Alla scoperta di LabGDR

Intervista con Marco Scicchitano, psicoterapeuta e giocatore

logo del progetto

Marco Scicchitano è uno psicoterapeuta, da qualche anno sta portando avanti con colleghi e amici un progetto terapeutico e di inserimento relazionale per giovani e adolescenti con o senza diagnosi alle spalle. Un progetto che è – per certi versi – il fiore all’occhiello della community italiana del gioco di ruolo.

Marco, non possiamo non iniziare dall’articolo che è uscito ieri su un giornale e che ha scosso la community del gioco di ruolo, tu stesso sui social sei intervenuto due volte, dimostrando che un professionista della cura come te, certifica che nel medium non c’è nulla di pericoloso, anzi…

«Per quanto riguarda i giochi di ruolo in generale, se la struttura della personalità è sana, non ce ne sono: se invece si confonde se stessi con la maschera, allora si trasforma in psicosi», è esattamente come dice il collega psicoterapeuta Luca Pisano proprio nel pezzo “incriminato”, ovvero che nel caso in cui siano presenti psicosi, allora uno strumento potente come il gioco di ruolo può veicolare contenuti che possono turbare, ma in condizioni normali non c’è nulla da rilevare.

Il gdr come attività si basa su un dispositivo mentale di simulazione a cui accediamo come esseri umani e che emerge nella capacità della mente umana di produrre pensiero e astrazione. La simulazione, il “teatro della mente” sono una delle vette più alte delle capacità cognitive del cervello umano. Del resto anche la scienza usa la simulazione proprio per creare contesti immaginari e capire le variabili di un sistema come interagiscono tra di loro. Del resto la stessa cosa la facciamo noi quotidianamente nel valutare le situazioni del giorno quando immaginiamo le conseguenze di una azione.

…tra l’altro Nicola De Gobbis nel suo discorso di ieri ha citato proprio LabGDR tra le cose belle e buone della comunità italiana

Il video di Nicola mi è piaciuto tantissimo, al di là della ovvia contentezza di essere citato, dell’orgoglio, ma soprattutto mi è piaciuta la passione con cui ha dichiarato l’amore per il gdr, perché il gdr fa vivere emozioni che sono alla base del cambiamento. Aggiungiamo che proprio il suscitare emozioni è un presupposto anche della terapia, perché se non si è coinvolti emotivamente, la possibilità di incidere sui problemi, sono basse e i risultati scarsi.

LabGDR è bel progetto ce lo racconti? Dacci un po’ di numeri, quali sono le stat di questa “cosa”, e come evolverà?

Come idea nasce 6-7 anni fa, io ero in contatto con Spazio Asperger che è la più grande associazione che si occupa di questo argomento, e si immaginava la possibilità di fare qualche laboratorio creativo per i ragazzi: io da giocatore ho pensato che potesse essere una esperienza utile, perché nell’autismo una delle difficoltà che si registrano più facilmente è la difficoltà nella lettura delle emozioni. Dire che sono non empatiche è sbagliato, errato, la difficoltà per le persone con autismo ad alto funzionamento è la decodifica e quindi l’elaborazione del tessuto emotivo, e di conseguenza la difficoltà di mentalizzazione delle esigenze e dei pensieri dell’altro, è questo che comporta la difficoltà di interazione sociale.

I gdr essendo basati sulla creazione di un personaggio altro da sé ma che deve avere una coerenza interna, altrimenti la storia non funziona, comporta di fatto un costante esercizio di lettura della mente di un “altro”, cioè del personaggio che si interpreta, un esercizio di teatro della mente che aiuta quella “lettura” di cui dicevamo.

Questo progetto lo portiamo avanti dentro CuoreMenteLab che è un progetto centrato sulla reale inclusione delle condizioni di neurodiversità. Proprio l’obbiettivo dell’inclusione viene centrato dal gioco di ruolo, che permette di livellare le differenze e in cui si gioca insieme, coinvolgendosi gli uni con gli altri.

A lavorare al progetto LabGDR siamo 3 psicoterapeuti e una equipé di master formati appositamente: psicoterapeuti Elisa Marconi, Gianmarco Sferra, e io ovviamente, psicologi Sara Del Pinto, Pietro Scicchitano, master Marco Modugno.

Come hai conosciuto il Salotto di Giano che ti aiuta nel portare avanti LabGDR, pochi giorni fa parlavamo proprio con Laura Cardinale

Me li ha indicati proprio Nicola Degobbis! Nel mondo ludico ho sempre trovato grande generosità, ci si aiuta con grande liberalità, ci si danno consigli, aiuti, si scambiano opinioni, con grande gratuità, credo che sia implicito nel gioco di ruolo stesso: se non interagisci non puoi giocare. I ragazzi del Salotto di Giano, Laura, Eugenio Nuzzo, […] per quattro mesi ci hanno aiutato a masterizzare per i nostri ragazzi, è stata una esperienza molto bella.

Il gioco di ruolo in psicologia è un concetto vecchio nella cassetta degli attrezzi del terapista, tu sei uno dei pochi fortunati che esplora il gioco in tutte le sue sfumature: dalla simulazione e immedesimazione alla parte prettamente ludens che è quella che noi profani usiamo di più. Cosa puoi dirci?

Gli psicoterapeuti per fare formazione fanno gioco di ruolo, è una pratica che tutti conoscono in psicologia. Si simula una situazione in cui è possibile esercitarsi nel mestiere. Fa parte del lessico stesso della psicologia. Anzi trovo strano che venga usato così poco in ambito terapeutico. Ma ora c’è una generazione che è cresciuta con la Scatola Rossa e la cosa potrebbe cambiare. Io stesso grazie ai miei studi ho potuto ridecodificare quello che ho provato al tavolo da gioco e diffonderlo: ora stiamo preparando un articolo per una rivista internazionale, e forse anche un manuale proprio per rendere noti i nostri risultati e la nostra esperienza.

Che poi siete diventati anche materia di studio…

Ho ricevuto già tre richieste, non so se riuscirò a dare una mano per questioni di tempo, da parte di studenti di psicologia, letteratura e pedagogia. Anche una università privata mi ha chiesto di far parte di un panel in un “Expert Meeting” nel quale vorrebbe che raccontassi loro la nostra esperienza laboratoriale. Del resto la scienza è condivisione, è essenziale lo scambio per poter crescere e migliorare.

Tu stai utilizzando prettamente l’edizione 5 di D&D con l’adattamento di Avventure nella Terra di Mezzo (ATM), non credo che sia una scelta casuale o di mera preferenza personale…

Io uso L’Ultima Torcia (LUT) a CuoreMenteLab, l’ho scelto innanzitutto perché è italiano e perché ha un sistema molto semplice e immediato e di facile utilizzo per i ragazzi che non sono giocatori. Invece per Le Nere Lame – che è un progetto tolkeniano – usiamo ATM, anche perché ci sono delle regole davvero molto utili in ambito educativo come il meccanismo dell’Ombra, con la decodifica della corruzione che viene causata sia dalle scelte che dalle sofferenze, un qualcosa che tutti noi possiamo sperimentare nella vita reale; così come le Udienze, anch’esse molto ben decodificate nel gioco e in cui è facile tenere traccia delle motivazioni dei png, dei loro pregiudizi, del loro modo di affrontare le interazioni. E’ un manuale che consiglio vivamente.

…inserirai altri giochi nel tuo percorso di studio/terapia? Ce ne sono molti che sono concepiti per esplorare proprio le dinamiche relazionali o i sentimenti…

Ancora non ho preso contatti con alcuni di questi manuali, quando ci sono giochi ad alto contenuto emotivo vanno anche formati bene i professionisti a cui ci si affida. In generale più una attivazione emotivo è forte più può essere destrutturante, quindi bisogna maneggiarli con cura.

Genitori e figli. Tu sei anche un papà, li educhi anche al Gdr? E come educhi i tuoi figli all’uso di questo e magari di altri medium?

In famiglia il gdr è la norma. Tutti i miei figli giocano e giochiamo insieme, per il compleanno di mia figlia la iscriverò al Salotto di Giano che è una bellissima realtà. Giocare con i propri figli di solito implica, per il genitore, di divertirsi facendo divertire i bambini, che va benissimo e mantiene inalterati i ruoli – fondamentali! – di genitore e figlio. Mentre col gioco ruolo c’è sempre la possibilità di divertirsi insieme abbattendo temporaneamente la distanza tra i ruoli genitori/figli, ed è una cosa che ogni tanto fa bene.

entrare e uscire” dal ruolo genitoriale, in modalità precise, controllate, può rafforzarlo?

E’ quello che vogliamo scoprire: nel prossimo passaggio delle Nere Lame gli operatori giocheranno con i genitori per poter esplorare all’interno dei sistemi relazionali dove i singoli vivono per poi poter giocare tutti insieme: operatori, genitori, figli. Poi, tra maggio e giugno, per 4 giorni porteremo a giocare insieme i ragazzi di Le Nere Lame alla Battle of Vilegis, che è la più importante manifestazione di gioco di ruolo dal vivo, dove loro potranno portare i loro personaggi e interagire con 1400 altri giocatori. Sarà bellissimo, non vedo l’ora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *