nuovo – a Modena nel 2020. Per questo la prima domanda seria non poteva che essere riguardante quella bella e appassionata dichiarazione d’amore per il GdR all’indomani di quell’articolo obbrobrioso uscito sul Quotidiano Nazionale che tanta indignazione ha generato tra gli appassionati (e non solo).

Nicola, ho ammirato da subito la tua passione da quando ho iniziato a seguirti, e devo dire che tutti l’hanno ritrovata anche in quella diretta video che hai fatto a Marzo di quest’anno. Quella che tu – giustamente – hai battezzato come la tua “dichiarazione d’amore al GdR”.

Sinceramente non mi aspettavo quel successo, quando ho letto quell’articolo mi sono molto incazzato, e io non mi arrabbio praticamene mai, perchè ci ero rimasto male perché ancora c’era questa caccia alle streghe che mi aveva stufato. Poi ho parlato col mio socio, la mia famiglia [di Need Games! NdR], e mi sono detto facciamo una dichiarazione. Ho parlato a ruota libera dal mio profilo, piaciuto e condiviso molti. E’ stato bellissimo, gdr ti amo! Io amo il gdr!

Si vede, sfornate titoli pazzeschi ogni 6 mesi!

Noi siamo soprattutto giocatori di ruolo e quindi vogliamo fare dei prodotti che acquisteremmo. E sappiamo cosa vuol dire. Potremmo fare un gioco di ruolo bello in edizione “brutta” e le persone lo comprerebbero lo stesso, ma lo sappiamo che il giocatore è anche un collezionista e ci tiene ad avere un prodotto che sia bello, rifinito, con la carta giusta, eccetera, ed è giusto! Quindi siamo felici e siamo contenti di poter andare a cercare giochi dagli editori stranieri.

Voi in due anni di attività siete diventati centrali nel panorama del gdr italiano, non solo per le pubblicazioni ma anche per la capacità di attivare e muovere un mondo.

Quello che per noi è importante è che tu giochi. L’importante è che le persone giochino e conoscano il gioco, tramite Twitch e i social la storia della nicchia è finita, il mercato si può allargare. Giocare è bello, economico, istruttivo e socializzante. Giocare è una figata pazzesca.

Tu conoscevi già Lex Arcana?

Quando ero bambino ci giocavo con mio cugino anche se all’epoca lo giocavo come un D&D in latino, poi mi sono appassionato e quando c’è stata la possibilità di portarlo in italiano mi sono buttato a calcio volante sopra. Felicissimo di aver conosciuto i ragazzi di Quality Games e di lavorare con noi.

Nella prossima Lucca, purtroppo non avremo Lex Arcana ma avremo invece il gioco di ruolo di Warhammer

Esatto, porteremo la 4a edizione, grande figata e faremo un grande casino come nostro solito e ci sarà l’autore, Dominic McDowall-Thomas che è anche il Ceo di Cubicle 7 che è l’editore originale anche di One Ring. Una cosa bellissima che ci riempie di orgoglio è che a fare logo e grafica della nuova edizione dell’Unico Anello sarà Mana Project che è un nostro partner da molto tempo!

Fin dove arriverà D&D?

La Wizards annuncia soddisfatta numeri impensabili anni fa e intanto si affacciano nuove figure professionali

Se ne è parlato e se ne continuerà a parlare, con un certo grado di certezza si può tranquillamente dire che DnD sia il gioco di ruolo più diffuso al mondo, con una community tra le più vaste e – grazie all’Adventure League – strutturate, e dunque quando si volesse misurare lo stato di saluto del roleplaying non c’è dubbio che esso passa anche dal dato, da poco diffuso, delle vendite della 5a edizione e con un numero: 40 milioni di giocatori. Questa è la stima che la Wizards of the Coast ha fatto del numero di appassionati che giocano al “Gioco di ruolo più famoso del mondo”.

Complice anche la serialità televisiva e i nuovi canali dell’intrattenimento, ormai DnD è entrato a pieno diritto nella cultura pop e dunque nella cultura di massa, di più ci sono personaggi che sono famosi “a causa” di DnD, come Matt Mercer o come Satine Phoenix e ci sono persone che stanno trasformando la loro passione in lavoro, non solo – come è logico – diventando autori professionisti, o illustratori, ma anche inserendosi in un punto differente della catena casa editrice-cliente, proponendosi ad esempio come Master professionisti (o aspiranti tali). E’ un fenomeno che – come spesso accade – si sta sviluppando oltreoceano, dove ci sono più giocatori e girano più soldi, dove nelle fiere o in eventi di gioco organizzato è tutto fuorché insolito pagare il master, ma la novità è quella di un “professionista” che viene a casa tua, con il suo zaino, i manuali, miniature, dadi, magari schede prefatte e intrattiene te e i tuoi amici per cifre anche importanti. C’è chi storce il naso, come sempre, ma è la naturale evoluzione di un mercato che passa dalla nicchia al grande pubblico, in una società che ha sempre meno tempo libero (contro ogni logica aggiungiamo noi) e tuttavia vuole spendere quel tempo anche dedicandogli risorse economiche.

Nella tana del Demogorgone

Se siete a Milano il 25 luglio non perdetevi questa opportunità firmata Netflix, Mondadori, Hasbro e Asmodee

Questo è l’anno del Mind Flyer in realtà…

Avete finito di vedere la terza stagione di Stranger Things? No? Peggio per voi. Tutti coloro che sono stati ragazzini e nerd si sono ritrovati nell’imbarazzante situazione dei nostri piccoli amici di Hawkings, divisi tra le prime cotte e il desiderio di continuare la propria routine e di non abbandonare mai il sacro tavolo o la “stanza profonda”. Tutti coloro che hanno avuto la difficoltà di riunire lo storico party attorno al tavolo capisce l’incazzatura di Will, e non solo perché non ha o non gli interessano le ragazze. Lui vuole i suoi amici. Un pezzo molto bello in una stagione che tra splatter e horror ci ha regalato davvero moltissimo (top la super coppia…). Ora però per onorare D&D e per onorare il buon vecchio Will – a Milano (sempre location top per gli eventi di D&D) – c’è una occasione ghiotta il prossimo 25 luglio: niente meno che Zoltar (Sage Advice), Nicola De Gobbis (Need Games!) e Denise Venanzetti (Asmodee) al Mondadori Megastore di piazza Duomo a Milano si ruola duro a D&D e si festeggia l’uscita del boxed Set ufficiale di Stranger Things!

Che tempi che viviamo, dove il gioco di ruolo entra sempre di più nella cultura pop, contaminandola e conquistando nuovi spazi e nuova attenzione. Se siete da quelle parti, non mancate, sarà sicuramente una festa!

USA-Cina: Nella guerra dei dazi a perdere è Risiko

Si legge sulle agenzie di stampa come le norme relative alla cosiddetta “guerra dei dazi”, voluta da Trump nei confronti del gigante cinese che sempre di più insidia il primato americano, siano operative. Si legge su una nota dell’AGI:

La Cina ha confermato l’imposizione di tariffe dal 10% al 25% su 60 miliardi di dollari di merci made in Usa mentre contemporaneamente scattano le tariffe decise dagli Stati Uniti al 25% su 200 miliardi di dollari di merci made in China.

Un dazio del genere può distruggere un settore, ma se – almeno per ora – i rami più redditizi sembrano uscire dal mirino delle sanzioni (si veda il caso Huawei), per paura di rapidi quanto letali contraccolpi, le prove di forza si riverberano sui settori meno in ombra, ma non meno capaci di impattare la vita dei consumatori. Un caso assai particolare, e curioso, è il possibile impatto delle sanzioni su un settore che raramente finisce sulle pagine economiche: il mondo del gioco da tavolo.

L’autorevole rivista di settore Polygon riporta le preoccupazioni di John Stacy, executive director del GAMA, Game Manufacters Association, una non-profit che rappresenta un migliaio di aziende nel campo dell’industria del gioco. Secondo Stacy sono a rischio posti di lavoro, perché i costi dei dazi faranno levitare i costi di produzione di giochi da tavolo, di ruolo, di carte e di miniature.

È un settore, quello del tabletop gaming, che – lungi dall’avere il giro d’affari del settore videoludico – è comunque in forte crescita, specie nell’ultima decade e che – secondo il GAMA – ha un giro di affari e di indotto dell’ordine dei 5 miliardi di dollari. Ma soprattutto ha moltissimi appassionati, solo Dungeons and Dragons, il più famoso gioco di ruolo del mondo con una storia editoriale più che quarantennale, viaggia sui 10 milioni di giocatori in tutto il Nord America. Almeno altrettanti in Europa e il suo editore è parte del gruppo Hasbro tanto per capirci. L’industria del gioco da tavolo, che come dicevamo è in buona salute finora, ha anche immediate ricadute nell’immaginario pop americano. Sempre più star americane hanno dichiarato di giocare di ruolo, alcune hanno i loro show su Youtube e Twitch, altre hanno portato al cinema le storie inventate al tavolo e la reciproca influenza tra libro, film, giochi e videogiochi è sempre più evidente come nel caso di brand come “The Witcher” (nato come libro, divenuto videogame di successo, riconvertito in gioco da tavolo e ora serie in lavorazione su Netflix) o il “Signore degli Anelli” (stessa trafila più o meno, ma in questo caso ad occuparsi della serializzazione sarà Amazon Prime)

“L’infrastruttura produttiva [dell’industria ludica] negli Stati Uniti è praticamente crollata negli ultimi 20 anni”, ha affermato Stacy. “L’esperienza e la specializzazione non sono semplicemente qui. Ovviamente, abbiamo ancora alcuni grandi produttori in questo paese, ma non possono fare volumi più piccoli di una certa soglia – 2.000 copie giù di lì – perché è proibitivo acquistare quelle tirature da una azienda americana. Quindi i nostri membri [del GAMA] devono andare oltreoceano per comprarli. Questo è ciò che permette loro di tenere aperte le loro porte, perché i margini sono davvero bassi nel nostro settore”.

E sebbene il giocatore medio sia normalmente ben disposto a spendere per il proprio hobby aumenti immotivati, o peggio la chiusura di una linea editoriale, chissà che non possano pesare in cabina elettorale. “Sì, il Presidente sta prendendo unilateralmente queste decisioni”, ha detto Stacy nella sua veste di lobbista per la categoria a Washington, “ma il Congresso ha un ruolo in questo ed è importante che [i consumatori] diano voce al loro rappresentante eletto che non sono contenti di questo, che questo non va bene per noi, e questo non va bene per l’America”.

Naturalmente – come per l’automotive – può darsi che ci sia la speranza che il rientro in patria della produzione possa essere un incentivo a ricostruire una base industriale in tutti i settori precedentemente delocalizzati, perfino per il piccolo mondo del gioco da tavolo, ma nell’immediato, un aumento dei costi così rapido e così alto, rischia di far chiudere i battenti a tante aziende americane, aziende che sono spesso leader nel loro piccolo settore. Gli USA infatti sono uno dei due polmoni della community del boardgaming, l’altro – neanche a dirlo – è la Germania. Buffo che la rivalità commerciale tra le due sponde dell’Atlantico si debba risolvere – anche in questo caso – tra una disputa tra Washington e Berlino.

L’Europa al momento non ha questo tipo di problemi con la Cina (anzi), ma c’è un altro elemento che potrebbe costituire una sorta di “minaccia” per il settore americano: l’ambientalismo. Per ora circola sotto forma di battuta sia chiaro, ma il bando delle plastiche entro il 2020 (che, ribadiamolo, colpisce le plastiche monouso, non la plastica tout court) sembra quasi una dichiarazione di guerra contro molti giochi da tavolo americani, dove abbondano proprio le miniature in plastica. Va ricordato che , al contrario, i game designer tedeschi tradizionalmente sono maestri di minimalismo e creano titoli in cui i materiali di gioco sono in legno. Meno scenografici ma molto eleganti. Ed ecocompatibili. Questa divisione è diventata una sorta di marchio di fabbrica tra le due sponde, per cui i giochi vengono tradizionalmente divisi, al di là della provenienza effettiva, in american o german sia per l’impostazione di gioco, sia per le componentistiche: plastica dagli USA, segnalini stilizzati in legno dall’Europa. Naturalmente esistono contaminazioni reciproche, ma se è diventato un cliché ci sarà un motivo.

Tuttavia la guerra commerciale potrebbe colpire anche quel settore del gioco da tavolo che non dipende dalle plastiche, come il settore del gioco di ruolo che invece stampa libri. Il sito d100 News ha parlato con uno degli operatori del settore, la Pelgrane Press che per bocca del suo comproprietario, Cat Tobin, ha rivelato che “proprio adesso stavano arrivando i primi prodotti stampati dalla Cina, dopo che due stampatori statunitensi hanno entrambi aumentato i loro prezzi tra il 10 e il 15%, adducendo il motivo ad una carenza di carta a livello mondiale che ha portato all’aumento dei costi dei prodotti”. I manuali di gioco di ruolo sono di norma volumi da 2-300 pagine e copertina rigida. Un problema, quello della carta e della cellulosa in generale da cui i prodotti cartieri dipendono, che in realtà affligge un po’ tutti: aumento della richiesta, ma crisi dell’offerta per una serie di concause che comunque hanno fatto aumentare i prezzi.

La notizia di queste ore poi – segnalata in Italia dal collega Mauro Longo di Casa Kilamdil – che l’azienda belga Cartamundi abbia comprato la United States Playing Card Company, compagnia leader in USA e Spagna per quanto riguarda le carte da gioco. La cosa è rilevante per quelle economie di scala che sempre più si rendono necessarie per far fronte alle trasformazioni del mercato globale nell’era dei dazi e della crisi della globalizzazione. Per Cartamundi è l’opportunità di vendere i suoi prodotti in America e di consolidarsi in Europa, diventando probabilmente il principale player nell’ambito dei casinò, ma avendo anche un piede nel mondo del boardgame: Cartamundi infatti realizza le carte di Monopoly e quelle di Pokemon.

Dominus et Deus: Lex Arcana e gli aperitivi culturali

Si svolgerà a Roma il prossimo sabato 25 maggio “Dominus et Deus” un evento a dir poco delizioso nelle premesse e a cui io stesso, con gioia, parteciperò promosso dal Salotto di Giano col patrocinio Federludo e con la collaborazione di un sacco di gente ( Al.Fa Model Club, Need Games!, Quality Games) e una partnership mediatica d’eccezione con Io Gioco e Gioconomicon.

Ne avevamo parlato in una intervista alla vice presidente del Salotto, Laura Cardinale che all’epoca ci diceva:

Sarà un lungo pomeriggio, dalle 17.00 alle 24.00 per circa 7 ore di attività. L’idea era di creare qualcosa di completo, quindi avremo un po’ di tutto: dal gioco di ruolo alla visita guidata, dall’incontro con gli autori all’aperitivo archeologico, fino alla mostra di figurini storici grazie all’accademia di modellismo. L’evento sarà unico in ogni sua parte, secondo il programma stabilito. Si inizia con la visita in esclusiva (anche in alcune aree solitamente non direttamente accessibili al pubblico come la parte di scavi dell’Ecole Francaise), poi i figurini storici, l’apericena e, infine, tre ore di sessione originale con il nuovo regolamento. L’avventura sarà ambientata nel retrosetting ufficiale (quindi non in epoca di Teodomiro, bensì antecedente) e, ovviamente, sarà legata alla storia dello Stadio. Ovviamente abbiamo inserito la scelta, chi vuole potrà non sedersi al tavolo e stiamo già strutturando assieme ai nostri ospiti alcune alternative. I posti, dopotutto, sono davvero limitatissimi. Il che rende l’iniziativa ancora più esclusiva, con posti limitati.

Il tutto nella storica cornice degli scavi archeologici dello Stadio di Domiziano in Roma, sotto Piazza Navona, che fa dell’evento un unicum nel panorama dei lanci dei giochi di ruolo italiani: all’interno di un percorso storico-culturale e in una location che richiama direttamente il setting. Sarà una occasione per giocare col nuovo regolamento (in fase di betatesting) di Lex Arcana e di incontrare moltissimi dei suoi protagonisti a cominciare dagli autori Francesco Nepitello e Marco Maggi, il cosviluppatore Michele Garbuggio,  Mauro Longo e la stessa “padrona di casa” dell’evento, Laura Cardinale, che hanno firmato alcune delle avventure ufficiali. Oltre quindi alla parte di design saranno presenti anche alcuni degli illustratori a cominciare da Antonio De Luca, illustratore e curatore delle cover del nuovo Lex Arcana, Federica Costantini e Mauro Alocci, che hanno illustrato i personaggi, e Sergio D’Innocenzo, artista della storica prima edizione del gioco.

Purtroppo è notizia di questi giorni che la pubblicazione del gioco – e a cascata la sua edizione italiana – subiranno un rallentamento importante. L’uscita prevista per Giugno, che giustificava un evento a Maggio, è stata rimandata di almeno un intero semestre. L’hype sale, la pazienza si dovrà adeguare…

Kids&Dragons, una risposta ludica per tenere i bambini lontano dagli smartphone

Proprio perché solo ora chi iniziò a giocare di ruolo negli anni ’80 e ’90 trasmette questa sua passione ai figli piccoli, il tema di come approcciare questo tipo di esperienza coi bambini, ci si domanda come fare. Da questa esigenza, quella di un padre che vuole far giocare suo figlio nasce Kids&Dragons, non solo un gioco, ma una esperienza didattica, portata avanti dalla omonima associazione culturale che ormai da qualche tempo invia kit di gioco in giro per l’Italia, a scuole e associazioni locali che vogliano permettere ai giovanissimi di fare questa esperienza di gioco che è anche una esperienza tout court.

Per questo motivo TPI ha intervistato Michele Torbidoni, programmatore quarantenne, Game Master e presidente dell’Associazione. E forse anche un po’ educatore…

PROSEGUE SU TPI

Dungeons and Dragons non è (più) una cosa da ragazzini. Almeno negli Stati Uniti

Una notizia che ha circolato poco, perfino tra gli addetti ai lavori, sono le cifre che Kickstarter ha divulgato pochi giorni fa: in un decennio, nella sua sezione dedicata al gaming (da tavolo, per pc, giocattoli), KS ha ospitato oltre 17 mila progetti finanziati (non sappiamo quanti invece non sono andati a buon fine) per un totale di un miliardo di dollari di sottoscrizioni da parte di oltre 3 milioni di iscritti.

Numeri importanti che definiscono sempre di più l’uscita di questo settore dallo stato di minorità. Se ormai è noto che i videogiochi smuovono budget paragonabili ai film di Hollywood, non tutti sanno che anche nel settore più di nicchia del gioco da tavolo le cifre iniziano ad essere importanti.

Kickstarter milionari

Dai 9 milioni di dollari per Exploiding Kitten (ne parlavamo qui), fino al supplemento dedicato a come si gestisce un castello e un feudo, ideato per la quinta edizione di Dungeons and Dragons, da Matt Colville dal titolo evocativo: “Strongholds & Streaming”.

Quanto hanno stanziato gli appassionati? Oltre 2 milioni di dollari. Anche lui finisce nella Top 100 dei progetti più finanziati di sempre. Ed è sempre il tema di D&D che scalda il cuore (e alleggerisce i portafogli) degli appassionati.

Uno dei più bei progetti di sempre è quello legato a Critical Role, di Matthew Mercer, un canale Twitch che trasmette una lunga e appassionante campagna di D&D, molto curata e che è diventata punto di riferimento per i cultori del gioco di ruolo anche per l’elevata qualità tecnica (i giocatori/protagonisti sono tutti attori professionisti). Critical Role ha lanciato un KS per realizzare una serie a cartoni animati: The Legend of Vox Machina. Quasi 89 mila persone hanno sottoscritto oltre 11 milioni di dollari di pledge.

Prosegue su TPI

“Echi Resistenti” il gioco urbano che vi porta al centro della Liberazione

Durante la settimana del 25 aprile sono numerosi gli eventi che si svolgeranno a Modena e in Emilia Romagna per celebrare la Liberazione e la lotta al nazifascimo in quelle terre.

Tra le tante iniziative coordinate con l’Istituto Storico di Modena, il progetto (alla sua seconda edizione) di un “Urban Game” su questi temi curato dall’associazione PopHistory dal titolo Echi Resistenti. Urban Game della Liberazione, una sorta di caccia al tesoro, da fare da soli o a squadre, per i luoghi della resistenza modenese, alla ricerca di Irma, la staffetta partigiana che ha dei piani fondamentali per le brigate partigiane, ma non si trova.

Prosegue su TPI

Ma che cos’è il PLAY 2019?

Dal 5 al 7 di Aprile convergeranno a Modena migliaia di persone per giocare

Il Play del 2018

Il PLAY di Modena è forse la kermesse più importante che si svolge in Italia, assieme al Lucca Comics and Games, che però non è un evento esclusivamente dedicato al gioco: questo fa quindi dell’appuntamento modenese la punta di diamante della comunità ludica italiana dove giocatori, autori, editori possono avere un incontro e un feedback forte senza “distrazioni”. Le presenze del 2018 (oltre 40 mila biglietti staccati) fanno capire che anche l’Italia è stata raggiunta dall’onda lunga di questa nuova “golden age“, in cui giochi da tavolo e di ruolo, i giochi di carte e i tridimensionali, per grandi e piccini, per famiglie, ha trovato una dimensione più ampia della sola comunità degli appassionati e una sua popolarizzazione, da un lato grazie al lavoro dei molti autori che hanno avuto l’intuizione di creare giochi con poche regole, materiali eleganti ma non eccessivi, con durate contenute, capaci quindi di appassionare anche fette di pubblico meno avvezze al passare una serata con gli amici sì, ma attorno ad un tavolo. A questo elemento tecnico fondamentale, si è aggiunto un elemento di cultura di massa, sempre di più il gioco è stato ricompreso nella fiction e nel seriale, citato, parodizzato, ma comunque normalizzato ed offerto al grande pubblico che quindi non lo ha più considerato come un oggetto alieno. La fortuna di una undicesima edizione del PLAY ci porta a considerare che questo fenomeno si sta affermando anche in Italia, sebbene non ancora ai livelli della Germania o della Francia, sebbene – attraverso anche le catene librarie – alcuni titoli stiano facendo capolino anche nella GDO italica, passo necessario per portare il mercato italiano al livello dei suoi vicini per dimensioni e professionalità diffuse, nonché per capacità di attrarre investimenti e sinergie editoriali.

L’edizione del 2019 promette di essere ancora più bella, con più attrazioni, più ore di apertura, e – ci si augura – ancora più divertimento, della precedente. E soprattutto – spiegano gli organizzatori – con più spazio per giocare.

Gli organizzatori di PLAY di quella che negli anni è diventata la manifestazione italiana di riferimento per gli appassionati hanno le idee chiare: vi sarà un incremento esponenziale delle aree destinate al più importante Festival del Gioco da tavolo italiano e le giornate di apertura passeranno a tre, da venerdì 5 a domenica 7 aprile, mentre il tema scelto per l‟undicesima edizione sarà la “Corsa allo Spazio”.

L’obiettivo è commemorare in maniera giocosa e sicuramente originale il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna e celebrare al tempo stesso la crescita degli spazi nel festival del gioco da tavolo più amato dai giocatori e che lo scorso ha superato quota 40mila visitatori. La scelta del tema della “spacerace” tra superpotenze – culminato con lo sbarco sulla Luna – sarà accompagnata da eventi e appuntamenti che tra l‟altro registrano la prestigiosa collaborazione con l‟Istituto Nazionale di Astrofisica a conferma che si parla di gioco ma in modo molto serio. Lo slogan al quale si ispira la manifestazione – Entra, Scegli e Gioca – resta il cardine attorno al quale continua a svilupparsi Play.

Per l’undicesima edizione un’attenzione speciale sarà dedicata al mondo del gioco tridimensionale, vale a dire le miniature che troverà spazio all’interno di una tensostruttura dedicata. Anche i più piccoli, dopo il successo ottenuto nel 2018 da Play Kids, troveranno spazi ancora più ampi e quindi ricchi di offerte. Il resto lo scoprirete solo giocando e seguendo .

Del PLAY abbiamo già parlato anche in altri articoli, puoi trovarli QUI