Undo. Cambia il passato, per salvare il presente

Questo week end la redazione ha provato per voi un nuovo gioco da tavolo “UNDO Cambiate il destino! – Sangue sul selciato“.

Si tratta di un card game della serie UNDO – cambiate il destino!” di Michael Falm e Lukas Zach edito in Italia da dV Giochi per cui sono usciti anche i casi “La festa dei ciliegi in fiore” e “Una maledizione dal passato“.

Il gioco ben si adatta a giocate in famiglia, perfettamente fruibile da grandi e piccini che siano amanti del giallo (per 12-99 anni): l’obiettivo del gioco è quello di viaggiare nel tempo cercando di cambiare la sorte della vittima, in modo da evitare avvenimenti spiacevoli come ad esempio un omicidio.

All’interno della scatola trovate 22 carte grandi (5 carte regolamento, 13 storia, 4 soluzione) e 60 carte piccole ( 9 carte segnatempo, 4 lente d’ingrandimento, 33 carte destino e 13 indizio), non avrete bisogno di nient’altro per giocare.

All’inizio del gioco il primo giocatore decide quale destinazione visitare tra le carte Storia a disposizione, una volta letta la carta decide quale cambiamento apportare all’evento e se usare o meno una lente di ingrandimento che permette di leggere la carta indizio associata a ciascuna carta storia. Lo scopo quindi del gioco è capire cosa è successo nella storia della vittima, anche molto indietro nella sua vita, e aiutarlo a fare scelte che prevengano l’evento infausto. Le carte tempo corrispondono al numero di mosse (destinazioni da visitare) che i giocatori possono effettuare per ogni partita. Dopo aver scelto una delle tre opzioni indicate nella carta storia, dal mazzo delle carte destino viene pescata la carta corrispondente alla risposta data. Se avrete cambiato il destino in meglio riceverete dei punti positivi altrimenti potreste ottenere zero (nessun cambiamento) o addirittura dei punti negativi (la storia è stata peggiorata).

Alla fine del gioco questi punti definiranno se è stato cambiato effettivamente il destino della “vittima” ed eventualmente in che misura.

Le regole sono spiegate nelle prime carte che troverete, questo aspetto assieme al materiale essenziale di Undo, rende il gioco subito fruibile, alleggerendo moltissimo la fase iniziale di setup e quasi azzerando i tempi di spiegazione.

A proposito di tempo di gioco, la durata complessiva è di circa un’ora ma può variare in base al numero di giocatori. Undo infatti è un gioco cooperativo che è possibile intavolare tanto come “quasi fillerino” durante una serata tra amici (fino a 6 componenti) quanto in solitaria (quasi come un breve librogame). In ciascun turno si può ragionare insieme per capire cosa è successo o come procedere ma sarà sempre il giocatore di turno ad avere l’ultima parola sulla destinazione da visitare o sul cambiamento di evento da scegliere.

Il gioco, per la sua forte componente narrativa e per il suo regolamento chiaro e sintetico, risulta adattarsi bene sia a giocatori esperti appassionati del mistero, che a giocatori casual nel mondo del boardgame: stimolante ma non difficilissimo. E’ un card game che non necessita di un tavolo enorme per essere intavolato, e questo lo rende prezioso e – date le dimensioni contenute della scatola – un ottimo “pocket game“, da infilare in borsa e portare in giro.

Il principale e – forse unico – difetto è che non è un gioco ad immediata rigiocabilità, come le stesse regole ammettono, suggerendo ai giocatori di far passare qualche tempo prima di riprovare in caso di fallimento. Che tu perda o abbia fatto un punteggio relativamente basso, rigiocarlo a breve distanza rischia di azzerare la suspence, che in un giallo, è l’elemento chiave. Tutti gli altri titoli sono giochi autonomi e dunque non esiste un ordine di acquisto o gioco, ma ogni confezione di Undo è una partita a sé.

