Non siamo più “sfigati” bensì “matti”?

La stampa generalista non sa nulla di “noi”, eppure il gioco da tavolo (di ruolo e non) è un potente antidoto alla solitudine e alle ludopatie

Stamane, come molti di voi che leggete qui e che siete iscritti a gruppi di ogni tipo su Facebook, avrete letto un pessimo esempio di giornalismo edito dal Quotidiano Nazionale. E’ un pezzo che ha riportato indietro le lancette nel tempo, fino agli anni ’80-90 quando ancora di Gioco di Ruolo e in particolare di D&D si sapeva poco e si divulgava peggio. Stereotipi, caccia alle streghe, paranoie. Tutto lentamente assorbito un po’ dall’inconsistenza delle paure in sé, un po’ dal fatto che i tanti che ci giocavano continuavano a svolgere una vita normale, e a crescere di numero. Dopo un periodo carsico tra gli anni duemila e la prima decade del nuovo millennio, i gdr sono tornati copiosi ad affluire, nel frattempo la comunità si era rafforzata, ma soprattutto il fenomeno delle serie tv e dei film in cui il “nerd” veniva via via sdoganato, poi apprezzato, infine “eroicizzato”. Ora non si può più dire che siamo degli “sfigati”. Se bisogna demonizzare bisogna passare a qualcosa d più succoso, così deve aver pensato il “collega” che ha scritto questo articolo:

Dentro c’è di tutto: travestitismo, parafilie, una colpevole associazione tra videogiochi e gioco di ruolo fino ad un agghiacciante accostamento: la strage neofascista in Nuova Zelanda. Ma del gioco “carta-e-matita” solo accenni distratti, seppellito in mezzo ad una quantità di errori marchiani da far pensare ad un pezzo scritto frettolosamente. Non conterebbe nulla se non si avessero due timori, 1) che venga ripreso da testate più blasonate 2) che coi meccanismi della rete inizi a girare fuori dal contesto corretto. Cosa succederebbe se – tolte le critiche – la foto dell’articolo girasse in gruppi che (come l’autore del pezzo) non sapessero nulla di gdr? Apriti cielo.

Se questo blog esiste e ha una qualche utilità è proprio quello di rompere certi preconcetti e raccontare le storie collaterali al mondo del gioco, in tutte le sue forme. Ecco perché l’appello accorato, quello che mi è parso quasi un “Manifesto dell’orgoglio del roleplayer”, di Nicola Degobbis di NeedGames! (che va ringraziato per gli sforzi divulgativi che fa con la sua ciurma) ha trovato non solo ottima ricezione, ma ha anche colpito tutti i bersagli giusti: la comunità dei gdr fa un sacco di cose fighe, è fatto di molte persone, di tutte le età, è fatto di volontariato, è fatto di imprenditoria e duro lavoro. E’ fatto della fantasia delle migliaia di giocatori che ogni settimana magari con fatica si ritagliano 3-4 ore per sedersi attorno al tavolo “e raccontarsi una storia”, come nella più antica tradizione dell’umanità. Vi consiglio di guardare questo video, ma soprattutto di condividerlo e di creare un argine: spiegate al vostro vicino cos’è il gdr, spiegatelo al vostro prof a scuola, spiegatelo al parroco, al vostro insegnante della palestra. Insomma fate girare…

Vi consiglio la lettura di questo articolo su Tom’s Hardware di Mauro Longo sempre sul tema.

#iosonoungiocatorediruolo
#gdrtiamo
#ilgdrèunafigatadevastante

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