Ludisburg: uno spazio per i creativi

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Il prossimo 19 gennaio Alfredo Gambino e Fabio Grano apriranno le porte – ufficialmente – di un progetto diverso nel mondo ludico italiano: Ludisburg, una piazza social dove autori ed editori potranno incontrarsi, e dove il pubblico potrà conoscere le fasi di sviluppo di un gioco, il concept, provare le versioni beta, dare feedback agli autori. In vista dell’imminente lancio ho fatto loro qualche domanda…

Lo avete annunciato ed eccoci al lancio, al calcio d’inizio di Ludisburg. Ma che cos’è esattamente?

Ludisburg è una community, o meglio sarà una community visto che stiamo per nascere…
Comprenderà giocatori, appassionati, editori, illustratori, recensori, aziende del settore ed ovviamente autori di giochi da tavolo, di carte, di ruolo, di guerra o librigame.
Saranno proprio i giochi, o meglio i “prototipi” i veri protagonisti, infatti gli autori potranno vedere evolvere le proprie idee in giochi completi grazie appunto alla community.
I prototipi quindi non dovranno essere necessariamente essere “giocabili”, potranno essere anche solo delle semplici idee da sviluppare con l’aiuto degli altri utenti.
Il prototipo diventa quindi una specie di centro gravitazionale che durante tutta la fase evolutiva coinvolgerà sempre più utenti.
Se poi l’autore sceglierà la strada dell’autoproduzione o del crowdfunding, avrà già creato una comunità di appassionati attorno al suo gioco che magari non vedrà l’ora di averne una copia.

Come nasce questo progetto, che storia c’è dietro?

Siamo appassionati di giochi da tavolo e di ruolo e per diversi anni abbiamo provato a realizzare dei giochi nostri.
La prima difficoltà incontrata era stata quella di potersi confrontare con qualcuno, chiedere consigli, soprattutto per chi inizia, far vedere il gioco a qualcuno e confrontarsi con chi conosce bene questo mondo.
Siamo stati a diversi eventi di settore, abbiamo avuto la fortuna di essere contattati da un paio di editori, ma purtroppo alla fine non se n’è fatto nulla.

Far conoscere il proprio prototipo oggi significa partecipare alle più importanti fiere ed eventi del settore e sperare di suscitare l’interesse di qualche editore, magari solo per scambiare 2 chiacchiere con il gioco intavolato.
In aggiunta, il dover viaggiare, per l’Italia o per l’Europa, per ogni incontro non è sempre alla portata di tutti, per motivi organizzativi e sicuramente economici.
Infine, il fatto che terminato un evento avresti dovuto attendere il successivo, magari a mesi di distanza, prima di poter nuovamente mostrare il prototipo a qualcuno era frustrante.

Nella “vita reale” siamo entrambi informatici e tutta la trafila sostenuta per spingere i nostri giochi ci ha fatto scattare la scintilla di unire le potenzialità tecnologiche con il mondo della prototipazione.
Perché non poter mostrare il gioco in qualunque momento e da qualsiasi luogo? Come condividere i progressi per chiedere pareri o consigli ad altri appassionati? Come contattare altri autori magari per una collaborazione?
Queste sono state solo le prime domande che ci siamo posti… e da li a breve sarebbe nato il progetto Ludisburg.

Al centro di questo social ci saranno i prototipi dei giochi, è un cambio di punto di vista interessante

Anche il gioco più bello è nato da una semplice idea” e con Ludisburg vogliamo dare la possibilità a tutte quelle idee che non riescono a venir fuori perché si è soli o non si ha abbastanza esperienza o semplicemente perché manca la giusta motivazione, ma anche aiutare gli autori che hanno bisogno di un confronto, di un parere o il consiglio che li aiuti ad andare avanti.

Oggi siamo abituati a vedere i giochi con queste scatole o copertine bellissime e divertenti da giocare, seguiamo recensori e youtuber “di fiducia” che mostrano ogni piccolo dettaglio del gioco… ma come si è arrivati a questa perfezione? Perché l’autore ha scelto quella meccanica o ha introdotto quella strana regola?
Con Ludisburg facciamo un passo indietro, possiamo vivere la nascita di quello che potrebbe diventare domani il nostro gioco preferito, condividere la fatica per la sua realizzazione e magari aiutare l’autore a non mollare nei momenti più duri.
Vogliamo dare attenzione a quello che ci sta prima, vogliamo puntare i riflettori sul processo di creazione, che sicuramente diventerà il “valore aggiunto” per tutti coloro che hanno fatto parte del lungo viaggio che ha portato quella semplice idea al gioco che conosceremo.

Parlando con voi era emerso che a volte gli editori fanno poco scouting, si fanno cercare invece di cercare. Ludisburg è una risposta?

Penso che prima o poi le parti si invertiranno… come nel mondo del lavoro, fino a pochi anni fa mandavi il tuo CV a tutte le aziende di interesse sperando in un riscontro, ed era l’unico modo per entrare in contatto con le aziende. Non avresti mai pensato che la “megaditta” ti potesse venire a cercare per offrirti un lavoro, in fin dei conti per loro non esistevi!
LinkedIn ha dimostrato il contrario, ha dato visibilità ai professionisti, da quel momento esistevano e tutte le aziende avrebbero potuto cercare puntualmente i candidati in base alle loro specifiche esigenze.
Ludisburg segue esattamente questo paradigma, come una fiera del gioco permanente, un luogo in cui gli editori, in ogni momento, potranno cercare e trovare esattamente i giochi che gli interessano.

Oltre agli autori, gli illustratori, che spesso fanno la differenza in un gioco da tavolo. Anche per loro possibilità di farsi conoscere…

Si dice che il cibo va prima mangiato con gli occhi e per i giochi non è tanto diverso… è innegabile che la componente estetica può contribuire al successo o al fallimento di un progetto, pertanto diventa imprescindibile ed estremamente importante la collaborazione con un artista professionista.
Ludisburg dedicherà proprio agli artisti, che siano illustratori, modellatori 3D, videomaker o altro, la possibilità di mostrare tutte le proprie opere e farsi conoscere e apprezzare da autori interessati ad autoproduzioni, crowdfunding ed editori e aziende del settore in cerca di nuove collaborazioni.

Ci sarà spazio anche per le altre professionalità del mondo ludico?

Sicuramente! sono tantissime le aziende e i professionisti che girano attorno alla creazione dei prototipi e più in generale nella realizzazione di giochi.
Ludisburg offre spazio a recensori che potranno scrivere i loro articoli e alle aziende che potranno offrire servizi indispensabili per ogni autore, illustratore, editore e in generale per la community.
L’obiettivo è quello di dare strumenti specifici per ognuno di essi, ma sicuramente nasceranno nuove figure professionali legate al mondo dei giochi pertanto ancora nulla è scritto.

Domanda: si paga da qualche parte?

Ludisburg nasce principalmente dalla passione per il mondo dei giochi e per la voglia di aiutare tutti gli autori che vogliono “mettersi in gioco”.
Per questo motivo vogliamo offrire i servizi necessari in maniera totalmente gratuita.
In seguito aggiungeremo servizi avanzati, specifici per autori, artisti, editori ecc.. che saranno invece fruibili attraverso un abbonamento premium o pagamenti una tantum, come ad esempio aumentare la propria visibilità o pubblicizzare un servizio alla community.

Prossimi upgrade?

Il progetto Ludisburg è nato per essere una community pertanto il nostro interesse ed obiettivo è quello di estenderla il più possibile e diventare quanto prima una realtà internazionale.

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Nuovi problemi legali alla Wizards?

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Nuove turbolenze legali si abbattono sull’amato/odiato Dungeons&Dragons? Pare di si, visto che la Gale Force Nine, la compagnia che detiene i diritti per le traduzioni in lingua straniera di D&D 5° Edizione, ha citato in giudizio la Wizards of the Coast. A riportare la notizia è la rivista americana ICv2, che ha uno sguardo attento alle tematiche industriali del settore, e che spiega come GF9 abbia portato la sussidiaria della Hasbro con l’accusa di rottura di contratto e la richiesta di 950 mila dollari di indennizzo. Sembrerebbe infatti che Wizards voglia rescindere il contratto con la Gale Force Nine al 31/12/2020 invece che alla sua naturale scadenza del 31/12/2021. Ovviamente è partita una reciproca serie di accuse che solo il Giudice (o un accordo stragiudiziale) risolveranno definitivamente. La Wizards infatti afferma che ci sono state violazioni contrattuali da parte della controparte e che traduzioni estere non sono ad un livello accettabile. Ultimamente infatti non ha più approvato nessun nuovo manuale in nessuna lingua. La Gale, dal canto suo, dice che tali violazioni non ci sono state o che comunque nei rari casi (francese e coreano) i problemi sono stati presto risolti.

Questa non è la sola causa pendente e ricordiamo l’altra grande questione aperta tra i Maghi di Seattle e gli autori di Dragonlance, per approfondimenti clicca qui.

Naturalmente questo ha comportato una certa apprensione tra i fan italiani, l’edizione di Asmodee infatti dipende dagli accordi con Gale Force Nine, ma è anche vero che probabilmente WotC si senta pronta a prendere in mano l’intera questione delle traduzioni estere e a gestirle direttamente, senza intermediari, come farebbe pensare ad esempio la recente ricerca di un brand manager per l’Italia, a sorpresa uno dei mercati più floridi per il tabletop di DnD.

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Scopriamo “Ten Candles” con Ruolizzonti

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo dagli amici di Ruolizzonti questo video riguardante il gioco “Ten Candles” di Stephen Dewey della Cavalry Games [PDF]

“Condividiamo le nostre storie per farne nascere tante altre ancora”.

Giocatori da anni abbiamo deciso di condividere la nostra passione sfruttando i canali di Youtube e di Facebook sui quali, di volta in volta, presentiamo giochi di ruolo che ci hanno affascinati usando l’Actual Play per raccontare meccaniche e ambientazioni, cercando di essere obiettivi e di dare la migliore qualità possibile.

Il primo gioco che ha colpito la nostra attenzione è stato Ten Candles.

Hai mai interpretato un personaggio di cui conosci già il destino? Ami giocare non solo per ‘portare a termine l’avventura’, ma anche per dare vita al tuo personaggio e fargli vivere una storia tragica ed emozionante? Ten Candles non ha misteri, chiarisce subito che il tuo personaggio non sopravvivrà e che quella che giocherai sarà una storia (non un’avventura), dalla quale non c’è scampo. Che gusto c’è allora nel giocarlo? Atmosfera, situazioni drammatiche, tragicomiche, memorabili interpretazioni. Questo ti da Ten Candles e questo proverai giocandone i vari scenari. Ma dato che siamo giocatori diffidenti per natura, noi di Ruolizzonti l’abbiamo provato e qui potete vederne i risultati!

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dV Giochi in prima serata: un talk settimanale per famiglie

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Tutti sono impegnati nel coinvolgere un pubblico sempre più ampio nel mondo del gioco da tavolo, alcuni lo sono più di altri e lo fanno con maggiore incisività e preparazione. Mi pare di poter dire che dV Giochi fa parte di questa seconda categoria. La casa umbra infatti ha deciso di dedicare dello spazio sui suoi canali social per un talk settimanale che coinvolga esperti del settore ma soprattutto esperti di bambini, che possano quindi consigliare davvero i genitori circa il coinvolgimento dei più piccoli coi giochi da tavolo. Si comincia mercoledì 23 settembre alle ore 21, modera gli incontri Roberta Scotto, giornalista e fondatrice del gruppo Facebook “Giochi da tavolo e di società per bambini“, ma vediamo nel dettaglio:

Gli ospiti, tra cui annoveriamo il docente e divulgatore Luca Raina, l’autore di giochi e game trainer Gabriele Mari, le neuropsicologhe Dr. Elisa Riboni e Dr. Chiara Dallatomasina, racconteranno il mondo del gioco e dell’educazione secondo diversi punti di vista e partendo da background differenti. Altri professionisti dell’educazione, esperti del settore ludico, genitori e influencer saranno annunciati prima di ogni puntata.

Lo show sarà rivolto a genitori che desiderano introdurre il gioco da tavolo nelle loro abitudini familiari, a quelli che vogliono approfondirne la valenza educativa e l’impatto sullo sviluppo della sfera cognitiva, relazionale e valoriale, a chi conosce e usa regolarmente i giochi e a chi ne è completamente digiuno. “Giocare in famiglia” significa divertirsi e crescere insieme; i dV Talk offriranno un’occasione di dialogo basato sullo scambio di esperienze e su suggerimenti pratici, al fine di divulgare i valori positivi del gioco da tavolo in famiglia.

I genitori saranno parte attiva della conversazione: ogni settimana il tema della puntata settimanale sarà oggetto di un dibattito con la community sui social, e i commenti saranno lo spunto per la discussione tra gli ospiti.

Grazie alla collaborazione di autori di giochi esordienti o già affermati, in ogni puntata ci sarà spazio per un “Game Attack”: un gioco originale da creare a casa propria, utilizzando semplici materiali di riciclo.

Di seguito le date e gli argomenti delle puntate, suscettibili di variazioni.

23 settembre – ore 21:00Accendere le menti con i giochi da tavolo
30 settembre – ore 21:00Saper vincere, saper perdere e collaborare
7 ottobre – ore 21:00 Rispettare le regole, i tempi, i materiali
14 ottobre – ore 21:00 Acquisire fiducia in sé stessi e autonomia
21 ottobre – ore 21:00 Uscire dagli schemi e stimolare la creatività

Buona visione e buona fruizione!

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Aggiornamenti dragonici

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Un un-due molto tosto quello che la casa di Seattle ha tirato giù in questi giorni concitati. La Wizards of the Coast ha infatti fatto due annunci molto importanti ancorché molto diversi tra di loro: il primo – in ordine di tempo – è che rivedrà la sua politica “razziale” all’interno dei propri manuali di regole e avventure, la seconda sulla nuova campagna ufficiale che verrà prodotta e che uscirà dopo l’estate negli USA: Icewind Dale: Rime of the Frostmaiden, ambientata nei Reami Dimenticati. Ma andiamo con ordine.

Un giugno particolare

Giugno è tradizionalmente il mese in cui si svolgono la maggior parte dei Pride in Occidente, ma quest’anno le cose sono andate diversamente a causa – ma non solo – del Coronavirus. A questo bisogna aggiungere l’imponente e diffusa rivolta razziale che ha mobilitato milioni di persone (tra l’altro questo è un anno elettorale e in palio c’è niente meno che la Casa Bianca…) dopo il brutale assassinio di George Floyd durante un arresto a causa della brutalità operata dalla polizia, una brutalità che – negli USA – colpisce in maniera sistematica la comunità afroamericana. Ne sono conseguite, come sicuramente sapete, molte mobilitazioni internazionali e i temi delle due minoranze (quella LGBTQI+ e Afrodiscendente) si sono inevitabilmente incrociate. Anche in DnD.

Fine delle “razze malvagie”?

Probabilmente sì, almeno quelle che sono anche giocabili diventeranno meno granitiche nelle loro convinzioni, in particolare il comunicato rilasciato dal team di DnD parla esplicitamente solo di Orchi (a cui dovrebbe venir rimosso il malus all’intelligenza) e Drow e – ma per altre questioni di caratterizzazione e fuoriuscita da uno stereotipo – i Vistani (tra l’altro la notizia che ben due libri riguarderanno i Vistani fa ben sperare per gli amanti di Ravenloft, ndr). Andiamo a leggere:

Dungeons & Dragons insegna che la diversità è un punto di forza, poiché solo un gruppo eterogeneo di avventurieri può superare le molte sfide che una storia di D&D presenta. In questo spirito, rendere D&D il più accogliente e inclusivo possibile è diventata una delle nostre priorità negli ultimi sei anni. Vorremmo condividere con voi ciò che abbiamo fatto e ciò che intendiamo fare in futuro per affrontare i contenuti dell’eredità di D&D che non riflettono chi siamo oggi. Riconosciamo che fare questo non significa arrivare ad un punto in cui possiamo riposare sugli allori ma continuare a dirigerci nella giusta direzione. Riteniamo che essere trasparenti al riguardo sia il modo migliore per consentire alla nostra comunità di aiutarci a continuare a calibrare i nostri sforzi.

Uno degli obiettivi espliciti di progettazione della 5a edizione di D&D è quello di rappresentare l’umanità in tutta la sua meravigliosa diversità raffigurando personaggi che rappresentano una serie di etnie, identità di genere, orientamenti sessuali e credenze. Vogliamo che tutti si sentano a casa attorno al tavolo da gioco e che possano vedere riflessi positivi di loro stessi all’interno dei nostri prodotti. “Umano” in D&D significa tutti, non solo versioni fantasy dei nord europei, e la comunità D&D è ora più diversificata di quanto non sia mai stata.

Nel corso dei 50 anni di storia di D&D, alcuni dei popoli del gioco – gli orchi e i drow sono due dei primi esempi – sono stati caratterizzati come mostruosi e malvagi, usando descrizioni che ricordano dolorosamente quanto i gruppi etnici del mondo reale sono stati e continuano ad essere denigrati. Non è giusto, e non è qualcosa in cui crediamo. Nonostante i nostri sforzi coscienti nella direzione contraria, abbiamo permesso che alcune di quelle vecchie descrizioni riapparissero nel gioco. Riconosciamo che per vivere i nostri valori, dobbiamo fare un lavoro ancora migliore nella gestione di questi problemi. Se commettiamo errori, la nostra priorità è mettere le cose a posto.

Ecco nello specifico cosa alla Wizards vogliono migliorare o implementare in maniera diversa e con una attenzione più costante. Dal comunicato:

– Presentiamo orchi e drow in una nuova luce in due dei nostri libri più recenti, Eberron: Rising from the Last War ed Explorer’s Guide to Wildemount. In quei libri, orchi e drow sono moralmente e culturalmente complessi tanto come gli altri popoli. Continueremo questo approccio nei libri futuri, descrivendo tutte le persone di D&D in modi in cui ci si possa riconoscere e chiarendo che sono liberi, come gli umani, di decidere chi sono e cosa fanno.
 

– Quando ogni manuale di D&D viene ristampato, abbiamo l’opportunità di correggere gli errori che noi o la più ampia comunità di D&D abbiamo scoperto in quel manuale. Ogni anno, sfruttiamo queste opportunità per risolvere una varietà di cose, inclusi errori di giudizio. Nelle recenti ristampe di Tomb of Annihilation e Curse of Strahd, ad esempio, abbiamo cambiato il testo che era insensibilmente razziale. Queste ristampe sono già state stampate e saranno disponibili nei prossimi mesi. Continueremo questo processo, rivedendo ogni manuale man mano che ne esce una ristampa e correggendo tali errori dove sono presenti.
 

– Entro la fine dell’anno rilasceremo un prodotto (non ancora annunciato) che offre un modo per personalizzare le origini del personaggio, inclusa la possibilità di modificare gli aumenti dei punteggi di Caratteristica che derivano dall’essere un elfo, un nano o una delle molte altre persone giocabili in D&D. Questa opzione sottolinea che ogni persona nel gioco è un individuo con capacità proprie.
 

– Curse of Strahd includeva un popolo noto come Vistani e presentava l’eroina Vistani Ezmerelda. Purtroppo, la loro rappresentazione fa eco ad alcuni stereotipi associati al popolo dei gitani nel mondo reale. Per ovviare a questo, non solo abbiamo apportato modifiche a Curse of Strahd, ma, lavorando con un consulente gitano, in due libri in uscita mostreremo anche i Vistani in un modo che non si basa su stereotipi riduttivi.
 

– Abbiamo ricevuto preziose informazioni dai lettori sensibili su due dei nostri libri recenti. Stiamo incorporando lettori sensibili nel nostro processo creativo e continueremo a contattare esperti in vari campi per aiutarci a identificare i nostri punti ciechi.
 

– Cerchiamo in modo proattivo nuovi e diversi talenti da unire al nostro staff e al nostro pool di scrittori e artisti freelance. Abbiamo coinvolto collaboratori che riflettono la meravigliosa diversità della comunità di D&D per lavorare sui libri che usciranno nel 2021. Investiremo ancora di più in questo approccio e aggiungeremo una vasta gamma di nuove voci nel nostro coro di narratori di D&D

Fin qui la notizia in sé, che non ha mancato di far dividere la community in due fazioni – almeno di chi ha voluto dare un contributo – una molto favorevole a questa dichiarazione di intenti e una (con varie sfumature) più reticente, convinta che la cosa sia dettata più da ipocrisia che da sincero interesse per la questione oppure che queste continue trasformazioni di alcuni capisaldi del gioco rischino di snaturarlo e renderlo diverso da ciò che è, in sostanza rovinandolo solo per inseguire il politicamente corretto.

Ora è vero che la modalità con cui – di solito – in ambito americano vengono affrontate le questioni di questo genere tendono ad essere molto spesso un incrocio tra ipocrisia e convinzione (infantile) che basta depurare il linguaggio per risolvere un problema. Personalmente non sono contrario ad affrontare una nomenclatura di gioco se essa è considerata razzista o sessista, quel che so per certo è che tutto questo può contribuire al massimo a migliorare la comfort zone del tavolo da gioco, ma non cambierà minimamente le cose al di fuori di esso, dove il drago (il razzismo istituzionalizzato) è forte davvero. Per cambiare le cose devono cambiare i rapporti di forza, devono cambiare le allocazioni delle risorse dalla repressione alla prevenzione del crimine, e quindi dalle carceri (gli USA hanno la più grande popolazione carceraria del mondo, ndr) alle scuole (tra le peggiori dell’OCSE) tanto per cominciare.

Non solo “etica”, anche bei manuali

Come dicevamo l’annuncio in grande stile di una campagna (livello 1-12) nelle remote regioni a nord della Spina Dorsale del Mondo, nella mitica Icewind Dale (già celebrata da ben due bellissimi videogame) resa celebre dai primissimi romanzi di R.A. Salvatore che – si può dire – ha plasmato i Reami almeno quanto Ed Greenwood. Nello specifico nel modulo i PG affronteranno l’ira di Auril ma soprattutto una campagna in larga parte sandbox con forti tinte investigative e con la possibilità di giocare un nuovo aspetto del proprio background: gli Oscuri Segreti…

Al di sotto dell’incrollabile cielo notturno, vi trovate dinanzi a un ghiacciaio torreggiante e recitate un’antica rima, causando una crepa nella grande muraglia di ghiaccio. Al di là di questa fenditura sbadigliante, le Caverne della Fame (Caves of Hunger) attendono. E oltre questo dungeon ghiacciato si trova un segreto così antico e terrificante che pochi osano parlarne. I maghi pazzi della Fratellanza Arcana (Arcane Brotherhood) bramano di possedere ciò che la furia del dio dell’inverno ha così freddamente preservato – e così pure voi! Quali fantastici segreti e tesori sono sepolti nel cuore senza sole del ghiacciaio, e che cosa potrebbe significare la loro scoperta per gli abitanti di Icewind Dale? Sarete in grado di salvare le Dieci-Città (Ten-Towns) dalla notte perpetua della Fanciulla del Gelo (Frostmaiden)?

(Dragon’s Lair)

Assieme al volume anche una serie di ulteriori accessori: mappa, carte personaggi, un fumetto che accompagnerà i lettori in questa nuova campagna ufficiale e un bellissimo set di dadi!

Niente male davvero, chissà quando arriverà in italiano? Dovremo chiedere ad Asmodee, ma speriamo presto (anche se dubito che per Natale 2020 possa arrivare).

DnD agli albori del videogaming

Caso ha voluto che in questi stessi giorni sulla piattaforma Gog.com venisse rilasciato il pacchetto completo di tutti e tre i capitoli del mitico Eye of the Beholder, avventura pixellosissima degli anni ’90 quando ancora esisteva la TSR. Sviluppato da Westwood Studios e basata sui Forgotten Realms e le regole di AD&D è stato forse il primo gioco basato sulle regole del nostro amato gdr o comunque il più fortunato dell’epoca. Scaricateli è gratis!

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Una scorpacciata di GdR al Comicon 2020

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Primo esempio di fiera virtuale in Italia, il Comicon di Napoli non vuole lasciare a bocca asciutta il pubblico nostrano e propone un mese ricco di ruolate per praticamente qualunque titolo sia stato pubblicato in italiano, per il mese di Giugno. L’iniziativa si chiama non a caso “Role Playing June” e si svolgerà sul server Discord del Comicon. Ma non è tutto. Leggendo l’annuncio si capisce che lo schema è davvero quello della convention, non ci sarà solo la possibilità di sedere al tavolo (virtuale) e giocare, provando titoli nuovi o mai approcciati, ma ci saranno anche momenti della giornata in cui sarà possibile il contatto diretto tra pubblico e autori e designer, esattamente come in fiera. Tra i titoli, secondo gli organizzatori:

 Dungeons & DragonsIl richiamo di CthulhuPathfinderCyberpunkVampiri la Masquerade alle produzioni indipendenti. Un panorama che spazierà dalle distopie di Sigmata e Nameless Land alle arti marziali di Dragon Fighters, dai supereroi di M&M e Urban Heroes al noir di Blades in the Dark, passando per la fantascienza (DegenesisEvolution PulseThe SprawlVulcania), l’horror (LovecraftesqueSine Requie) e il fantasy di RyuutamaL’Ultima TorciaShattered Tower e Symbaroum. Senza dimenticare i più recenti successi nati da campagne Kickstarter, con cifre record per l’Italia, quali BrancaloniaLex ArcanaHistoria, Not The End e Coriolis.

(dal sito del Comicon)

Il calendario è già fissato e ci sono eventi dal 1 al 28 giugno, sarà davvero possibile provare quasi tutto, posti permettendo. Un ottimo risultato e una gran prova di resilienza da parte dell’organizzazione napoletana e della community giocoruolesca!

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Sul “pretendere” e sulle inevitabili trasformazioni del settore ludico

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Credo che non vedremo queste scene per un po’…

Qualche giorno fa ho scritto un piccolo articolo sul fatto che lo standard nella produzione e distribuzione del gioco dovrà probabilmente cambiare in relazione alle nuove necessità e alle trasformazioni prodotte dalla pandemia. Quel pezzo è stato apprezzato da alcuni e criticato – specie nei toni – da altri. Sui toni mi scuso e mi scuso (nuovamente) se qualcuno potrebbe aver frainteso le mie parole. Il post è stato aggiornato e lo trovate qui.

Oggi ho trovato un post di The World Anvil, editore tra le altre cose di Evolution Pulse Rinascita del Monad System, che in qualche modo rispondeva a quel post “citandomi” con uno screenshot (sic!). E’ giusto e ringrazio Tommaso per averlo fatto, credo che la discussione sia FONDAMENTALE in qualunque situazione e contesti. Specie se si vogliono trovare soluzioni. Trovate la nota facebook qui.

Ho deciso di rispondere perché tirato in ballo e perché credo che il confronto sia utilissimo, specie in una community relativamente piccola in cui a volte le cose si dicono solo a mezza bocca. Ma qui il tema è davvero zero polemiche. La mia risposta al post, che riporto qui, è stata questa:


Gentilissimi The World Anvil Publishing vi rispondo perché chiaramente chiamato in causa. Dico subito che quel post è stato aggiornato proprio perché frainteso da molti autori di cui ho il massimo rispetto, quindi evidentemente la colpa è mia per non aver saputo contemperare una esigenza dal lato della domanda con quelle dal lato dell’offerta. Detto questo e rinnovando l’apprezzamento per chi fa questo lavoro (ne parlo su un blog in primis per ammirazione), è evidente che il tempo presente (che può durare un mese o un anno, ma soprattutto ha dimostrato di non essere più una situazione ipotetica) cambia tantissimo nel regno dell’editoria, dalla più classica a quella ludica, prodotti creativi con problemi simili (logistica, concorrenza delle grandi catene, pubblico ahimé limitato), è chiaro che il futuro implica un cambiamento, quanto sarà traumatico dipende dalle decisioni degli attori in campo, la mia resta una provocazione, in questi 50 giorni abbiamo visto migrare l’intera comunità su Discord e Roll20, case editrici, autori, associazioni, fiere si sono convertite a questa modalità e abbiamo potuto sperimentare con mano che a) esiste questo canale e b) che non tutti i giochi erano supportati per questa modalità allo stesso modo. Non è un giudizio e non va vissuto come un giudizio. Le persone e il loro lavoro è sacro per me e ciascuno va remunerato per quello che fa, ci tengo a ribadirlo. Ma è chiaro che il nuovo mercato, quello che sta emergendo da questa situazione cambia le carte in tavola, e “pretendere” si riferisce a questo fatto: in futuro un gioco di ruolo (per i giochi da tavolo è chiaramente diverso e molto più complesso) che non prevedesse nella sua gestione una ricaduta sull’online sarebbe un gioco che probabilmente verrà giudicato mancante di qualcosa. Come se mancassero le immagini dal manuale o come se la rilegatura fosse fatta male. E’ cambiato – secondo me – lo standard. Questo non vuol dire chissà cosa, ma potrebbe implicare che se il tuo gioco richiede dadi speciali tu possa pensare anche a garantirmi il bot funzionante per giocare online su discord o se realizzi un gioco in cui la griglia di combattimento è importante mi metta a disposizione segnalini e scheda su Roll20, perché se il mio modo di fruire i giochi dovrà cambiare, allora deve cambiare anche il modo in cui mi viene proposto quel gioco. Io spero di aver chiarito il mio punto di vista e spero davvero che questa sia una occasione di confronto e non di chiusure corporative. Se ho offeso qualcuno chiedo scusa, sinceramente. Se invece il tema è che non si possono muovere critiche costruttive al settore allora il problema non sono io, ma il settore.

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Se dobbiamo stare a casa, dobbiamo pretendere qualcosa in più da chi fa giochi

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Abbiamo superato quota 40 giorni di quarantena, cioè l’abbiamo riportata al suo valore originale, semantico e nel frattempo – tralasciando per un momento tutte le considerazioni economiche e sociali – abbiamo imparato a giocare coi nostri amici con cuffia e pc. C’era naturalmente chi lo faceva anche prima, ma era una scelta. Oggi non abbiamo scelta. O giochiamo per via telematica o non giochiamo. Così abbiamo scoperto che quando non puoi vederti in faccia con gli amici di una vita, la tua collezione di cinquanta, sessanta, settanta titoli te li dai in faccia. Non sono molti i giochi da tavolo che si possono portare in una partita in remoto, certamente ci sono delle opzioni virtuali interessanti, alcune fatte benissimo, ma sono limitate e non coprono tutte le opzioni. “E quante ne vuoi pure te!” mi direte. Vero, verissimo! Ma ora che sappiamo, o che ci stiamo accorgendo, che questa condizione non è di breve durata è il momento di chiedersi: adesso come si gioca?

Non c’è dubbio che in queste condizioni il gioco di ruolo sia avvantaggiato, io stesso ho aumentato a dismisura le mie partite come immagino molti di voi, approcciandomi a Discord e/o Roll20, complici anche le molteplici e meritorie iniziative di gruppi, case editrici e associazioni che hanno organizzato tavoli virtuali. Del resto questo era il periodo delle fiere…

Sapendo che probabilmente la questione del “distanziamento sociale” sarà al centro, un centro vuoto, una mancanza, del nostro dibattito pubblico ancora per diversi mesi, forse anche per un anno e mezzo e che potrebbe non essere l’ultima volta che ci troviamo in questa situazione (il nesso tra ambiente e uomo è strettissimo e i nodi stanno venendo al pettine) sarà ora che editori e autori si mettano in testa di inserire permanentemente nei loro progetti anche varie forme di supporto digitale delle loro creazioni. Io credo che nel medio periodo giochi che si possano fare a distanza saranno da preferire o da avere tanto in catalogo quanto in casa, così come supporti quali la musica ad hoc da inserire nei bot di Discord, o mappe, schede, segnalini avventuriero per Roll20. Penso che dovremo pretendere che tutti i prossimi kickstarter o le prossime localizzazioni di un gioco abbiano anche quel genere di supporto, se il nostro destino per i prossimi 12-18 mesi è quello di lockdown a singhiozzo o di nuove norme sugli assembramenti o se ci autoimporremo distanze sociali, allora dobbiamo entrare in questo ordine di idee. Si giocherà online e tanto, se un editore vuole supportare un gioco non può più ignorare questa esigenza, altrimenti sarà come avere un capitolo mancante in un manuale.

(aggiornamento 17:43) – Confrontandomi con lettori, editori e autori ho riscontrato sia interesse per la proposta, che plauso, che critiche per i toni. Queste poche righe volevano e vogliono essere uno stimolo al confronto e una provocazione che ci faccia capire – in questi tempi particolari – che alcune cose cambieranno e altre già cambiate. Mi sono già preoccupato delle ricadute sull’anello della distribuzione in un altro articolo e conto di tornarci presto, questo per dire che non mi interessa distruggere le filiere ma valorizzare non solo il lavoro, ma anche la possibilità per i giocatori di fruire di una esperienza ludica. Quando dico pretendere chiedo un cambio di mentalità al settore che deve prendere atto di una trasformazione che c’era già prima del lockdown di una quarantina di giorni fa, quando dico minimo sindacale è per dire che c’è una asticella che si è alzata anche se non tutti se ne sono ancora accorti. Gioco da tavolo e gioco di ruolo hanno fruizioni molto diverse e hanno subito impatti probabilmente diversi da questa quarantena, capisco benissimo che non avranno le stesse traiettorie dopo alla riapertura o per quel cambio che non solo io auspico. Il rispetto per il lavoro e per le vite di chi opera in questo settore resta per me non solo inalterato, ma accresciuto.

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Sono passati 2 anni…

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Sono passati esattamente due anni dal primo goffo post su questo blog. Due anni in cui ho conosciuto moltissime persone incredibili, alcuni matti, e uno o due gaglioffi nel mondo dell’editoria ludica italiana. Ho imparato un sacco di cose, letto e giocato più roba di quanto potessi immaginare senza farmi venire l’orticaria. Il più delle volte almeno.

Due anni che pensavo ci avrebbero portato a vedere una “radiosa alba” e – come molti di voi – invece sono rimasto tramortito da una pandemia che ha messo in stand by le vite di molti di noi, costringendoci ad esistenze separate da tutto e da tutti. Posso solo immaginare la pena di molti che coi negozi, la distribuzione, le fiere, ci campano ed hanno davvero tutta la mia stima e la mia solidarietà. Non pensavo che sarei stato testimone di tutto questo e invece è capitato. Vedo molte energie, vedo persone appassionate che proseguono coi propri progetti e li adattano alla mutata situazione, vedo corsi, partite, dirette, kickstarter che non si fermano e anzi si moltiplicano. E’ quella che chiamano, mi par di capire, resilienza: la capacità di adattarsi positivamente all’ambiente circostante e alle sue mutate condizioni.

Scrivere e prendersi come obbiettivo quello di descrivere un mondo, ancorché piccolo e spesso autoreferenziale come quello del gioco, in un paese come l’Italia, è una sfida, e oggi è anche una “responsabilità”, spero vivamente di poter essere all’altezza di questa matta idea che mi è venuta due anni fa. Il blog è cresciuto in traffico, la pagina in contatti, ma la domanda che mi pongo è: io sono cresciuto? Certamente sono invecchiato. Ma cresciuto? Questo impegno mi ha permesso di capire meglio il mondo che mi circonda, fosse anche solo il piccolo stralunato mondo del gioco? Non so nemmeno se voglio una risposta, so che anche in questi giorni difficili per tutti, l’impegno e la buona volontà non sono finiti e scusate se per oggi non vi parlo di un prodotto, o di una iniziativa ma ci fermiamo a chiacchierare di cose senza capo né coda. A volte serve e se questo è un blog ogni tanto ci si ferma e si parla col proprio pubblico. E allora vi chiedo: cosa manca? cosa può migliorare? cosa va bene e cosa no? che tipo di interazione vorreste con me? mi devo mettere pure io a fare le dirette (no dico, ma siamo seri)?

Viviamo in “tempi interessanti” (e fa ridere che l’augurio di vivere tempi interessanti, sia una maledizione cinese), ma è anche vero questo “vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso“, e allora facciamolo fruttare e fiorire. E’ primavera, scrivo queste poche righe la domenica di Pasqua, siamo un po’ tutti moralmente chiamati a risorgere un po’…

– Oh, Aslan! – esclamarono entrambe fissandolo impaurite e contente al tempo stesso. – Non eri morto, allora, caro Aslan?
– chiese Lucy.
– Non lo sono più – rispose il leone.
– Non sei… non sei un… – domandò Susan con voce tremante. Non sapeva decidersi a dire la parola “fantasma”. Aslan si avvicinò, piegò un poco la testa e le diede una leccatina sulla fronte. Susan sentì il calore del suo fiato e quella specie di profumo che sembrava diffuso intorno a lui.
– Ti sembro un fantasma? – chiese Aslan.
– Oh, no! Sei vivo, sei vivo! – gridò Lucy, e tutt’e due si lanciarono verso di lui, ripresero ad abbracciarlo e accarezzarlo e coprirlo di baci.
– Ma cosa significa tutto questo? – chiese Susan quando si furono un po’ calmate. Aslan rispose:
– Significa che la Strega Bianca conosce la Grande Magia, ma ce n’è un’altra, più grande ancora, che lei non conosce. Le sue nozioni risalgono all’alba dei tempi: ma se lei potesse penetrare nelle tenebre profonde e nell’assoluta immobilità che erano prima dell’alba dei tempi, vedrebbe che c’è una magia più grande, un incantesimo diverso. E saprebbe così che, quando al posto di un traditore viene immolata una vittima innocente e volontaria, la Tavola di Pietra si spezza e al sorgere del sole la morte stessa torna indietro!
– Oh, è meraviglioso! – esclamò Lucy battendo le mani e saltando dalla gioia. – E ora, come ti senti, Aslan?
– Sento che mi ritornano le forze e, bambine mie, prendetemi se vi riesce! (C.S. Lewis – Il Leone, la Strega e l’Armadio)

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Come si gioca al tempo del Coronavirus

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Prima è stato il revival di un gioco per cellulare, Plague Inc, che ha trovato un nuovo fasto in questo momento di crisi, tra la curiosità di come funziona una pandemia, e la voglia di esorcizzare questa paura. Non a caso il record di vendite è avvenuto in Cina il mese scorso (Corsera).

Poi c’è stata la teoria dei complottisti-un-tanto-al-chilo che ha tirato in mezzo il gioco Illuminati (Steve Jackson Games). Complottardi che già avevano fatto discutere (o ridere) di sé circa gli attacchi dell’11 settembre e alcune carte singolarmente evocative…

…che ora se la prende con la storia delle quarantene causata da Epidemia. Altra carta del gioco.

Ovviamente tutto questo si commenta da solo, però fa sempre piacere vedere un gioco che si apprezza sulla bocca di tanti (sarcasm mode on)…

Del resto poi è facile per i boardgamers fare i simpatici con le battute sull’attualità di Pandemic (Asmodee), gioco cooperativo che ha avuto diverse incarnazioni (da Cthulhu alle invasioni barbariche, fino alla modalità Legacy) e un grande successo internazionale. Se esiste un gioco simbolo di un periodo storico forse è proprio questo. Allegramente – si diceva – ora tutti a casa a giocare da tavolo. Inevitabilmente alla fine è divenuta una triste necessità. Si sta a casa – o almeno si dovrebbe – in alcuni casi (la cosiddetta zona rossa) più convintamente di altri (a Roma la movida non si è fermata, e invece dovrebbe eccome).

E allora che si fa?

Per giocare si scoprono modalità alternative di fruizione del gioco da tavolo, si rispolverano i family game per far giocare anche i più piccoli inchiodati a casa dal blocco delle scuole (per ora fino al 15 di marzo, ma non è da escludere che la misura verrà allineata al blocco totale fino al 3 aprile) insieme a mamma e papà. E poi le piattaforme per giocare online di ruolo sui server Discord dove realtà come Racconti da Gdr o la casa editrice Need Games! si sono mosse in questo senso dando prova di grande generosità (anzi se ci sono altre realtà che hanno aperto propri server in questo periodo segnalatemeli).

Non male, segno di vitalità e di una community che si organizza e “viene in soccorso”.

Sul lato gioco da tavolo invece non posso che segnalarvi Board Game Arena che ha anche una sua pagina in italiano che vale la pena di esplorare e trovare – anche lì – compagni di gioco. Segnalo una più ampia disamina di queste piattaforme a questo articolo di Ludo Fun Club e questo video di Miss Meeple:

ottimo tutorial di Miss Meple

Mettiamoci in testa che questa emergenza va presa seriamente ed ha e avrà seri impatti anche economici, perfino nel mondo del gioco da tavolo (di tutti i tipi) ma in particolare i giochi ricchi di miniature, tutte per lo più prodotte in Cina che, colpita duramente e in lockdown da settimane nella zona di Wuhan, ha ritardato moltissime consegne (Yahoo Finance). E anche se gli hikikomori sono improvvisamente diventati di moda, ricordiamoci di tenere un filo rosso con le nostre amicizie e che presto o tardi, settimana più settimana meno, torneremo al parco, alle grigliate con gli amici e con le partite in veranda…

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