I metalli incantati della fantasia

Segnaliamo un libro che non ho ancora letto, ma che sicuramente finirà nel carrello degli acquisti: Incanto. Storie di draghi, stregoni e scienziati di Michele Bellone, edito da Codice. Il titolo è già promettente di suo, ma quando inizia a chiedersi quali siano le proprietà metallurgiche del Mithril, se esso possa essere in qualche modo prodotto o di come faccia il Mjollnir ad essere brandito solo da certe persone e non da altre, ecco che hai davvero già vinto un biglietto di sola andata verso il mio cuore!

Del volume stanno parlando un po’ tutti i grandi giornali (da Repubblica a La Stampa), ma vi consiglio un assaggio gratuito su Esquire che anticipa un qualche paginetta del saggio :

“Il mithril è duttile e quindi facile da lavorare, è leggero ma più resistente dell’acciaio temprato ed è anche molto tenace, cioè in grado di assorbire l’energia degli impatti che subisce. Sviluppare un metallo del genere sarebbe un grande risultato per chi si occupa di scienza dei materiali”, mi ha spiegato Stefano Zapperi, che insegna fisica all’università di Milano e conduce ricerche sulle proprietà e la struttura dei materiali. “Il problema è che alcune di queste caratteristiche sono mutualmente esclusive. Più un materiale è duro, cioè in grado di resistere ad abrasioni e ammaccature, meno sarà duttile, cioè capace di deformarsi. La durezza, inoltre, è diversa dalla tenacità: alcune ceramiche, per esempio, sono abbastanza dure da graffiare l’acciaio ma si rompono facilmente per via della bassa tenacità. Il peso invece dipende dalla densità volumetrica e in genere a una maggiore densità corrisponde una maggiore resistenza, cioè il massimo carico sopportabile prima di rompersi, motivo per cui è molto difficile avere un materiale leggero e al tempo stesso resistente”.

Ci sono diversi metalli reali che condividono alcune caratteristiche del mithril, ma mai tutte. Il titanio, per esempio, è molto resistente rispetto al suo peso ma difficile da estrarre e non altrettanto efficace: come spiega Henry Gee in The Science of Middle-earth, un usbergo di titanio non resisterebbe come la cotta di mithril indossata da Frodo quando viene colpito con violenza da una lancia orchesca. Un altro candidato ipotizzato da Gee è un composto intermetallico di ittrio e argento, che però è interamente sintetico e, soprattutto, può essere molto tossico. Non proprio l’ideale da far indossare a un eroe. “Una soluzione potrebbe essere il grafene”, ha suggerito Zapperi. “È il materiale più resistente che conosciamo, è ultrasottile, è flessibile ed è molto leggero”. La pensa così anche Greed, uno degli antagonisti di Fullmetal Alchemist, che è in grado di riarrangiare gli atomi di carbonio del suo corpo convertendo la sua pelle in grafene – capacità che gli è valsa il titolo di “scudo perfetto” – o le sue unghie in rasoi in grado di tagliare roccia e metalli, proprio come il diamante. Nell’anime, il protagonista Edward riesce a sconfiggerlo trasmutando alchemicamente il grafene in grafite, rendendolo quindi vulnerabile.

Questi materiali sono tutti allotropi del carbonio, cioè diverse forme strutturali in cui questo elemento esiste: nel diamante gli atomi di carbonio sono disposti in un reticolo tetraedrico, mentre nella grafite sono organizzati in strati sovrapposti di reticoli esagonali, tipo quelli dei nidi delle api. Il grafene è un singolo strato di grafite, dello spessore di un solo atomo, e ha tante qualità che lo rendono un materiale molto amato e studiato. Oltre a quelle elencate da Zapperi, ce n’è una in particolare che lo rende interessante in questo contesto: la sua capacità di resistere a impatti violenti e concentrati in un punto – come un proiettile o a un colpo di lancia – assorbendone l’energia e disperdendola sulla propria superficie. Se poi gli strati di grafene sono due, il materiale risultante non viene scalfito neanche dal diamante.

E se aggiungiamo altri strati? Sembrerà strano ma la reazione cambia, perché il doppio strato di grafene ha proprietà meccaniche uniche. Il suo effetto protettivo sembra funzionare in modo ottimale nell’infinitamente piccolo, ma non è detto che un’armatura reale sia altrettanto efficace. “Il problema del grafene è la sua fragilità, paragonabile a quella di alcune ceramiche, e il fatto è che è difficile usarlo per creare strutture tridimensionali”, mi ha spiegato Zapperi. Senza contare che non si trova in natura e che non è così facile da lavorare. Insomma, dobbiamo rassegnarci: un metallo come il mithril non esiste e le sue caratteristiche non derivano solo dalla sua struttura chimico-fisica. È così perché è magico, punto.

Insomma una lettura promettente, e al suo interno molti spunti bibliografici, specialmente di autori non ancora tradotti in italiano.

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