Ringraziamo dV Giochi per averci fornito una copia del gioco

Oggi parliamo di Coimbra

Oggi si parla di Coimbra. No, non la città portoghese, ma il gioco di dadi e carte di Virginio Gigli e Flaminia Brasini, edito da Ghenos Games. Questo gioco mi è arrivato da tempo a casa e ci ho messo un po’ ad intavolarlo, non sembrava mai il momento opportuno, poi ci ho fatto tre partite in quattro giorni. Lo avevo provato nel caos di Modena Play 2019 e mi aveva fatto una ottima impressione, una prova più analitica, coi miei tempi mi ha dato ragione.

Coimbra è un gioco solido, per 2-4 giocatori, che può svoltare una serata tra amici. A parte il fatto che ha uno stile di colori e immagini che mi ha fatto innamorare, è la meccanica di gioco che è molto interessante, nel quale si mettono insieme i meccanismi delle aste, del draft e la strategia del deck building. Il gioco si svolge in quattro turni, in cui si consumano 12 carte per turno, esse possono essere acquistate dagli aspiranti signori di Coimbra tramite oro o soldati, le due valute su cui si basa il gioco. Ogni carta vuole essere pagata con una delle due valute, ma “quanto” è determinato da un meccanismo di aste basate su un pool di dadi che viene lanciato ad inizio turno. A giro, secondo l’ordine di gioco, si prende un dado colorato (anche i colori sono fondamentali): il valore scelto paga la carta, per cui se scelgo un 3 pagherò tre la mia carta, ma sceglierò dopo il 4, il 5 o il 6 ovviamente e questo “sconto” viene pagato dal rischio di non avere la carta che volevo inizialmente.

Ogni carta corrisponde ad un segnapunti che riguarda i quattro ordini della città: membri del consiglio (grigio-nero, che determina la rendita dei soldati), mercanti (arancione, che determina l’oro), chierici (viola, movimento del pellegrino), nobiltà (verde, punti). Acquisire una carta di un colore fa crescere il proprio segnalino sulla relativa tabella, e può consentire di ottenere la relativa rendita in valute, punti o movimento.

I dadi scelti durante la fase di draft hanno colori corrispondenti ai quattro indicatori. Poiché durante un turno si giocano solo tre dadi, ad ogni turno è possibile attivare non più di tre dei quattro indicatori e dunque solo (fino a) tre su quattro rendite. In un turno potreste ritrovarvi (sia per scelta che per necessità) ad avere più movimenti di quanto volevate o più oro. Costruire un turno in cui tutto vada come previsto è difficile perché gli avversari possono “rubarvi” il dado che speravate di avere, oltre alla carta che speravate di ottenere in quel momento.

Scopo di Coimbra è fare punti, il modo per farli è davvero vario: si possono finanziare spedizioni, si può fare in modo di avere punti tramite combinazioni di carte, o facendo muovere opportunamente il proprio pellegrino attraverso le chiese della Città. Difficile vincere tralasciando totalmente uno di questi aspetti.

Al di là delle regole, il gioco è realmente intuitivo, anche se bisogna ammettere che il tripudio di icone, e segnalini da muovere in determinate fasi (ce ne sono 6) rende il primo turno della prima partita un po’ ostico, e sicuramente avere al tavolo persone che non lo hanno giocato può rallentare e disorientare, ma già dal secondo giro (per non parlare della seconda partita) le cose appaiono molto chiare e dunque divertenti.

Il gioco simula bene l’idea di ottenere forza e influenza sulla città accaparrandosi alleati di peso tra il clero, i nobili, i mercanti, finanziando tanto le spedizioni quanto la devozione popolare visitando le chiese, ciascuna col suo vantaggio da usare durante la partita o per aumentare i punti in chiusura. Il tabellone tuttavia è quasi un astratto e solo le illustrazioni delle carte fanno rivivere pienamente il senso del secolo d’oro iberico.

Il gioco inoltre scala bene sia in due che in quattro giocatori, dove ovviamente dà il suo meglio. Non so dire come sia giocato in tre, ma suppongo che funzioni a dovere. E’ un gioco davvero per tutte le età, ma non per giocatori casual, la quantità di variabili da ricordare lo rende un gioco per hard player. Il giudizio però non può che essere positivo e devo dire che questo titolo entra di diritto nella mia top ten.

Ringrazio Ghenos Games che mi ha fornito una copia del gioco per poterlo provare.

Un kickstarter che entrerà nella Historia

Si è concluso nel weekend un bellissimo kickstarter di Mana Project Studio: Historia. Diciamo subito che la sensazione che andasse bene si è avuta subito quando in appena due ore la cifra richiesta era già arrivata. I trenta giorni successivi sono stati soltanto la consacrazione di un team già forte di un bel risultato, Journey To Ragnarok, e che si porta a casa – per un prodotto che uscirà in inglese, francese e italiano – ben 100 mila euro, oltre il 666% dell’obbiettivo e 2130 sottoscrittori. Un kickstarter non fortunato, ma semplicemente molto ben pianificato, con stretch goal di altissimo livello per i professionisti che andranno a impreziosire un lavoro già bello di suo.

Una videointervista di Progetto Gaming al tema di Historia

Sul piatto, offerti ai backers c’erano il brand manager del World of Darkness, Jason Carl, il game designer di 7th Sea e della prima edizione di Legend of The Five Rings, John Wick, il nostrano Andrea Lucca, podcaster della Locanda del Drago Rosso e tra gli autori di JtR e molti altri. Una fatica premiata da giocatori italiani in primis ma anche statunitensi (il secondo gruppo più numeroso) e ovviamente francesi (i cugini oltralpe potevano fare meglio probabilmente), per un prodotto tra i più curati da un punto di vista grafico e che nasce dall’intuizione artistica di Mirko Failoni che ha “inventato” i primi abitanti di Historia, disegnando i caratteristici personaggi di animali antropomorfi che vivono in un mondo dark-rinascimentale. Questo setting – che introduce sulle meccaniche di 5a edizione di DnD le regole per le armi da fuoco! – è curatissimo tanto per le araldiche, quanto per i costumi quanto soprattutto per le opzioni dei personaggi che includono anche mercanti e alchimisti.

Al di là dunque dei suoi pregi innegabili, che hanno convinto molti a sottoscrivere il progetto, incarnando davvero lo spirito dei kickstarter, troppo spesso usati come prevendita per andare sul sicuro, dove chi partecipa finanzia un progetto nuovo, dà linfa a qualcosa che non esiste se non nella mente di chi lo propone. Sebbene Lex Arcana rimanga ad oggi il progetto italiano di gioco di ruolo più finanziato sulla piattaforma di crowdfunding (oltre 155 mila euro), viene battuto dal numero di aderenti (1642 contro 2130). Ma è un fatto positivo, la platea si allarga, i ks quando ben costruiti con una buona community, con ricompense corpose, attirano l’attenzione. Bene così. A portarlo in Italia sarà, come prevedibile, la squadra di Need Games che con Mana Project Studio lavora in maniera strettissima da tempo. Per la Francia invece Arkhane Asylum Publishing.

A Pavia non si gioca, lo dice il Sindaco

L’edizione del 2019 di “Giocanda”, a Pavia, non si farà. L’appuntamento coi giochi da strada, con i laboratori didattici, voluto da una rete di associazioni locali e andato regolarmente in piazza per quattro anni, per questa quinta edizione il Sindaco leghista Fabrizio Fracassi  ha detto no. Prima ha tolto il patrocinio, che erano risorse per la manifestazione, e poi ha proposto l’uso del cortile del Castello Visconteo. «Non ho vietato la manifestazione – spiega il primo cittadino al Manifesto – ho cercato di offrire il miglior contesto possibile, anche per i bambini. L’anno scorso, però, alcune iniziative hanno destato polemiche e creato scalpore mediatico, come la lettura delle favole gender sui sagrati delle chiese. È inutile cercare uno scontro a tutti i costi se si può evitare. Ho rispetto per tutte le opinioni e mi aspetto lo stesso». A quel punto, sono state le associazioni a dire di no: «Non possiamo accettare di spostare “Giocanda” in un castello – spiega Pia La Sala, presidente dell’associazione Liberisaperi – “Giocanda” è nata come evento di strada e nelle piazze, e rifiutiamo la proposta perché ne va del suo spirito. L’evento fonda la sua origine sull’abitare la città, sulla convivenza civile, sul gioco fruito da tutta la comunità. Relegato tra quattro mura verrebbe privato del suo significato».

Dal canto suo Federludo ha scritto una lettera al Sindaco pavese chiedendogli di ripensarci: « Giocare rappresenta una pratica sana e costruttiva, senza alcuna controindicazione, e può agire come un efficace antidoto per il contrasto al gioco d’azzardo, alle ludopatie e alle dipendenze da smartphone. Senza contare il valore che il Gioco ha, per sua stessa natura, come mezzo aggregativo, di socializzazione ed educativo, soprattutto in un contesto giovanile (dove sempre più si riscontrano, purtroppo, difficoltà relazionali, dispersione scolastica, problemi di bullismo, abuso di sostanze, ansia, depressione, anoressia, bulimia, etc.) » .

In una città come quella di Pavia, nominata capitale del gioco d’azzardo, un altro modello di divertimento non solo è necessario, ma è doveroso!

Cinque anni fa, dopo la pubblicazione della classifica che ha eletto Pavia capitale italiana del gioco d’azzardo, il festival si è posto l’obiettivo di proporre un divertimento sano, costruttivo e fondato sui principi dell’inclusione sociale e culturale. «Siamo tutti convinti che se ci fosse una cultura ludica diversa, questo gioco d’azzardo liberalizzato non ci sarebbe –spiega Mauro Vanetti, che all’interno del festival si occupa di Video-Giocanda, l’evento dedicato ai videogiochi – Le slot machine sono il videogioco più usato in Italia, ma noi proponiamo delle alternative. Siamo tutti attivisti, non solo appassionati di videogame. E’ una battaglia culturale, o meglio: una forma di resistenza».

Darsi come obbiettivo di un movimento di giocatori, associazioni, educatori ed editori, quello di promuovere una idea del gioco sana, capace di costruire ponti dentro la comunità, che sappia includere e divertire, ma anche pensare, per quel che vale questo blog sarà sempre al servizio di queste iniziative e sempre contro chi decide, per voglia di divisione, di mettersi di traverso…

Crossmedialità? InnTale con “Luxastra” lo sta facendo bene

Il claim del primo volume a fumetti tratto dalla campagna di Inn Tale, arrivata su youtube alla sua seconda stagione, recita così per spiegare cos’è il loro spin off “Luxastra”:

Dietro a ogni gruppo di eroi… c’è un intero mondo popolato da persone comuni! E, ogni tanto, capita che le loro strade si intreccino.
Tamara e Adain, due giovani in forze presso le guardie della città di Fatumastra, si uniscono ai più famosi avventurieri Dalia, Galgith, Hann, Letho, Rendar e Shiran contro gli spaventosi esseri detti Elfi delle Macerie.

Il volume è acquistabile online ed è possibile ritirarlo di persona al Lucca Comics che si svolgerà dal 30 ottobre al 3 novembre nella omonima città toscana. Al Lucca Comics ci sarà anche la presentazione ufficiale del progetto, palcoscenico perfetto per incarnare entrambi i lati della kermesse: fumetto e gioco.

Il progetto di Inn Tale ricalca per alcuni aspetti l’esperienza di Matt Mercer e da essa trae sicuramente ispirazione, ma è un progetto che va anche molto per conto suo e che è stato capace di inventarsi uno spazio autonomo anche grazie all’importante assetto grafico che lo caratterizza e che vede in Luxastra – chiaramente – il suo sbocciare. Non mi stupirebbe se – in un futuro nemmeno troppo lontano – diventasse una campagna per la 5a edizione di D&D da completare con un bel kickstarter. Le professionalità e gli agganci ci sono tutti, vedremo. Intanto l’idea di mettere il gdr in video, e poi in fumetto, fa capire che questi ragazzi hanno un progetto crossmediale ben piantato in testa.

Ne riparleremo…

Carnival Row dalla serie al GdR

Un frame della bella serie di Amazon

Avete visto Carnival Row, la nuova serie steam fantasy “fantasy vittoriana con ascendenze cyberpunk per i toni” (ringrazio i commenti al post per questo edit) di Amazon e Legendary Entertainement? Fatelo. E’ evidentemente una serie in rodaggio, è evidentemente una serie che sconta una scrittura un po’ piatta e che risente di una serie di cliché ormai abusati dopo Game of Thrones, ma è anche una serie con un bel cast, un plot interessantissimo e una fotografia e una ricerca nei costumi davvero notevole. A parte il piacere di vedere Orlando Bloom fare qualcosa di diverso dall’eroe senza macchia, la presenza di Cara Delevigne è perfetta per impersonare un pix. Lei quelle faccette le fa ovunque e sono deliziose per questa sorta di Trilli versione 2.0.

La cosa che personalmente trovo molto interessante è che il genere del thriller politico ormai è diventato dominante nelle serie fantasy, ed è un bene perché effettivamente cosa c’è di meglio che ordire complotti evocando esseri mostruosi? Eviterò spoiler, dirò solo che il mondo è ben abbozzato e pieno di possibilità: c’è una guerra tra potenti nazioni, una di queste fa esperimenti brutali e sembra molto avvezza alla violenza, c’è un popolo di profughi composto da esseri fatati, c’è una magia antica e complessa, c’è l’odio razziale, ci sono profezie. Ci sono amori impossibili, in molti sensi, che saranno il motore anche della prossima stagione. Non dico oltre, tranne che – a sorpresa – Amazon ha di deciso “investire” Carnival Row di una particolarità: l’ha trasformata in un gioco di ruolo. Non Amazon direttamente, ma si è fatta aiutare da uno dei decani del gioco di ruolo statunitense: Monte Cook (mr DnD 3.5). Questa è di per sé una novità importante che consacra in maniera definitiva il gdr ad un mondo più vasto. E’ evidente che chi guarda un prodotto come Carnival Row sia naturaliter più vicino al gioco da tavolo e di ruolo, è logico, ma è un prodotto che può funzionare per chiunque, così come è stato per GoT. La nicchia è finita e si confonde col grande pubblico e il pubblico si rafforza dandogli prodotti cross mediali. Aspettiamoci giochi da tavolo, gadget appena appena la serie si farà strada. Ripeto ha un bel potenziale e il materiale – gratuito! – messo a disposizione su Nerdist fa sperare che il lavoro tra l’azienda di Cook e lo showrunner della serie che qualcosa di più possa bollire in pentola. O almeno ce lo auguriamo. Ne è nel frattempo uscito fuori un piccolo pdf di 36 pagine per giocare col Cypher System, il sistema generico, ma molto flessibile, di Cook stesso.

Qualcuno è rimasto perplesso per questa modalità, ma a me pare quasi una modalità alternativa di rilasciare un quickstarter in attesa far uscire nuovo materiale tramite la serie, completare la scrittura della “bibbia della serie” e magari lanciare un supplemento più corposo. Si vedrà.

Nel frattempo Geek and Sundry si è già gettata sopra lo show e presto vedremo una campagna su youtube: